Azzurri, solo 1-1 col Lussemburgo Delude l’ultimo test pre-Mondiale

MARCHISIO

Neanche l’ItalPrandelli ce l’ha fatta a sfatare il tabù che si trascina dalla vigilia di Usa ’94, quando gli azzurri di Sacchi superarono il Costa Rica 1-0. A Perugia, la vittoria è stata solo accarezzata, sfiorata, la speranza di spiccare il volo per Rio de Janeiro con ben altro stato d’animo è sfumata al 40’ della ripresa, allorché Chanot ha raccolto di testa un angolo dalla sinistra e ha spedito il pallone alle spalle di Buffon, con la difesa azzurra impietrita.

E dire che l’Italia aveva cominciato nel migliore dei modi, facendo centro dopo una manciata di minuti con Marchisio, sempre di testa, su ottima preparazione (controllo esemplare e suggerimento liftato, di esterno destro) di Balotelli. Poteva essere una festa, invece è calata la depressione, sulle sfavillanti, rumorose ed entusiaste tribune del Curi. L’1-1 con il Lussemburgo non è un’iniezione di fiducia per l’Italia, la cui avventura non comincia dunque nel migliore dei modi. Anche se immeritato, un successo fa sempre morale e questo Prandelli lo sa. Ed è anche per questo che ci teneva a questo risultato.

Un’Italia sperimentale, da non considerare definitiva, nemmeno bella, ma essenziale, in linea per quanto possibile con le indicazioni del ct, illuminata da qualche lampo di Verratti e Pirlo, è rimasta irretita contro un Lussemburgo meno sprovveduto di qualche decennio fa. Prandelli – come annunciato – sceglie per il concomitante impiego dei due playmaker Pirlo e Verratti, con il primo che si prende tutta la zona centrale del campo e il secondo che invece agisce leggermente spostato a destra. Il risultato è un’iniezione di qualità, ma anche di genialità, con il pallone che viaggia da una parte all’altra del campo e i due che riescono anche nell’impresa di non pestarsi i piedi. Esperimento riuscito, dunque? Sembrerebbe di si.

Altro giocatore sotto osservazione (come sempre), Balotelli: da solo riesce a caricarsi sulle spalle il peso dell’attacco, grazie anche al supporto di Candreva e Marchisio. Per una singolare legge della compensazione, proprio nello stadio dove il 14 maggio 2000 la Juventus vide annegare sotto un terribile acquazzone uno scudetto già vinto, proprio il cuore bianconero Marchisio regala il vantaggio. Anziché lanciarla in orbita, però, il gol quasi frena l’Italia, riducendone la spinta. Va detto che il Lussemburgo non è l’Irlanda e che l’acido lattico accumulato a Coverciano, durante la preparazione, comincia solo adesso a sciogliersi. Tuttavia, la squadra appare più lucida e sincronizzata con il Prandelli-pensiero, che auspicava alla vigilia possesso palla e ricerca della profondità. Le giocate di Pirlo non fanno più notizia, quelle di Verratti invece si e meravigliano per la semplicità con la quale la stellina del Psg le perfeziona. Un esempio? Al 29’, dopo un dribbling che strappa un urlo di ammirazione a tutto lo stadio, serve Balotelli sulla sinistra: la conclusione di SuperMario, però, è sul portiere.

I lussemburghesi hanno comunque il pregio di addormentare la partita, pur senza mai impensierire Buffon (solo una conclusione di Joachim, nei primi minuti, che il portiere azzurro doma). Il blocco degli ospiti a centrocampo funziona e gli azzurri sono costretti a cercare l’imbucata, o il tiro da fuori, magari con Candreva, che al 41’ sfiora l’incrocio.

Nel secondo tempo subito (3’) Balotelli sfiora il gol, dopo una bella combinazione con Verratti, e con un tiro che sfiora il palo. Esce Verratti ed entra Cassano, che serve (11’) un bell’assist a Balotelli, che entra in area, mette a sedere un difensore, poi calcia a botta sicura, ma viene disturbato da Janisch e timbra la traversa. Lo stesso fa Candreva un minuto dopo. Il Lussemburgo, che sembrava rimasto negli spogliatoi, ha un sussulto e al 12’ sfiora il gol con un pericolosissimo cross rasoterra. Poi riesce a trovare il gol, dopo che Cerci aveva impegnato il portiere. L’assalto finale produce solo illusioni.

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