Berlusconi alle prese con lega e Ncd, ma a FI e’ allarme conti

BERLUSCONI

Raccontano che Silvio Berlusconi abbia gia’ pronta in mano la penna per siglare con la dovuta ufficialita’ l’accordo per la ricostituzione della coalizione di centrodestra nelle regioni che, da ottobre prossimo al 2015, andranno al voto. E non e’ un caso se oggi la conferenza stampa degli azzurri delegati dal ‘capo’ a trattare con i papabili alleati sia stata all’insegna della ‘melassa’. Denis Verdini, subito dopo il tavolo (a cui partecipano anche Toti, Matteoli, Romani e Brunetta) e’ volato ad Arcore per fare il punto direttamente con il Cavaliere, assieme a Gianni Letta e Niccolo’ Ghedini (impegnati anche a sciogliere i nodi delle nomine al Csm e alla Consulta). Berlusconi, tuttavia, deve risolvere un’altra e forse piu’ impellente grana: le casse in rosso del partito. E al tesoriere e braccio destro Maria Rosaria Rossi ha dato mandato di usare il pugno di ferro: i parlamentari in ritardo con i versamenti devono provvedere quanto prima o non saranno rieletti. La situazione, spiegano fonti azzurre, e’ “drammatica”: mancano all’appello 15 milioni di euro, mentre i debiti totali ammontano a 88 milioni, quasi tutti finora garantiti da fideiussioni del ‘capo’. Che, pero’, non ha intenzione di sborsare un euro di piu’. L’allarme lanciato oggi e’ senza appello: se si va avanti cosi’ si rischia la bancarotta, e c’e’ chi non esclude che allora il Cavaliere possa tenere in vita solo il simbolo ‘Forza Silvio’. Ma ancor prima, c’e’ il rischio reale di non riuscire a pagare gli stipendi dei dipendenti di settembre, con conseguente mancato rinnovo di altri contratti (gia’ e’ stata avviata una forte opera di spending review). Quanto al fronte alleanze, il messaggio inviato alle altre forze di centrodestra e’ chiaro: Forza Italia vuole raggiungere l’intesa con tutti i partiti alternativi alla sinistra, quelli che da Fdi alla Lega, passando per Ncd, costituivano il vecchio centrodestra. Perche’ solo cosi’, e’ il refrain dell’ex premier, possiamo puntare a vincere. Del resto, il vero obiettivo di Berlusconi e’ rimettere in piedi la coalizione in vista delle politiche, passando per il test della tenuta del centrodestra a livello locale. Ma sia chiaro, FI non e’ disposta a fare accordi a meta’. Dunque, e’ l’avvertimento, o si va uniti in tutte le regioni oppure il banco salta: “no ad accordi a macchia di leopardo”, spiega Matteoli.
  La linea dettata da Berlusconi ai suoi, viene spiegato, e’ pero’ di massima disponibilita’. Ben consapevole, spiegano ancora le stesse fonti, che il vero e forse unico nodo da sciogliere sono i rapporti ormai tesissimi tra Ncd e Lega.
  Questione non da poco, se il messaggio che a sua volta gli alfaniani fanno recapitare all’ex premier e’ di darsi da fare con Salvini per riportarlo a piu’ miti consigli. Tocca a Forza Italia, sottolineano fonti autorevoli di Ncd, tenere a bada la Lega e garantire per il Carroccio. Perche’ una cosa e’ certa, scandisce la fonte, “allo stato attuale nessuna alleanza e’ possibile con chi ci attacca ogni giorno e spara a zero su Alfano e sul governo”. Ma la Lega, viene riferito, ha un altro obiettivo: riconquistare in toto l’elettorato – un buon primo passo e’ gia’ stato compiuto alle europee – e conquistare la prateria a destra lasciata vuota dalle altre forze di centrodestra, Ncd perche’ al governo con il Pd e FI per la sua opposizione dolce e trattativista con Renzi. FI invita pero’ il Carroccio a fare poco lo ‘schizzinoso’: “Vorrei ricordare a Salvini che Maroni in Lombardia si regge grazie anche ai 9 voti di Ncd”, ha affermato in conferenza stampa Giovanni Toti. Quanto ad Alfano, la mano e’ tesa (non passano inosservate le parole concilianti di Brunetta, che non risparmia lodi al titolare del Viminale per la sua informativa di ieri sul terrorirsmo): “Ci faremo carico dei problemi degli altri partiti del centrodestra, anche per quel che riguarda l’Italicum”. Ncd, comunque, ha come primo obiettivo le percentuali: dobbiamo incassare consensi e voti, spiegano i vertici. E testare sul territorio il nuovo progetto dei Popolari, tanto da aver deciso e ufficializzato oggi che in tutte le regioni si presenteranno uniti sotto lo stesso simbolo. Tra i nodi ancora da sciogliere – per la verita’ per il Cavaliere e’ bello che sciolto con il no alle consultazioni popolari – quello delle primarie. Decide il partito e non il livello locale (con buona pace di Fitto), anche se “non ci impicchiamo al no preventivo”, spiega Matteoli.

AGI