Assalto a Parigi al Qaeda avverte: «Siamo stati noi ora nuove stragi»

jihad

ROMA Cherif Kouachi, imbracciando il suo kalashnikov quel maledetto giorno, mentre risaliva sulla Citroen nera, lo anticipò al mondo: «Dite a tutti che siamo Al Qaeda dello Yemen». La conferma è arrivata una settimana dopo, con tutti i crismi di una macabra ufficialità, prima dalle rivelazioni dell’inviato di Al Jazeera nella capitale Sana’a e poi attraverso un video -l’ennesimo di questa tragedia- postato su un sito islamista.
E’ Nasser Ben Ali al Anassi che parla, uno dei ledaer di Aqap: «Rivendichiamo la responsabilità di questa operazione per vendicare il messaggio di Allah. Degli eroi sono stati reclutati e hanno agito» Al Anassi scende anche nei particolari e rivela: «Siamo stati noi a scegliere l’obbiettivo, a finanziare e a reclutare il suo capo». E conferma che il progetto criminale arrivava da molto lontano: «L’operazione è stata condotta su ordine del nostro emiro Ayman al Zawahiri e nel rispetto della volontà postuma di Osama bin Laden». Sì, proprio Bin Laden, anche dietro la stragedi Charlie Hebdo, anche dietro quei dodici morti.
I RISCONTRI
Sono parole che trovano riscontro non solo nei viaggi in Oman e poi in Yemen dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly, il boia maliano di Porte de Vincennes, ma anche in una rivelazione della Cnn: Cherif Kouachi rientrò da un viaggio nello Yemen, nel 2011, con ventimila dollari in contanti, il denaro che Al Qaeda della penisola Arabica aveva stanziato per preparare la strage. Che poi siano passati più di tre anni da allora è solo l’ulteriore conferma di un progetto maturato lentamente, da una cellula «dormiente» appunto, che ha avuto il tempo di preparare tutto con cura estrema, di muoversi dietro una sofisticata regìa. «Un attacco benedetto a Parigi» così definisce l’intestazione del filmato.
Ma non è stata soltanto la giornata della rivendicazione ufficiale di Al Qaeda. È arrivato dritto a Parigi anche un altro minaccioso messaggio, diffuso dalla radio del gruppo terroristico al Bayan a nome del califfato dell’Isis e a proposito del numero di Charli Hebdo appena uscito, il primo dopo la strage: «Sono state pubblicate di nuovo vignette che insultano il profeta e questo è stato un atto estremamente stupido».
«MOBILITATI PIÙ CHE MAI»
La Francia intera, insomma, rimane nel mirino dei terroristi islamici. Nessuno è riuscito ancora a dimenticare, nemmeno a distanza di giorni, le parole pronunciate venerdì scorso, nelle ore di duu blitz a Dammartin e Porte de Vincennes, da Harith Al Nadhari, un capo religioso di Al Qaeda sempre nello Yemen, un’autorità in materia di sharia. Un messaggio diretto ai francesi: «Non sarete al sicuro finché combattere Aallah , il suo messaggero e i credenti». È in questo clima che va inquadrato il nuovo intervento del presidente francese Hollande: «Dobbiamo essere all’altezza di ciò che è successo, bisogna restare vigili perche la minaccia è ancora presente. Mobilitati più che mai».
Non stempera l’angoscia di queste ore neppure la notizia dell’identificazione di un «quarto uomo», del ricercatissimo complice dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly, tradito dalle chiavi di una moto ritrovate in un covo. Ma anche lui , come Hayat Boumediene, la moglie «religiosa» di Coulibaly, sarebbe riuscito a fuggire in Siria. Un altro fantasma.

IL MESSAGGERO