Balotelli, l’ignoto 9 azzurro Suarez, il piranha mondiale

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Perché sempre io? Lo sa benissimo, Balotelli Mario, perché sempre lui. Gli basterebbe mettersi davanti al televisore, piuttosto che davanti al suo cellulare per l’autoscatto detto selfie, e capirebbe perché ce l’hanno tutti con lui medesimo. Capirebbe che non sta in piedi, che cade come corpo morto cade non appena qualcuno soffia sul suo corpo da sedicente Hulk ma gonfio di aria e di arroganza. 

Ignoto 9, potremmo chiamarlo, sconosciuto ai più, celebrato per motivi non meglio definiti, forse per il colore della pelle, forse per certe sue giocate improvvise ed impreviste, per certi gol potenti e fantastici, è vero. I fenomeni sono altri, Balotelli Mario dovrebbe imparare a studiare la storia del calcio, quello italiano dico. Informarsi su Piola e Meazza, su Riva e Boninsegna, Chinaglia e Vieri, Paolo Rossi e Luca Toni, roba seria, senza tweet e con la fame e la fama di vincere, soffrire, sudare, lottare. Balotelli Mario ha giocato, uso un verbo azzardato, per tre quarti d’ora riuscendo nell’impresa di farsi ammonire, di sbagliare giocate parrocchiali, di preferire la fase orizzontale a quella verticale, sempre per terra, steso, disteso, lamentoso. Perché sempre io? Perché il gol con l’Inghilterra è stato spacciato come un evento storico ma anche Ruiz, quello del Costarica per intenderci, ha segnato un gol di testa e non risulta sia stato eretto un monumento nel paese della massima felicità.

Ha detto Barbara Berlusconi che Balotelli non è insostituibile. Il superMario non ha potuto contraddirla altrimenti avrebbe replicato, come già accaduto in diretta tivvù: «Secondo me tu non capisci di calcio, te le dico io, fidati». Fidarsi di Balotelli Mario è un’impresa ardua, sarebbe come credere agli exit poll, validi fino al momento dello scrutinio.

Prima che l’arbitro fischi l’inizio della partita, Balotelli Mario è il migliore in campo, la nostra speranza, la speranza dell’Inter, la speranza del Manchester City, la speranza del Milan. E quella di Prandelli. Maledetta fiducia in un ragazzo di talento sicuro ma di incerta risposta, sempre alla ricerca di una conferma definitiva, immagine perfetta di una generazione che appare ma non è, che promette ma non mantiene, traditrice di se stessa. Non è un problema di anagrafe, chi sa sa e chi non sa non saprà mai e Balotelli Mario non ha voglia di imparare. Parolo, che ha preso il suo posto, ha corso il doppio, il triplo.

Quando, uscito Marchisio per allucinante sentenza di un arbitro squallido come il capo della Fifa, Sepp Blatter presente in tribuna, nascosto da un paio di occhiali da sole, quando, dicevo, la squadra azzurra ha dovuto lottare e soffrire, contro dodici avversari, guidati da Marco Rodriguez, il sombrero della vergogna, Balotelli Mario era fuori dalla mischia, perché sempre lui dunque, assente nel momento del bisogno, del fratelli di Italia o fratelli del Milan. Aumenta la rabbia pensando a che cosa e a chi potrebbe essere Balotelli Mario con quel fisico, con quelle gambe, con quei muscoli, con quei piedi che sanno giocare a football. Ma sono domande, pensieri inutili, ormai appartengono al passato.

Fine della nostra avventura. Va avanti l’Uruguay di Tabarez, non voglio dire l’Uruguay di Luis Suarez perché costui, detto el pistolero, è soprattutto un pistola, ha morso l’omero di Chiellini e poi, vigliacco, ha finto di essere stato colpito, ripetendo un suo vizio già illustrato in Olanda (a Bakkal del Psv) e in Inghilterra (Ivanovic del Chelsea); la sua bocca prognata, i suoi denti da castoro, devono aver avuto un’infanzia difficile e la maturità, come nel caso di Balotelli Mario, tarda a manifestarsi. Suarez è un lupo mannaro, una scimmia, un animale che così reagisce per difendersi e attaccare. La Fifa ha aperto un’inchiesta ma spero che il colonnello in pensione dell’esercito svizzero ma attaccatissimo alla sedia federale, dico Sepp Blatter, abbia visto oltre le sue lenti scure, abbia visto e deciso. Luis Alberto Suarez non dovrà giocare più questo mondiale, squalificato da qui al 13 di luglio. Non c’è bisogno della prova tv, basta il segno del morso sulla pelle di Giorgio Chiellini. Ad agosto Luis Suarez lascerà Liverpool e andrà nella Liga, se lo contendono Barcellona e Real Madrid. La carne spagnola è buona, pistola di un pistolero.

IL GIORNALE