Bankitalia conferma la stangata Tasi

Bankitalia

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, chiede nella lettura delle sue Considerazioni finali all’assemblea ordinaria dei partecipanti «azioni di sostegno alla crescita» in un quadro «chiaro, organico e coerente» di riforme che restituisca la fiducia nel futuro». Una richiesta precisa al governo e alle parti sociali per togliere lacci e lacciuoli all’economia. Per ora nonostante l’arrivo degli 80 euro in busta paga per i redditi più bassi, di ottimismo gli italiani continuano ad averne poco, visto che le tasse non danno tregua a quelli, la maggioranza, che continuano a vedere spolpato il loro reddito per il solo fatto di avere comprato una casa. Già, è lo stesso Palazzo Koch nella relazione sull’attività della banca, non citata da Visco, a mettere in evidenza come l’introduzione della Tasi, la nuova imposta sul mattone, stia per rivelarsi l’ennesima stangata sui proprietari. I tecnici dell’istituto di via Nazionale spiegano infatti che, nel 2014, «nell’ipotesi di applicazione della Tasi ad aliquota base, il prelievo aumenterebbe di circa il 12%; mentre se ciascun capoluogo applicasse un’aliquota pari al 2,5 per mille, il prelievo complessivo crescerebbe di oltre il 60 per cento rispetto al 2013». Insomma comunque vada a livello complessivo si pagherà di più rispetto all’anno nel quale sotto la spinta di Berlusconi e delle promesse elettorali (mantenute) l’Imu sulla prima casa fu cancellata dalla legislazione italiana. Ora, infatti, con la rimodulazione delle imposte che a vario titolo colpiscono gli immobili, e cioè la componente patrimoniale più le imposte legate ai servizi, si raggiunge il risultato che, se i municipi applicassero per il 2014 le aliquote Tasi del 2,5 per mille, la tassazione locale sulle prime case sarebbe analoga a quella dell’anno orribile per i portafogli degli italiani, ovvero il 2012 con a capo del Paese il premier Monti.

I dati hanno scatenato ovviamente il dibattito politico. Al punto da far scendere in campo il sottosegretario Delrio che spiega che «rispetto al 2012, che è l’anno di riferimento, non è assolutamente così (l’aumento del 60% ndr). Se ci si confronta con il 2013 quando l’Imu sulla prima casa fu abolita, è un altro discorso». Sempre secondo Delrio «la Tasi ha un impatto inferiore alla tassazione precedente sulla casa – aggiunge – chi pagherà di più dovrà parlarne con il suo comune perché la Tasi è un’imposta comunale». Concetto comunque vago perché anche se è vero che l’anno preso a riferimento da parte di Banca d’Italia è il 2013, quando l’Imu non c’era più, è pur vero che alla fine aggiungendo tutti gli altri nuovi balzelli, come la Tari, si paga più o meno come due anni fa. Alla fine anche fonti di Bankitalia precisano che «con riferimento alla possibilità di un aumento pari a oltre il 60%» del prelievo locale sulle abitazioni principali, contenuto nella Relazione annuale della Banca d’Italia, per leggere correttamente il dato è necessario tener conto del fatto che l’incremento del 60% è quantificato sulla base di un valore di partenza molto basso, cioè quello del 2013, quando la tassazione patrimoniale sull’abitazione principale era stata soppressa per le abitazioni non di lusso». Difficile far ingoiare comunque il rospo contribuenti italiani. Che i conti sul loro mattone li sanno fare.

I tecnici di Banca d’Italia fanno i conti anche al governo che dovrà reperire 14,3 miliardi per centrare gli obiettivi di deficit e assicurare il Bonus Irpef da 80 euro anche nel 2015. La stima è contenuta nella Relazione annuale che non manca comunque di ricordare come il Def preveda anche risparmi fino a 17 miliardi dalla spending review. In particolare, si legge nel documento, «le stime tendenziali segnalano che per conseguire il saldo programmato per l’anno prossimo, e allo stesso tempo evitare l’aumento delle entrate da 3 miliardi demandato in caso di necessità dalla legge di stabilità a un decreto del presidente del Consiglio, è necessario reperire risorse per almeno 7 miliardi. Per rendere strutturale la riduzione del cuneo fiscale introdotta quest’anno sono invece necessari ulteriori 7,3 miliardi, in aggiunta ai 2,7 miliardi già reperiti e accantonati in un apposito fondo. Infine, avverte Bankitalia, potrebbero essere considerati «irrinunciabili» alcuni dei maggiori esborsi individuati dal Def nello scenario tendenziale a politiche invariate rispetto a quello a legislazione vigente.

IL TEMPO