Beppe Grillo infiamma Reggio: “Delrio farà il ricercato. E stavolta vinciamo noi”

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«Andavamo in Municipio a cercare Delrio per consegnargli le firme e lui scappava dalle porte secondarie. Ora è andato a fare danni a livello nazionale. Me lo ricordo quando diceva: finito di fare il sindaco andrò a fare il ricercatore… Tra un po’ andrà dall’altra parte e farà il ricercato».

Un’ovazione. Tutti lo acclamano. C’erano oltre cinquemila persone ieri sera in piazza Prampolini  ad ascoltare l’arringa di Beppe Grillo; uno one man show a 5 Stelle durato circa un’ora. Dalle 21,30. Avanti finché c’era fiato. E il suo popolo ha risposto. Arrivati in massa, solo per lui. Semideserta l’area davanti al palco intorno alle 20, quando a presentarsi c’erano tutti i candidati sindaco della provincia e quelli in corsa per l’Europarlamento. Poi, in un lampo, i grillini sono arrivati a frotte. E hanno riempito ogni angolo.
Lui, subito, attacca durissimo: «Arrivato qui a Reggio ho sempre questa sensazione di meraviglia quando vedo questo ponte di Calatrava. È bellissimo… Solo c’è sempre la stessa macchina che ci passa: è Calatrava che gira per far vedere che c’è qualcuno sopra! Anche la stazione è meravigliosa… » Dalla platea, grandi risate.

Ne ha per tutti, Grillo. «Qui c’era il Pci, qui sono nate le cooperative: oggi non ci sono più i figli degli operai, sono i figli dei massoni che hanno preso il posto di questa gente qua». Luce, acqua, gas, «sono la nostra vita». E i «partigiani hanno combattuto per queste cose… E ora le vogliono vendere».
Un monologo senza soluzione di continuità. In un lampo passa agli scontri della Coppa Italia: «È meglio veder trattare le istituzioni con Genny ‘a carogna o è peggio vedere il Presidente della Repubblica ricevere un condannato in via definitiva?» E aggiunge: «Ho visto lo Stato trattare con questi personaggi, e ho sentito fischiare l’inno nazionale. Hanno fatto bene», perché in quel momento «l’avrei fischiato anch’io lo Stato Italiano».

E Renzi? «Chi sei? Perché sei lì? Io sono un comico che rappresenta 10 milioni di persone. E tu?» Poi passa all’attualità: «L’ebetino di palazzo Chigi dice che la politica deve star fuori dall’Expo, ma è totalmente dentro. Nel decreto legge casa sono stati dati 25 milioni all’Expo, li prendono dalle accise dei carburanti: stanno continuando a finanziare un’associazione a delinquere. Quando andavano a spartirsi gli appalti i nostri consiglieri li hanno chiusi fuori».
E insiste sull’occupazione lavoro, il Beppe nazionale. «La parola lavoro nasconde il più grande ricatto, quale lavoro retribuito o non retribuito, hanno fatto una legge che precarizza la vita, non il lavoro. E i sindacati sono responsabili assieme ai partiti della scomparsa del lavoro. Ma non è il lavoro che ti tiene dentro la società è il reddito».

Poi, di nuovo, torna al prossimo appuntamento elettorale. «Abbiamo 73 candidati alle europee, ci hanno accusati che sono sconosciuti: è il nostro orgoglio che siano sconosciuti. Sono sconosciuti soprattutto alle procure. E se qualcuno sbaglia se ne va». Arriva così l’unica, velata, frecciata a Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che aveva criticato le candidature alle Europee del M5s. E che ieri non si è presentato.
«Vinceremo le elezioni europee — ha detto Grillo — e nei primi cento giorni toglieremo l’obbligo del 3% dal patto di stabilità e il pareggio di bilancio in Costituzione», perché «se voglio sforare deve dipendere da me, non da un tedesco del c… Toglieremo anche i rimborsi elettorali e tutti i benefit» dei parlamentari europei. Se vinciamo le Europee (e noi vinciamo) il giorno dopo faremo una piccola, leggera, divertente gita su Roma, andremo dal nostro re Giorgio che dovrà andare via dal Quirinale e andare a Cesano Boscone con Berlusconi.

E andremo alle elezioni così il popolo italiano deciderà. Quello delle europee è un voto politico, il voto più politico della nostra vita. Io non mi sono candidato perché non sono candidabile: sono un pregiudicato a mie spese, compresi i cinque mesi che ho preso per aver tolto un sigillo che era stato portato via dal vento. E se dovessero arrestarmi io vado in galera con una felicità straordinaria, non scappo in Libano».
Gridano il suo nome. «Beppe, Beppe, Beppe… ».

La piazza è gremita, sotto le finestre (chiuse) del Municipio.

IL RESTO DEL CARLINO