Auto blu, la beffa dei tagli rinviati

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Ma non le avevano già tagliate le auto blu? Non ci avevano detto la scorsa primavera che dovevano essere al massimo cinque per ogni ministero? E invece, vuoi per l’annuncite – male cronico di tutti i governi – vuoi per i classici ritardi della burocrazia, vuoi per qualche imprevisto come i contratti d’affitto non estinguibili, a fine 2014 si ”scopre” che le cose non stanno proprio così. Già, come stanno le cose sul fronte delle auto blu? Secondo quanto risulta al Messaggero quelle delle amministrazioni centrali in questo momento (quindi a oltre sei mesi dal decreto che avrebbe dovuto asfaltarle) restano oltre quota 1.100. E quante dovrebbero essere? 93. Compresa la Lancia di rappresentanza del premier. Ecco quantificata la differenza fra annunci e realtà. Anche se sembra che negli ultimi mesi le odiate vetture ministeriali siano calate di una sessantina di unità. Bene, ma campa cavallo.
Eppure al ministero della Funzione Pubblica, titolare politico di questa battaglia anti-spreco e di moralizzazione per la politica e l’alta burocrazia, smentiscono che sia in atto un gigantesco bluff. «A parte che le auto blu diminuiscono da anni – è la tesi che si sente ripetere al ministero di Marianna Madia – Adesso nessuna amministrazione può tirarsi indietro e già entro due mesi vedremo i primi risultati di rilievo destinati a diventare ancora più incisivi nel corso del 2015».
IL LANCIAFIAMME
L’ottimismo del ministero (che ha rinunciato alla sua quota di auto blu fin dalla primavera) si spiega con l’arrivo sulla scena di quella che qualcuno chiama il ”lanciafiamme”. Si tratta della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un ”banale” Dpcm (Decreto della Presidenza del consiglio dei ministri) che, a oltre sei mesi dal decreto anti-auto blu, ha messo nero su bianco tutte le regole destinate a disciplinare la quasi estinzione del simbolo del privilegio.
La materializzazione di questo Dpcm è arrivata solo al termine di una costante scalata alla montagna di tempo e di pazienza sulla quale siede la burocrazia italiana. Dapprima il Tesoro ha dovuto esaminare il decreto attuativo per verificare che i tagli fossero proporzionali al numero degli alti papaveri presenti nelle varie piante organiche e che non ci fossero scappatoie di sorta. Poi il dossier si è trasferito sulle scrivanie della Corte dei Conti che ci ha messo un mese per porre una serie di domande di chiarimento e un altro mese per recepire i chiarimenti. E così, mentre nel decreto originario c’era scritto che le amministrazioni avrebbero dovuto tagliare le auto blu «a partire dal novantesimo giorno dal varo e senza attendere i decreti attuativi», gran parte dei ministeri ha atteso che tutti i timbri fossero al loro posto prima di mettersi in moto.
A dirla tutta, il ritmo da moviola dell’agonia delle auto blu è dovuto anche alla complessità della realtà. Gran parte della flotta di auto blu ministeriali, infatti, non può essere alienata semplicemente perché è affittata con contratti in leasing che se dovessero saltare prima della scadenza farebbero scattare forti penali. Che mangerebbero i risparmi. Risparmi che nel 2015, quando le auto blu dovrebbero essere davvero 5 per ogni ministero, ammonteranno a 43 milioni di euro. Niente facili illusioni, però, parte di questi soldi finiranno su un’altra voce d’uscita: i taxi.

Il Messaggero