Baby squillo, i vip tremano Caccia ai clienti, ma il principale indagato tace dal gip

PROSTITUTA SQUILLO

ROMA È durato pochi minuti nell’ufficio del gip a Roma, l’interrogatorio di garanzia, il terzo, di Mirko Ieni, l’ideatore del giro di prostituzione minorile nel quartiere Parioli a Roma. L’uomo si è, infatti, avvalso della facoltà di non rispondere limitandosi a una breve e polemica dichiarazione. «Tutto quello che direi, signor giudice, finirebbe dritto nei servizi dei telegiornali e questo non lo voglio», ha sostenuto Ieni accusato, tra l’altro, di induzione e sfruttamento della prostituzione. L’uomo il 12 marzo è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, ieri si è presentato (libero, ma con il braccialetto elettronico) davanti al gip Maddalena Cipriani.
Dalle carte dell’indagine continuano, intanto, a emergere particolari inediti. Nel corso dell’incidente probatorio del 5 febbraio la più piccola delle due ragazzine finite nella rete di prostituzione, racconta come inizialmente si truccavano «per sembrare più grandi» poi agli appuntamenti ci andavano «in jeans e maglietta» perché «avevamo capito la situazione». «All’inizio – è detto nel verbale – quando abbiamo cominciato ci truccavamo per sembrare più grandi, mettevamo tacchi e rossetto,… quando abbiamo visto che ad alcuni clienti non gliene fregava niente, ci vestivamo normali, in jeans e maglietta e truccate normali». Non avevano dunque l’esigenza, spiega, «di sembrare più grandi» dei loro 15 e 16 anni. Anche una delle due ragazzine nel corso dell’incidente probatorio, come ieri Ieni, mostra diffidenza nei confronti di magistrati e avvocati e a una domanda sui suoi tatuaggi dice: «Non dico cosa c’è scritto sui miei tatuaggi sennò lo andate a dire ai giornalisti», sbotta.
Sempre dai verbali emerge poi anche un episodio di quello che sembra un tentativo di ricatto portato avanti da un investigatore privato assoldato dalla madre di una delle due ragazzine per fare luce sulla vita della figlia. Il pm in sede di incidente probatorio chiede alla ragazzina se l’amica le avesse mai raccontato di un cliente che le aveva chiesto soldi «per non dire quello che faceva alla mamma». La ragazzina risponde che l’amica le raccontò che «un uomo si era presentato come cliente nell’appartamento ai Parioli» e le disse: guarda, io sono un investigatore privato e tua madre mi ha mandato qua». Poi l’uomo chiese «cento euro a settimana» per tacere. L’uomo con la ragazzina consumò anche un rapporto sessuale.
Intanto la Procura si appresta a sentire i clienti indagati, una ventina, di cui dieci hanno chiesto il patteggiamento. L’identificazione di altri clienti comunque prosegue.

L’Unione Sarda