Bce, da lunedì l’acquisto dei titoli 60 miliardi al mese per la crescita

MARIO DRAGHI

Per la Banca Centrale Europea è una svolta storica. «Il 9 marzo inizieremo a comprare titoli del settore pubblico», ha annunciato ieri il suo presidente Mario Draghi, dopo una riunione del Consiglio dei governatori a Cipro. «Continueremo anche ad acquistare titoli Abs e obbligazioni garantite», ha spiegato Draghi: «Gli acquisti complessivi mensili di titoli pubblici e privati ammonteranno a 60 miliardi». Per la prima volta nella sua storia, la Bce si lancia nel Quantitative Easing (Allentamento Quantitativo, ndr), malgrado il divieto dei Trattati di acquistare titoli sovrani. Complessivamente il programma dovrebbe permettere di iniettare liquidità per 1.140 miliardi nei prossimi 18 mesi. Stampando moneta, la Bce spera di rilanciare crescita e inflazione. Ma affinché il Quantitative Easing produca appieno i suoi effetti i governi della zona euro devono «contribuire in modo decisivo», ha avvertito Draghi: «Una ripresa ciclica in base alle nostre previsioni di marzo non lascia spazio all’autocompiacimento». Per il presidente della Bce «è cruciale che le riforme strutturali siano attuate in modo rapido, credibile e efficace» e che il Patto di Stabilità sia pienamente applicato.
LE PREVISIONI
Le stime della Bce sull’andamento dei prezzi, aggiornate ieri, dimostrano l’urgenza di agire. L’inflazione per quest’anno è prevista a zero, contro lo 0,7% stimato lo scorso novembre. «L’inflazione dovrebbe rimanere molto bassa o negativa nei prossimi mesi», ha detto Draghi. Solo nel 2017 tornerà a livelli vicini al 2% – l’obiettivo statutario della Bce – con una previsione del 1,8%. Ma, secondo Draghi, l’annuncio del Quantitative Easing ha già prodotto risultati sulla crescita. «Abbiamo già visto un numero significativo di effetti positivi» dopo la decisione del 22 gennaio, ha spiegato il presidente. «I rischi per l’economia sono ancora al ribasso, ma sono diminuiti». La ripresa dovrebbe estendersi e rafforzarsi «gradualmente». Le stime sulla crescita sono state riviste al rialzo: 1,5% nel 2015 (contro l’1% previsto lo scorso novembre), 1,9% nel 2016 e 2,1% nel 2017. Oltre al Quantitative Easing, anche la caduta del prezzo del petrolio e il tasso di cambio dell’euro dovrebbero contribuire ad accelerare la ripresa.
I MERCATI
L’euro ha continuato la sua discesa sul dollaro chiudendo vicino alla soglia di 1,1 dopo aver toccato un nuovo minimo da 11 anni. Le Borse europee hanno reagito positivamente, con Milano che ha guadagnato l’1,22%. Lo spread tra i Btp decennali e i Bund è sceso a 97 punti. Anche la Borsa di Atene ha guadagnato l’1,79%, ma le tensioni sulla Grecia rischiano di accentuarsi nei prossimi giorni. Draghi ha chiuso la porta a un trattamento di favore per Alexis Tsipras, escludendo i bond greci dal Quantitative Easing e un aumento del tetto di titoli a breve scadenza che le banche di Atene possono comprare dal loro governo. «La Bce è un’istituzione fondata sulle regole, non è un’istituzione politica», ha detto il suo presidente, ricordando che Francoforte «ha raddoppiato i suoi prestiti da 50 a 100 miliardi nell’ultimo mese e mezzo». Nonostante l’allarme per la fuga bancaria in corso in Grecia, il Consiglio dei governatori ha concesso alle banche solo 500 milioni in più di liquidità di emergenza prevista dal programma ELA. I paletti alla Grecia «non sono decisioni politiche» della Bce, «ma il risultato di regole», ha spiegato Draghi. Solo se Atene rispetterà gli impegni assunti con i creditori internazionali su riforme e risanamento, la Bce reintrodurrà alcune deroghe. Draghi ha accusato il governo Tsipras di aver provocato «la volatilità nei mercati», perché la sua «comunicazione aumenta gli spread e distrugge i collaterali, danneggiando la solvibilità delle banche».

Il Messaggero