Balotelli all’attacco «In campo l’arbitro mi ha provocato»

Balotelli

Quando i compagni lo hanno sollevato a forza da terra dopo il secondo gol, lui ha alzato un braccio verso il cielo ed è sembrato quasi una riproduzione della statua della libertà. Libertà come quella che Mario Balotelli chiede sempre. In campo, ai suoi allenatori che in serate come questa probabilmente lo vedono davvero come un monumento; e nella vita privata, che lui vorrebbe custodire gelosamente ma finisce con lo spiattellare spesso sui social network. L’ennesima crisi con Fanny, di cui su «@FinallyMario» non esiste più traccia, evidentemente non ha creato particolari ripercussioni sulla sua vita professionale. In fondo ieri a Mario si chiedevano due sole cose, per quanto complicate: salvare il Milan e il suo allenatore. Fatto. Il lungo e plateale applauso che Seedorf gli ha dedicato al momento della sostituzione parla più di mille parole. E la maglia che Mario è andato a lanciare verso il settore dei tifosi rossoneri a fine partita è altrettanto eloquente. Si è parlato molto negli ultimi tempi dei presunti mal di pancia che lo affliggerebbero, ma quel gesto stride un po’ con l’idea che a fine stagione Mario saluti tutti.

Provocazioni Forse conviene semplicemente procedere a piccoli passi, perché ci sono ancora da giocare otto partite, c’è un sesto posto da provare ad acciuffare, e magari qualche numero personale da incrementare. Al momento siamo a quota 12 gol in campionato e 16 stagionali. E lui fa pure lo schizzinoso: «Sinceramente volevo fare gol su azione», racconta a fine partita. E comunque nella testa del Balo passano pensieri ben più importanti: «Questa vittoria è dedicata alla memoria di Claudio Lippi (giornalista di Milan Channel, ndr) a un anno dalla sua scomparsa». Per il resto, la partita ha consegnato un Mario decisamente calato nella parte e propositivo, che non ha fatto scenate particolari con l’arbitro ma che a fine partita chiarisce un certo disagio: «La persona che mi provocava di più in campo sinceramente era l’arbitro. Non capisco perché alcuni arbitri, in Italia, non dialoghino. Questo arbitro non concedeva il dialogo: sono stato ammonito per avergli detto che un avversario l’aveva toccata con la mano, lui mi ha risposto che parlavo troppo. Mi sembra un po’ stupida questa situazione. Dite che ho salvato Seedorf? Secondo me non abbiamo salvato il posto a nessuno: non è perché perdi una, due o tre partite che le cose possono andare male. E comunque non è vero che nel gruppo ci sono divisioni. Siamo uniti e faremo di tutto per arrivare in Europa».

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