Atene chiede un prestito ponte. Domenica nuovo vertice

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Il piano di Atene non c’è, ma c’è una richiesta di nuovo intervento del fondo salva-Stati per sostenere i bisogni finanziari del Paese. Nel giorno in cui si torna a trattare per cercare di evitare l’uscita della Grecia dall’euro e trovare una soluzione politica ed economica alla crisi del Paese, il premier Alexis Tsipras si è presentato a Bruxelles a mani vuote, ma forte del referendum che ha bocciato le proposte dei creditori. E i capi di Stato e di governo dell’Unione hanno deciso di aspettare fino a giovedì quando la Grecia dovrà presentare le sue proposte che saranno discusse domenica, quando si terrà un nuovo eurosummit. “Sarà un incontro di tutti e 28 i Paesi – ha detto Angela Merkel – non solo di quelli dell’eurozona. Draghi fino ad allora terrà a galla le banche greche”. I toni sono sempre preoccupati, tanto che il polacco Donald Tusk avverte: “Non ho mai parlato di scadenze ma oggi dico che abbiamo solo 5 giorni per trovare l’accordo finale, tutti hanno responsabilità di trovare una soluzione, altrimenti le conseguenze comprendono il fallimento della Grecia e delle sue banche”.  E il presidente della Commissione Jean Clude Juncker ha aggiunto: “Siamo pronti a tutto, abbiamo già uno scenario che riguarda la grexit. Abbiamo anche uno scenario che riguarda gli aiuti umanitari. E poi abbiamo anche uno scenario che riguarda la permanenza della Grecia nell’euro, che è quello che preferisco”.

E il leader greco Alexis Tsipras prova a rassicurare i partners. “La nuova proposta include riforme credibili – dice il primo ministro ellenico – la discussione è stata positiva, dobbiamo concludere entro domenica”.

Momenti difficilissimi che hanno spinto la Casa Bianca a fare un appello agli Stati Europei. “Sono negoziati complicati – dice l’amministrazione Obama – Ma per raggiungere un’intesa è necessario essere costruttivi. Il successo è nell’interesse di tutti e passa per un accordo su un pacchetto di misure condivise”. In serata il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dopo aver parlato per telefono con Tsipras, ha parlato con la cancelliera tedesca Angela Merkel: la Grecia deve rimanere nell’Eurozona, è la posizione espressa dal presidente Usa. Comunque, riporta la Cnbc, la Casa Bianca non ha alcun piano di assistenza finanziaria diretta da offrire alla Grecia.

E il clima di incertezza si fa sentire sulle Borse europee con Milano che nella seconda parte di contrattazioni ha azzerato il tentativo di recupero e gli indici hanno chiuso sui minimi di seduta. Il Ftse Mib lascia sul terreno il 2,97% mentre il Ftse All share cede il 2,95%. Ancora i bancari nel centro del mirino delle vendite nonostante la buona tenuta del Btp decennale che termina con un rendimento in calo al 2,30%. Mps maglia nera con un tonfo di oltre sette punti percentuali, Bper in calo del 6,10% e Bpm del 5,75%. Male anche le altre principali Borse europee con Parigi che lascia sul terreno il 2,20%, Francoforte e Madrid in flessione di quasi 2 punti percentuali e Londra che chiude con un ribasso dell’1,55%.

Al termine dell’Eurogruppo, cui è seguito un vertice Ue, il presidente Jeroen Dijsselbloem ha spiegato: “I greci ci manderanno una richiesta di aiuti Esm entro domattina, e un nuovo Eurogruppo telefonico la valuterà, poi ci invieranno una lista di riforme”. L’Esm è lo European stability mechanism, l’organismo Ue per il supporto degli Stati in difficoltà attivo dal 2012, che ha sostituito il fondo salva-Stati Efsf. Con l’invio della lettera di Atene, partirà il meccanismo di attivazione del fondo: “Spero che domani arrivino le proposte e ci sia l’avvio del negoziato”, ha aggiunto Dijsselbloem, frenando su facili entusiasmi: “E’ troppo presto per essere ottimisti, la Grecia ha bisogno di riforme credibili ed è quello che vogliamo sentire da loro”.

“E’ stata una buona conversazione, ci aspettiamo una richiesta di aiuti Esm tra qualche ora, ma sarà un programma con forti condizionalità”, aveva anticipato dal canto suo il ministro delle Finanze finlandese, Alexander Stubb. Il filo comune delle dichiarazioni europee è che Atene deve mostrare la volontà di uscire dalla crisi, acuita dall’esito del referendum. “Il governo greco ci deve dire come si vuole districare da questa situazione”, aveva sottolineato il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, prima dell’avvio dei lavori dei ministri finanziari: servono “proposte concrete”, ha incalzato. Il presidente delle Commissione Ue, tuttavia, si è detto “pronto a tutto” per l’accordo e a lottare “per evitare la Grexit fino alla fine”, ma ai greci ha ricordato che “non è ammissibile per la Commissione essere chiamati terroristi”, ribattendo alle sparate del ministro ellenico dimissionario, Yanis Varoufakis.

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, però non è pronto a fare concessioni: “Abbiamo pochi giorni a disposizione, ma senza le necessarie riforme è impossibile prendere le necessarie iniziative”.  Sul tavolo dell’Eurogruppo, i ministri si sono ritrovati divisi: secondo le indiscrezioni filtrate durante la riunione, Tsipras avrebbe chiesto 7 miliardi di euro “al più presto”, possibilmente entro le prossime 48 ore, per fare fronte ai debiti in scadenza, ed evitare il default. Una richiesta che, come ha poi confermato Dijsselbloem, non è stata accompagnata da un piano.

Ieri in serata si è riunito in teleconferenza il consiglio direttivo della Bce che ha confermato la liquidità di emergenza (Ela) per le banche greche, bloccandola a 89 miliardi di euro, a fronte però di maggiori garanzie. Mario Draghi ha così dato un doppio messaggio agli attori in campo: da una parte è paziente e aspetta l’esito del Consiglio europeo e dell’Eurogruppo prima di decretare di fatto il fallimento del sistema finanziario greco. D’altra parte, aumenta lo sconto sul collaterale che gli istituti devono portare alla Banca centrale in cambio di liquidi (anche se le fonti elleniche dicono che ce n’è ancora un cuscinetto sufficiente), come a far capire che la pazienza sta finendo. Secondo gli analisti di Barclays, un taglio al valore delle garanzie intorno al 60% azzererebbe il cuscinetto di capitale delle banche greche. La Bce non ha spiegato quanto sia stato ritoccato il cosiddetto ‘haircut’, cioè il taglio al valore delle garanzie portate dagli ellenici, sui quali pesa lo spettro di un default, che Francoforte deve prezzare. Ma è evidente che più si avvicina la soglia del 60%, più si approssima il ‘bail-in’ degli istituti, cioè la necessità di far partecipare i depositi alla ricapitalizzazione delle banche, che avrebbero problemi di solvibilità.

LA REPUBBLICA