Berlusconi-Alfano: decisivi per il Quirinale

ANGELINO ALFANO 4

Un garante per il Colle. Un moderato. Una personalità di equilibrio, che sappia convogliare su di sè il consenso non solo di Forza Italia e di Area Popolare (ossia Ncd più Udc più centristi vari) ma anche quello di chi negli altri partiti ha a cuore l’idea di una nuova presidenza della Repubblica capace – come è stata quella incarnata da Napolitano – di dare stabilità e unità a un Paese sempre sull’orlo di volersi fare del male. Il nome? Dopo un’ora e mezza di colloquio al Senato fra Berlusconi, Alfano e Cesa, allargato alle rispettive delegazioni, il leader Ncd esce e osserva: «Abbiamo deciso tre cose. La prima è che indicheremo un candidato comune al Pd e a Renzi. Faremo insieme sempre una valutazione comune sui candidati che ci propongono loro. E, da subito, mettiamo in comunicazione i nostri gruppi per organizzare il lavoro».
MISTER X
Il nome? «Oggi non abbiamo fatto nomi per il Colle», incalza Alfano: «Aspettiamo che si concludano questi delicatissimi giorni in Parlamento sulle riforme e sulla legge elettorale». E però FI un nome di bandiera lo ha. Quello di Antonio Martino – tessera numero due del partito dal ’94, galantuomo stimato da tutti – ma l’economista-deputato è il primo a non crederci («Io candidato? Non so nulla e mi sembra uno scherzo da prete») e comunque nelle prime votazioni i berlusconiani che vorranno votarlo lo faranno. Anche perchè – come spiega uno dei presenti al summit, ossia Gaetano Quagliariello – «nel corso dell’incontro tra noi e Forza Italia non sono state prese in considerazione ipotesi di voto comune per i primi tre scrutini. Al momento, l’ipotesi dei gruppi di Area Popolare è votare scheda bianca alle prime votazioni».
Berlusconi vede la possibilità – «Con te, Angelino, e con tutti noi messi insieme siamo più forti, una sola voce conterà molto su Renzi e non lui potrà non tenerne conto» – di un rilancio del centrodestra unito sul Quirinale ma è portato a guardare anche oltre. «La nostra coalizione, se di nuovo unita, e con la Lega non vedo grossi problemi» – è il ritornello che più volte ripete ai suoi ex alleati – «può battersi testa a testa alle prossime elezioni con il Pd che è già in perdita secondo i sondaggi». Ma discorsi così, per Alfano, sono prematuri.
E insomma: «Abbiamo parlato soltanto del Colle», assicura il leader Ncd. E di quel nome comune – in questi giorni si è parlato di Amato e di Casini – che dalla quarta votazione sarà messo in campo. Berlusconi è doppiamente soddisfatto. Perchè i frondisti di Fitto si sono rivelati essere meno del previsto («Ne aspettavo venti, sono appena dieci sull’Italicum») e perchè intravede il sogno del nuovo centrodestra uguale a quello antico. E’ così lanciato Silvio in questo ritorno al futuro che comincia immaginare anche ciò che per lui fino a poco tempo fa era inimmaginabile: le primarie. Svariati esponenti azzurri assicurano che Berlusconi alla fine sarà favorevole a eventuali primarie per il candidato premier del centrodestra appena troverà l’uomo giusto (ancora non ce l’ha) da mettere in competizione con Alfano, con Salvini, con Fitto e con chiunque altro voglia cimentarsi nella gara. Ma tutti sanno che al momento non bisogna correre troppo e Berlusconi si accontenta, ma anche no, di un primo paletto: «La convergenza fra di noi è fondamentale – ha detto alla riunione con Area Popolare – per avere finalmente un presidente moderato e superpartes». E dell’ingresso non impossibile di Forza Italia in maggioranza, dopo la giornata renzusconiana di ieri s’è parlato? No. Ma anche qui Silvio e Angelino la pensano all’unisono. Berlusconi non vuole («Renzi è in discesa di consensi, e noi non lo vogliamo accompagnare in questa discesa») e Alfano al momento non si pone il problema.

Il Messaggero