Arriva la manovra: sconti sul lavoro e Tfr in busta paga Obiettivo crescita

TASSE SOLDI 5

Una manovra che nel complesso aumenta il deficit 2015 di oltre 11 miliardi, usando buona parte di queste risorse finanziarie per ridurre il prelievo fiscale su famiglie e imprese; e dunque in questo senso si può certamente dire espansiva. L’obiettivo è provare a spingere la crescita. Ma anche una manovra che allo stesso tempo contiene una imponente riduzione della spesa pubblica, i cui dettagli sono ancora da verificare. Su tutto aleggia l’incognita della valutazione in arrivo dalla commissione europea, che potrebbe richiedere un intervento più severo sul fronte della correzione dei conti strutturali.
AGGIUSTAMENTI IN CORSO
Insomma la giornata in cui il Consiglio dei ministri dovrà approvare la legge di Stabilità da inviare alle Camere e (soprattutto) a Bruxelles si apre con un quadro ancora piuttosto fluido: ritocchi e aggiustamenti non mancheranno fino all’inizio della riunione a Palazzo Chigi. Intanto però è già arrivato il plauso di Confindustria che con il presidente Squinzi definisce quella annunciata da Renzi una manovra «che realizza un sogno». E l’esecutivo ha incassato da Camera e Senato il sì alla risoluzione sul Def che contiene l’autorizzazione a rinviare al 2017 il pareggio di bilancio strutturale. Un passaggio formale necessario perché la legge che ha dato attuazione al principio costituzionale del pareggio di bilancio prevede appunto che ogni scostamento dal percorso verso l’obiettivo di medio termine fissato a livello europeo sia approvato anche dalle Camere.
Ma dal Parlamento, nelle più specifiche risoluzioni sui contenuti del Documento di economia e finanza, vengono anche alcuni suggerimenti al governo: ad esempio quella – destinata con tutta probabilità ad essere accolta – di una revisione della tassazione sugli immobili da attuare già a partire dal prossimo anno. Nel testo della Camera si chiede anche di «completare l’iter delle riforme strutturali, con particolare riferimento a quelle riguardanti il mercato del lavoro, la scuola, il sistema fiscale, la pubblica amministrazione, la giustizia civile». In particolare la delega sulla riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, dovrebbe diventare sul piano formale un provvedimento collegato alla stessa legge di Stabilità.
L’importo complessivo di 30 miliardi indicato dal presidente del Consiglio va oltre le indicazioni che erano emerse nei giorni scorsi e in questo senso ha colto di sorpresa anche una parte della squadra di governo impegnata nella stesura del provvedimento. Con tutta probabilità include anche quel «cuscinetto» di 2,5 miliardi, la cui esistenza è stata confermata dal ministro del Lavoro Poletti, destinato a incrementare l’esiguo 0,1 per cento previsto dal Def come miglioramento del saldo strutturale.
GLI INTERVENTI OBBLIGATI
Il perno della manovra sarà sicuramente l’intervento di riduzione del costo del lavoro che, come ha sintetizzato ieri il viceministro all’Economia Morando, vale oltre un punto di Pil: più o meno quei 18 miliardi a cui ha fatto riferimento Renzi, che comprendono sia la conferma dello sconto fiscale da 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti (articolato come vera e propria detrazione Irpef invece che come credito di imposta) sia la cancellazione del costo del lavoro dalla base imponibile dell’Irap. Un altro provvedimento-simbolo – da cui si attendono effetti sul’economia – è quello sul Tfr, che i lavoratori potranno scegliere di far affluire direttamente in busta paga: sono tuttora in corso i contatti con le banche per fare in modo che l’operazione risulti indolore per le piccole imprese, per le quali le liquidazioni dei dipendenti rappresentano una riserva di liquidità.
L’elenco delle misure finanziate con la manovra include infine accanto alle riduzioni di imposta una serie di nuove spese: in parte tradizionali e quasi obbligate, come quelle che relative al cinque per mille a favore del volontariato, alle missioni militari all’estero, ai contratti di programma con Poste e Ferrovie; in parte messe in campo al servizio di specifici obiettivi del governo, come nel caso dell’aumento netto di 1,5 miliardi degli stanziamenti destinati agli ammortizzatori sociali.

Il Messaggero