Arriva lo sconto sulle tasse comunali per chi sistema uno spazio pubblico

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Un gruppo di condomini riesce miracolosamente a trovare un accordo. E decide di risistemare la strada davanti al palazzo: chiude le buche, cancella le scritte sui muri, magari compra un paio di fioriere. Il Comune ringrazia e in cambio concede uno sconto sulla Tasi, la nuova tassa sulla casa. I negozianti che affacciano su una piazza si fanno carico della manutenzione di quel pezzo di città: aggiustano il marciapiede, sistemano le aiuole, sullo slancio mettono persino un piccolo palco per i concerti. Il Comune ringrazia pure loro e rinuncia per qualche mese alla «tassa sui tavolini», quella per l’occupazione del suolo pubblico. Se per un nuovo taglio delle tasse bisogna aspettare ancora, almeno diventa possibile il pagamento in natura. O meglio, sotto forma di interventi fai da te per la cura del territorio.

La piccola devolution del decoro urbano è contenuta nello «sblocca Italia», il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri una settimana fa e ormai alla fine di un lungo lavoro di limatura. La norma ballava in attesa delle osservazioni del ministero dell’Economia. Ma alla fine è passata perché non c’è un impatto immediato sulle casse dello Stato. Lo sconto sulla Tasi non è automatico, la sospensione della tassa sul tavolino non scatta dall’oggi al domani. Saranno i Comuni, con apposita delibera, a decidere a chi fare lo sconto, in cambio di cosa, per quanti mesi e in quale percentuale. Lo «sblocca Italia» si limita a fissare il principio generale. Dice l’ultima versione dell’articolo 26 che «l’esonero dal pagamento del corrispondente tributo» può essere concesso a «comunità di cittadini, associazioni non profit, rappresentanze di categorie economiche che abbiano presentato un progetto di riqualificazione». E che il progetto può prendere diverse forme, come la «pulizia di una limitata zona del territorio, la manutenzione e l’abbellimento di aree verdi, piazze o strade anche mediante le collocazione di elementi di arredo urbano o la realizzazione di eventi».

Le buche, le fioriere, i concerti: tutto in cambio di uno sconto che però «deve riferirsi a un periodo limitato di tempo». Saranno i sindaci, dunque, a capire se il gioco vale la candela: se cioè possono rinunciare ad una parte dei soldi frutto delle tasse locali in cambio di interventi che loro non riescono a fare, proprio per mancanza di fondi. C’è il rischio che tutto si trasformi in un cane che si morde la coda: meno soldi, meno interventi, meno soldi, meno interventi. Ma se il meccanismo funziona potrebbe aiutare quel «rammendo delle periferie» (copyright Renzo Piano) di cui c’è tanto bisogno.

«L’idea viene dalla Gran Bretagna – racconta il viceministro per le Infrastrutture Riccardo Nencini – faceva parte delle riforme presentate dal premier David Cameron all’inizio del suo mandato». L’obiettivo è moltiplicare quegli interventi spontanei dal basso che già oggi si muovono nell’ombra. E che in cambio non ottengono nulla se non una piccola pubblicità e una strana sensazione di orgoglio civile.

Nell’ultima versione del decreto «sblocca Italia» ha resistito anche un altro sconto sulle tasse, pure questo in bilico fino all’ultimo. E cioè la possibilità di dedurre dalla dichiarazione dei redditi il 20% del prezzo d’acquisto di una casa nuova o completamente ristrutturata, fino ad un massimo di 300 mila euro. Un bonus che può essere incassato se la casa viene data in affitto a canone concordato per otto anni. Nel governo c’era chi giudicava questa misura un favore ai costruttori, perché alleggerisce il carico degli immobili invenduti che affossa i loro bilanci. Ma è stato direttamente il premier Matteo Renzi a insistere, convinto che il meccanismo, già applicato in Francia dove proprio in questi giorni è stato potenziato, serva a far ripartire il settore più colpito dalla crisi di questi anni. Nell’immediato, tra imposta di registro e Iva aggiuntiva portata dagli acquisti, il bonus dovrebbe addirittura aumentare il gettito per lo Stato. Tra cinque anni invece, visto che lo sconto è spalmato su un periodo di otto, lo Stato ci rimetterebbe qualcosa.

CORRIERE DELLA SERA