Auto blu, tagli a rilento meno soldi a chi sgarra

auto blu

A velocità da lumaca ma costante. E’ la metafora più calzante per definire il ritmo del calo delle auto blu. Che stanno diminuendo, sì, ma piano. Anzi, pianissimo. Ennesima riprova di quanto sia complicato in Italia sottrarre ogni tipo di poltrona, persino quelle ruotate, ai loro illustri destinatari/proprietari.
I numeri parlano chiaro: a fine febbraio le auto blu gestite dai ministeri e dai corpi centrali dello Stato (dall’Esercito fino alle Agenzie Fiscali) sono finalmente scese sotto quota mille. Sono circa 960, e dunque 140 in meno rispetto alle 1.100 registrate a novembre 2014 e 270 meno di quelli ”schedate” nella primavera di un anno fa.
Benissimo. Ma rispetto al fantascientifico obiettivo di portare entro il 2015 a quota 93 tutte le auto blu ”romane” (massimo 5 per ogni ministero) ce n’è di strada da fare.
«Bisogna accelerare», ha sottolineato pubblicamente nei giorni scorsi il ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia, cui è affidata la missione di far rispettare quanto promesso agli italiani dal premier Matteo Renzi.
IL MONITORAGGIO
Per questo il ministero sta tirando le prime somme (la Madia presenterà una relazione ufficiale in uno dei prossimi consigli dei ministri) e ha garbatamente ricordato a tutte le amministrazioni che fare melina questa volta non conviene.
Già perché l’intera operazione è gestita dal Dpcm (Decreto della Presidenza del Consiglio) del 24 settembre 2014 che all’articolo 4 comma 2 fa scattare la ghigliottina per chi non collabora. In sintesi: le amministrazioni che non comunicano gli elenchi delle autovetture di servizio si vedranno tagliare del 50% le spese per «acquisto, manutenzione, noleggio, esercizio di autovetture nonché per l’acquisto di buoni taxi».
Occhio ai numeri, dunque. Perché sulle auto blu, dopo il tagliando di febbraio appena effettuato, scatterà un ulteriore controllo alla fine di giugno e poi quello definitivo a fine anno.
Che dettagli stanno emergendo dai dati di febbraio? Sul piatto ”positivo” della bilancia si segnalano quattro ministeri (oltre quelli senza portafoglio già ”a posto”) già dentro gli obiettivi. Si tratta di: Ambiente; Lavoro; Salute e Infrastrutture.
SENZA BENZINA
Fra i meritevoli va sottolineata la particolare situazione del ministero dell’Ambiente che – poiché per convenzione usava vetture di altri ministeri – ha previsto nel bilancio 2015 spese ridotte per la benzina e ora rischia di restare a piedi prima dell’estate.
Dati meno rassicuranti arrivano invece dai ministeri ”pesanti” (Tesoro, Difesa, Interno, Giustizia) che hanno molte auto blu e dalle amministrazioni loro collegate. Si tratta di Corpi centrali con compiti operativi, dai Carabinieri alle Forze Armate, alle strutture della sicurezza che gestiscono vetture particolari destinate alla protezione di personaggi esposti a rischi.
L’AUTONOMIA
Queste strutture hanno da sempre una gestione autonoma delle risorse messe a loro disposizione e spesso, in passato, il loro parco automobilistico non era sottoposto a monitoraggio. Sarà molto interessante vedere cosa accadrà questa volta.
Nel frattempo è partita la vendita di un nuovo lotto di auto blu sul negozio eBay del governo, si tratta di 11 vetture, in vendita fino al 12 marzo. Questa asta segue la tranche di 10 auto, di cui nove aggiudicate, in vendita nella settimana dal 26 febbraio al 5 marzo.
In totale saranno 33 le auto blu, tutte provenienti dal ministero della Difesa, messe in vendita in tre lotti fino al 19 marzo. Sono Alfa, Bmw, Fiat e Lancia immatricolate fra il 2002 e il 2012.
Prima di questa asta, il governo aveva messo in vendita tramite eBay 118 auto, di cui 82 vendute (per un incasso totale di 701.987 euro): 35 Bmw, 21 Lancia, 15 Alfa Romeo, 6 Audi (4 delle quali blindate), 3 Subaru, 2 Jaguar.
Delle auto vendute, 61 provenivano dal ministero dell’Interno (55 della Polizia, 6 dai Vigili del Fuoco), 5 dal ministero della Difesa (Reggimento di Manovra Interforze) e 16 dal ministero della Giustizia (Amministrazione Penitenziaria).

Il Messaggero