Belgio, “Salah doveva sparare per le strade mentre attaccavano metro e aeroporto”

SALAH

Salah Abdeslam, assieme a Mohamed Belkaid e Amine Choukri, volevano ripetere a Bruxelles lo stesso copione degli attentati di Parigi. Secondo il sito belga HLN.be, i tre jihadisti intendevano svolgere un’operazione con dei commando per le strade di Bruxelles, kalashnikov alla mano, proprio come avvenuto a Parigi la sera del 13 novembre. Gli inquirenti credono che gli uomini che si trovavano nel covo di Forest volevano organizzare una grande sparatoria per le strade di Bruxelles: si tratterebbe proprio di Salah Abdeslam, Mohammed Belkaïd e Amine Choukri. Durante la perquisizione dell’appartamento di Forest la settiamana scorsa Mohammed Belkaïd è stato abbattuto dalla polizia. Gli altri due, Abdeslam e Choukri riuscirono a fuggire, ma sono poi stati arrestati sabato scorso a Molenbeek. Secondo gli inquirenti questi tre uomini dovevano compiere la sparatoria mentre gli altri dovevano farsi saltare in aria, come poi accaduto martedì all’aeroporto Zavantem e alla metro a Maelbeek. Tre kamikaze, 2 terroristi in fuga ricercati attivamente dalla polizia: sono dunque almeno 5 i componenti del commando terrorista responsabile degli attentati di martedì a Bruxelles, costati la vita ad almeno 31 persone. Al momento sono state identificate con sicurezza solo le 3 persone che sono riuscite a far esplodere gli ordigni. I 3 kamikaze sono stati identificati come i fratelli Khalid e Ibrahim el Bakraoui – già noti alla polizia belga e considerati complici appunto di Salah Abdeslam, il superstite delle stragi di Parigi arrestato la settimana scorsa a Bruxelles – e Najim Laachraoui, considerato l’artificiere degli attentati parigini. Ibrahim e Khalid sono stati i responsabili rispettivamente degli attentati all’aeroporto e alla stazione della metropolitana; Laachraoui è stato indicato come il secondo kamikaze di Zaventem mentre il terzo uomo presente nello scalo, anch’egli non identificato, è attualmente latitante. Le telecamere di sorveglianza hanno inoltre individuato un quinto sospetto, che avrebbe accompagnato Khalid el Bakraoui nella metropolitana, e che viene ricercato attivamente: una fonte della polizia belga ha confermato che le immagini mostrano il sospetto, di cui è stato diffuso un identikit, che trasporta una grossa borsa e parla con Khalid El Bakraoui. L’uomo, ha aggiunto la stessa fonte, non è però salito sul treno dove successivamente si è verificata l’esplosione, dal che si deve desumere che sia sopravvissuto agli attentati. Secondo quanto reso noto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, proprio Ibrahim al Bakraoui sarebbe stato arrestato ed espulso l’anno scorso dalle autorità turche: “Uno di coloro che hanno partecipato agli attacchi di Bruxelles era stato arrestato nel giugno del 2015 a Gaziantep, ed espulso il 14 luglio, dopo aver informato l’ambasciata belga” ha spiegato Erdogan in conferenza stampa precisando che le autorità di Bruxelles non avevano confermato i legami dell’uomo con i jihadisti “malgrado i nostri avvertimenti”. Secondo Erdogan anche le autorità olandesi sarebbero corresponsabili nella vicenda del momento che l’uomo, su sua richiesta, era stato inizialmente espulso verso l’Olanda; il Presidente turco non ha però precisato in che modo El Bakraoui sia stato poi consegnato alla polizia belga, che successivamente lo avrebbe rilasciato per mancanza di prove su un suo legame con i jihadisti come confermato anche dalle autorità di Bruxelles, per le quali l’uomo era solo “un criminale comune”. Sulla questione il governo belga si è detto tuttavia disposto a collaborare con una eventuale commissione di inchiesta parlamentare; il premeir Charles Michel ha nel frattempo respinto le dimissioni presentate dal ministro degli Interni, Jan Jambon. Ibrahim al Barkawi ha inoltre lasciato sul suo pc un “testamento” scoperto dalla polizia in un cassonetto in cui era stato gettato il portatile, e nel quale l’uomo ammetteva di “non sapere che cosa fare”, di sentirsi braccato e che se avesse aspettato oltre avrebbe rischiato di “far compagnia in una cella” a Salah Abdeslam; il documento non conterrebbe alcun riferimento allo Stato Islamico. Secondo il quotidiano belga la Derniere Heure, che cita fonti della polizia belga, i fratelli El Bakraoui avrebbero avuto intenzione di colpire una centrale nucleare del Belgio, ma l’arresto di Salah Abdeslam e del suo complice Choukri a Molenbeek, avrebbe fatto accelerare i piani della cellula terroristica, che ha dovuto abbandonare l’obbiettivo principale: “Ora sappiamo dove volevano arrivare. La situazione è precipitata e si sono sentiti sotto pressione – ha rivelato una fonte della polizia – hanno dovuto optare per l’obiettivo più facile”. Per quel che riguarda le vittime, l’ultimo bilancio ufficiale, sebbene ancora provvisorio, parla di 31 morti (11 all’aeroproto e 20 a Maelbeek) e 150 feriti ancora ricoverati, tra cui 61 in terapia intensiva. Ancora nessuna conferma ufficiale della presenza fra le vittime di una cittadina italiana: viene data come dispersa Patricia Rizzo, 48enne di passaporto italiano la cui famiglia è originaria della Siclia e che lavora all’Ercea, l’Agenzia esecutiva del Consiglio della ricerca Europea (Research Council Executive Agency), un organismo della Commissione Ue. La donna potrebbe essre una delle 20 vittime dell’attacco alla metropolitana, nessuna delle quali è stata ancora stata identificata dagli esperti forensi. Sul fronte politico, i ministri degli Interni e della Giustizia dell’Unione Europea si sono riuniti oggi a Bruxelles in un vertice straordinario che costituirà inoltre l’occasione di fare il punto sulla lotta contro il terrorismo in Europa e l’applicazione delle leggi europee in materia: la Commissione Europea aveva proposto nello scorso novembre una serie di provvedimenti per rafforzare il controllo sul possesso delle armi da fuoco, mentre la creazione del “Pnr”, il registro europeo dei dati dei passeggeri delle linee aeree, è ancora subordinata a un voto dell’Europarlamento, probabilmente già ad aprile. Oggi il ministro Alfano ha detto che in Italia proporrà “un piano, una strategia nazionale anti-radicalizzazione per evitare che venga piantato un seme che dia negli anni a venire un frutto avvelenato”.

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