Assad: i raid dell’Occidente uniranno la Siria. Johnson: Gb sia pronta a ritorsione della Russia

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“L’operazione è riuscita sul piano militare, i missili hanno raggiunto gli obiettivi, è stata distrutta la loro capacità di produrre armi chimiche. E da parte loro non c’è stata nessuna vittima”: queste le prime parole del presidente francese, Emmanuel Macron, nell’intervista di circa 2 ore in diretta tv, cominciata sul tema dei raid in Siria. “La decisione di intervenire è stata presa domenica scorsa – ha aggiunto Macron -, 48 ore dopo le prime identificazioni dell’uso di armi chimiche nella Ghuta orientale”.   “Abbiamo colpito 3 siti di produzione e trattamento di armi chimiche, identificati da mesi, sono stati colpiti: un sito è stato colpito da noi con gli americani e i britannici, il secondo soltanto dagli americani, il terzo solo dai francesi”. “Siamo intervenuti in modo legittimo nel quadro multilaterale”.

   Poco dopo la Casa Bianca precisa: “Il presidente Trump è stato chiaro affermando che vuole un ritorno a casa delle forze americane in Siria”,  e il presidente si aspetta che i partner regionali e gli alleati degli Stati Uniti “si assumano una maggiore responsabilità sia militare che finanziaria, per mettere in sicurezza la regione”.

Bashar al Assad è convinto che i missili occidentali contro la Siria non avranno altro effetto che “unire il Paese” sotto la sua leadership. Il presidente siriano se n’è detto convinto ricevendo oggi a Damasco una delegazione di politici russi. La presidenza siriana ha postato sul suo profilo Twitter una foto dell’incontro. A riferire le parole del rais è stato il parlamentare russo Dmitry Sablin. I russi hanno descritto Assad come assolutamente “positivo e di buon umore”.

L’amministrazione Trump è pronta a colpire Mosca con nuove sanzioni. Lo ha detto l”ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley, annunciando misure che potrebbero essere varate già domani. Intervistata da Fox Haley, che accusa la Russia di alimentare le tensioni con gli Usa e di non fare nulla per evitare che il regime di Assad usi armi chimiche, ha ricordato le sanzioni già varate e “continuerà a farlo, come vedrete lunedì”, ha aggiunto.

La Gran Bretagna “deve prendere ogni precauzione possibile” contro un’eventuale ritorsione della Russia dopo i raid in Siria. Lo ha detto il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson in un’intervista alla Bbc.
Parlando ad un talk-show in onda sulla Bbc il ministro degli Esteri britannico ha spiegato che “se consideriamo ciò che la Russia ha fatto, non solo in questo paese a Salisbury, ma in generale contro televisioni, contro infrastrutture strategiche, contro processi democratici, è evidente che bisogna prendere ogni precauzione possibile”. Il Regno Unito ha partecipato ai raid in Siria al fianco di Stati Uniti e Francia.

Sono profondamente turbato dall’attuale situazione mondiale, in cui, nonostante gli strumenti a disposizione della comunità internazionale, si fatica a concordare un’azione comune in favore della pace in Siria e in altre regioni del mondo. Mentre prego per la pace, e invito tutte le persone di buona volontà a continuare a fare altrettanto, mi appello nuovamente a tutti i responsabili politici, perché prevalgano la giustizia e la pace”. Lo ha detto il Papa al Regina Coeli.

Dopo il raid in Siria, Donald Trump telefona agli alleati Macron e May. Li ringrazia per il sostegno nell’attacco ai presunti arsenali di armi chimiche di Assad, poi la Casa Bianca fa sapere che i tre hanno convenuto sul fatto che i bombardamenti “hanno avuto successo” ed erano necessari per indebolire il programma di armi chimiche di Damasco, e hanno ribadito come la priorità in Siria sia quella di sconfiggere definitivamente l’Isis. La Russia incassa la bocciatura della sua richiesta di condanna dell’attacco da parte dell’Onu e l’intelligence Usa sembra escludere possibili rappresaglie. Ma le tensioni restano. In Siria sono arrivati gli ispettori dell’Opac per vigilare sul rispetto dei trattati. Gentiloni invoca soluzioni diplomatiche, conferma la linea italiana contraria a ogni intervento militare e auspica che non si inneschi una escalation. E ci  sarebbero almeno 20 vittime nell’attacco aereo sferrato ieri sera contro una importante base iraniana a sud di Aleppo, in Siria. A riferirlo l’agenzia russa Tass, che cita media turchi. L’esplosione ha colpito un campo di addestramento iraniano. Aerei sono stati visti sorvolare la zona, ma “la loro identità è sconosciuta”.

Usa, Francia e Gb attaccano le armi chimiche di Assad
Sono le nove di sera a Washington, poco prima dell’alba a Damasco, quando la tempesta di missili promessa da Donald Trump si abbatte sulla Siria. Il presidente americano sta ancora parlando alla nazione in diretta tv dalla Casa Bianca quando alcuni dei bersagli prescelti dal Pentagono, in accordo con Londra e Parigi, sono già stati colpiti. A poca distanza l’uno dall’altro, arrivano anche gli annunci di Emmanuel Macron e Theresa May, gli unici alleati degli Usa che non si sono sfilati dall’azione militare per punire il regime di Assad per l’uso delle armi chimiche. L’offensiva dura circa un’ora. E per il momento si tratta di un ‘one-time shot’, come l’ha definita a caldo il numero uno del Pentagono James Mattis, un’azione unica. A cui però potranno seguirne altre se Damasco farà nuovamente ricorso ai gas: “Abbiamo dato alla diplomazia chance su chance. Ora il tempo delle parole è finito, e se la Siria userà ancora i gas gli Stati Uniti hanno il colpo in canna e sono pronti a sparare”, ha minacciato senza mezzi termini l’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley durante la riunione del Consiglio di sicurezza convocata d’emergenza al Palazzo di Vetro di New York.

Intanto, nonostante ci vorrà del tempo per una valutazione completa sui risultati dei raid, Trump esulta: “Missione compiuta”, ha scritto di primo mattino su Twitter. Mentre a Mosca, dove si minacciano “conseguenze”, monta l’ira di Vladimir Putin, che parla di “aggressione” e definisce l’azione di Usa, Francia e Regno Unito come “una violazione del diritto internazionale”. Anche se la Russia si è vista bocciare una risoluzione di condanna dell’attacco dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Per ora dunque si è trattato di una sola ondata di raid aerei e di missili partiti dalle navi posizionate nelle acque del Mar Rosso, una pioggia di circa 100 colpi. E un’azione “limitata e proporzionata”, mirata a colpire il cuore del programma di armi chimiche del governo siriano. Tre gli obiettivi militari centrati: un centro di ricerca scientifica a Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest di Homs e un importante posto di comando situato nei pressi del secondo obiettivo. Ma la lista dei target possibili è molto più lunga. “L’attacco di stanotte ha azzoppato il programma di armi chimiche di Damasco, lo ha riportato indietro di anni e ha quindi indebolito la possibilità di futuri attacchi chimici da parte del regime di Assad”, hanno spiegato i vertici del Pentagono, che a dispetto della versione di Mosca assicurano: “Ogni bersaglio scelto è stato colpito con successo”.

Dietro la guerra di parole tra Washington e Londra da una parte e Mosca dall’altra, appare però sempre più evidente come l’operazione della coalizione guidata dagli Usa sia stata in qualche modo ‘condivisa’ con le autorità russe, di fatto informate sui target individuati per limitare i danni ed evitare incidenti. “Il canale con Mosca per prevenire conflitti in Siria è aperto già da diversi mesi”, hanno affermato i vertici del Pentagono rispondendo a chi chiedeva se i russi fossero stati avvisati prima dell’attacco. E al momento dal Pentagono e dagli 007 Usa si assicura come non ci sia alcun segnale o indizio della preparazione di una rappresaglia, né da parte della Russia né da parte di Damasco, né tantomeno da parte di Teheran, che pure ha minacciato “conseguenze regionali”. Intanto in Siria sono arrivati gli ispettori dell’Opac, l’organizzazione che vigila sul rispetto dei trattati sulle armi chimiche. Il loro lavoro per raccogliere prove dell’uso di gas da parte di Assad comincia in queste ore. Trump, Macron e May non hanno voluto aspettare, convinti che cloro e sarin a Duma lo scorso 7 aprile siano stati davvero usati dalle forze di Damasco.

 

ANSA