Berlusconi attacca «Affido ridicolo» I giudici si attivano: rischia la revoca

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MILANO Per ora l’intervento dei giudici può essere classificato alla voce «avviso bonario». Niente di ufficiale, ma è comunque un avvertimento: come i magistrati hanno affidato Silvio Berlusconi ai servizi sociali, così possono mandarlo ai domiciliari, passando prima dal carcere. E con gli ultimi attacchi sulla pena da scontare e sulla «mostruosità» della sentenza di condanna per frode fiscale, il leader di Forza Italia ha tirato un po’ troppo la corda. Così ora le sue dichiarazioni sono al vaglio del Tribunale di Sorveglianza: «Non è stata attivata alcuna procedura, ma noi stiamo attenti a tutto. Osserviamo quello che succede», afferma il presidente Pasquale Nobile De Santis.
LE FRASI INCRIMINATE
Con le sue dichiarazioni, secondo la procura generale, Berlusconi cammina sul filo del rasoio, giocando tra il lecito diritto di espressione e gli illeciti attacchi ai magistrati. A mettere in allerta la Sorveglianza è stata l’intervista su La7, registrata lunedì pomeriggio tra le poltrone di velluto rosso di villa Gernetto: l’ex premier ha inanellato frasi ritenute poco rispettose sull’affidamento concesso dai giudici (peraltro da lui stesso richiesto) e sul verdetto Mediaset. «E’ ridicolo pensare che si possa rieducarmi consegnandomi a dei servizi sociali e a dei colloqui quindicinali», ha detto. Rincarando poi la dose sulla condanna a quattro anni, «non solo mostruosa, ma anche ridicola e tutto questo verrà a galla». La conclusione ha il sapore di un avvertimento: l’affido «sarà un boomerang per chi l’ha voluto». La campagna elettorale è ancora lunga e se Berlusconi continuerà a muoversi su questo pericoloso crinale le segnalazioni sul tavolo della Sorveglianza potrebbero diventare numerose. Toccherà al giudice Beatrice Crosti stabilire se il condannato ha commesso una violazione. Se non è grave si procede con un richiamo, in caso contrario c’è la revoca dell’affidamento con assegnazione ai domiciliari, decisa collegialmente dai magistrati del Tirbunale che hanno trenta giorni di tempo per convalidare l’ordinanza. E in questo lasso di tempo per Berlusconi di aprirebbero le porte del carcere.
INTERVIENE IL CSM
Le motivazioni depositate lo scorso 15 aprile, del resto, sono chiare. Si reputa che la misura alternativa alla detenzione «possa sostenere e aiutare il soggetto nel portare a maturazione quel processo di revisione critica, di emenda, oggi in fieri» e ritiene «rilevante la condotta tenuta dal condannato successivamente al reato». A cominciare dalle sferzate ai giudici: «Tali comportamenti, sebbene posti in essere da soggetto in posizione giuridica ”libero”, ben potrebbero inficiare gli indici di resipiscenza, specialmente laddove reiterati». A Berlusconi i giudici chiedono «decoro e rispetto delle Istituzioni», regole che secondo il presidente del Csm Michele Vietti l’ex premier ha infranto sostenendo che Roberto Napolitano aveva il «dovere morale» di concedergli la grazia. «Chi pensa di far campagna elettorale utilizzando il presidente della Repubblica scherza col fuoco», sostiene Vietti. «Napolitano è per tutti gli italiani la garanzia del corretto rispetto delle regole e dell’equilibrio tra poteri. Il mio consiglio è: scherziamo con i fanti e lasciamo stare i santi».

IL MESSAGGERO