Bce, la carta di Draghi contro i falchi

MARIO DRAGHI

Oscilla tra 500-800 miliardi l’arsenale che la Bce dovrebbe annunciare domani di mettere in campo per far ripartire l’inflazione e mettere benzina ai consumi e agli investimenti dell’eurozona. La somma del Quantitative Easing dipende da chi mette la garanzia. Al consiglio forse più importante della sua storia, Mario Draghi vorrebbe arrivare riducendo al minimo il dissenso che, salvo colpi di scena, dovrebbe comunque manifestarsi nel dibattito, non foss’altro per spirito di bandiera. E l’ex governatore di Bankitalia punta ad arrivare con una proposta binaria, basata su due alternative abbastanza minimali tra loro. Una delle ultime mediazioni sarebbe avvenuta ieri sera, da parte di Benoît Coeré, membro dell’apparato statale francese (è stato vicedirettore generale del tesoro), in Eurotower da gennaio 2012 e uno degli alleati più fidati di Draghi assieme a Peter Praet, un tedesco di nascita, ma belga di adozione dove ha ricoperto incarichi al vertice del Ministero delle finanza e della Banca centrale.
IL RIENTRO DEL LETTONE
«Per essere efficace, l’acquisto di titoli da parte della Bce deve essere grande», ha detto tre fa Coeuré che è il responsabile delle operazioni di mercato e quindi, materialmente, farà gli acquisti. In un lungo colloquio, l’esponente francese sarebbe riuscito a portare in maggioranza Ilmars Rimševics, presidente della Banca centrale della Lettonia e a condividere un piano di intervento di durata parametrata a un predeterminato tasso di inflazione (probabilmente l’1,8%) per acquistare titoli di stato, almeno investment grade di quasi tutti i paesi. Dovrebbe restare fuori la Grecia che ha titoli bollinati CCC da S&P, anche se l’esclusione è ancora oggetto di approfondimento per non condizionare in un senso o nell’altro, l’esito delle elezioni greche di domenica 25 ma anche perchè, qualcuno teme che la profondità della crisi più maggiore. C’è Klaas Knot, governatore della Banca centrale olandese più falco di Jens Weidmann che soffia sul fuoco contrario al Qe agitando lo spettro greco. Knot cavalca la linea ancora più dura rispetto a quella del capo della Bundesbank: continua ad opporsi con tenacia a iniettare liquidità nel circuito allargando il bilancio della banca centrale non però nella misura di 1000 miliardi tondi.
Entro oggi a mezzogiorno saranno presenti a Francoforte tutti i 25 componenti del board: dalle 14 parte la riunione informale che culminerà con la cena dove si dovrebbero chiarire i giochi. Draghi vorrebbe una decisione all’unanimità, ma è consapevole di puntare al bersaglio grosso. La proposta base punta su un’operazione da 500 miliardi con il rischio condiviso, cioè ripartito in funzione alle quote detenute dai singoli Stati: questa soluzione avrebbe un vantaggio concreto poichè consentirebbe di acquistare i titoli salvaguardando l’immagine di un’integrazione tra i paesi. Sarebbe un segnale salubre per i mercati che servirebbe a soppiantare la delusione per un ammontare più limitato. Ma se Draghi può contare sulla neutralità di Angela Merkel («la Bce è autonoma») deve fronteggiare l’ostilità di Weidmann, Knot, di Yves Mersch (Lussemburgo) e di Sabine Lautenschläger, vice di Danièle Nouy ai quali potrebbero aggregarsi altri 2-3. Ecco perchè ci sarebbe l’alternativa: plafond che sale a 800 miliardi ma su alcuni titoli rischio garantito dai singoli paesi con un programma di durata legata al tetto dell’1,8-2% dell’inflazione.

Il Messaggero