Atletico Madrid in finale: il Chelsea è eliminato

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Tradito da Eto’o, l’uomo che ha vinto la seconda Champions League della carriera insieme a lui. E impantanato in semifinale, ancora una volta, come gli è accaduto sempre dopo il Triplete con l’Inter. José Mourinho e il suo Chelsea s’inchinano all’Atletico Madrid, straordinaria rivelazione della stagione: la finale sarà una questione che riguarderà solo Madrid, per la prima volta nella storia della competizione. Diego Simeone, architetto di questa squadra-capolavoro, sbanca Londra col “backdoor”, come si direbbe nel basket: nel 3-1 che si materializza a Stamford Bridge, due gol nascono da lanci che sorprendono la difesa inglese alle spalle.

TORRES C’È… — Gli schieramenti in campo al fischio d’inizio non paiono rassicurare chi sperava in un cambio di passo rispetto al sonnolento 0-0 del Calderon: Mourinho impiega 6 difensori, mandandone due a centrocampo (Azpilicueta a destra, David Luiz mediano), mentre Simeone lascia in panchina Raul Garcia, match-winner al Mestalla nella partita che ha avvicinato i rojiblancos alla conquista della Liga. Anche l’altro eroe del weekend, Demba Ba, parte dalla panchina per i Blues: davanti c’è l’ex Torres, con Willian e Hazard destinati a supportarlo. E’ soprattutto il belga a creare scompiglio quando accelera sulla sinistra, perché Juanfran non è nato terzino e fatica a contenerlo, ma lo spagnolo avrà presto modo di rifarsi in chiusura di tempo, sfruttando la naturale propensione a spingere.

… MA ANCHE ADRIAN — Andiamo con ordine: l’avvio di gara è dell’Atletico, che spaventa Stamford Bridge dopo appena 4′: Koke mette al centro una via di mezzo tra un tiro e un cross, lo spiovente inganna Schwarzer (Cech non è nemmeno tra le riserve) e Mourinho ringrazia la traversa. Scampato il pericolo, il Chelsea cresce. A centrocampo, Ramires e David Luiz danno vita a infiniti duelli con Tiago (altro ex) e Mario Suarez, prezioso baluardo per Simeone davanti alla difesa. Quando sembra che lo 0-0 di partenza sia difficilissimo da scardinare, ecco la fiammata che ravviva il match. La giocata magica è di Willian, che passa in mezzo a due uomini sulla corsia destra, all’altezza della bandierina: Azpilicueta è sveglio a capire dove finirà il pallone, il basco serve Torres e il Niño trova il tiro deviato che vale l’1-0. Nessuna esultanza per rispetto del suo passato, a urlare di gioia ci pensa il popolo di Fulham Road. Ma è una felicità che dura appena 8 minuti, il tempo di passare dal 36′ al 44′. A un soffio dall’intervallo, ecco l’1-1: Tiago disegna un lancio in diagonale, il pallone è lento ma Schwarzer non esce, Juanfran lo rimette al centro con un tocco volante e Adrian, sistemato sul lato opposto, insacca sotto lo spicchio di tifosi spagnoli in delirio.
TU QUOQUE, SAMUEL — I Colchoneros rientrano elettrizzati negli spogliatoi e ne escono con lo stesso stato d’animo: Schwarzer, per rimediare a un liscio di Ivanovic, deve dire di no al diagonale di Arda Turan, poco prima che Courtois dia un dispiacere ai proprietari del suo cartellino, volando per disinnescare un colpo di testa in tuffo di Terry. Mourinho vuole più potenza di fuoco e inserisce Eto’o per Cole, ridisegnando la squadra. Mal gliene incoglie, perché Samuel commette un’ingenuità non degna della sua storia in Champions: non è ancora scoccato il quarto d’ora della ripresa quando atterra Diego Costa appena dentro l’area, lottando peer strappargli un pallone alzato a campanile. Diego Costa non è un grande rigorista, ma non trema nel momento più importante: 2-1.
CHIUDE ARDA TURAN — Inevitabile l’assalto rabbioso degli inglesi, che a quel punto hanno bisogno di un’impresa: il primo mattone per costruirla potrebbe metterlo David Luiz, ma il palo che frustra il suo colpo di testa è un segnale premonitore di come andrà a finire. Né può fare molto Demba Ba, che entra in campo insieme a Raul Garcia. I titoli di coda arrivano al minuto 72, con una fotocopia del primo gol: altro lancio di Tiago, altro inserimento di Juanfran con sponda, cambia solo il finalizzatore, che stavolta è Arda Turan. Simeone corre “alla Mourinho” sulla linea laterale, esultando con la “aficion” dell’Atleti. E’ l’immagine che diventa il simbolo della serata. Il resto è una passerella, il tappeto rosso verso una finale tutta iberica. Nella sede, Lisbona. Nelle squadre che si contenderanno la coppa, entrambe di Madrid. Appuntamento al 24 maggio.
GAZZETTA DELLO SPORT