Arriva il giro di vite alla Farnesina ridotti gli stipendi degli ambasciatori

Palazzo_della_Farnesina

ROMA La sforbiciata della «revisione di spesa» colpirà anche le feluche: i loro forfait all’estero, i loro portafogli. Il pacchetto illustrato ieri al Senato dal ministro degli Esteri, Federica Mogherini, per incontrare i desiderata del commissario alla spending review Carlo Cottarelli, prevede risparmi per 16 milioni di euro nel 2014, 42 nel 2015 e 52 nel 2016. Totale 110 milioni. Nel mirino, almeno nelle intenzioni, gli stipendi di consiglieri, ministri plenipotenziari e ambasciatori. Ma non la parte fissa che guadagnano in Italia, piuttosto gli ulteriori introiti quando si trovano all’estero, quelli che sotto forma di forfait vanno a coprire le spese in più che devono sostenere quando non prestano servizio nello scatolone bianco della Farnesina al Foro Italico.
I PRIVILEGI
È in quel forfait che si annidano i privilegi e a quello allude in linguaggio neanche troppo diplomatico la Mogherini: «L’attuale indennità di servizio all’estero, l’ISE, che pure ha finora consentito risparmi significativi dei costi di gestione e amministrazione, richiede una profonda revisione a causa della non facile leggibilità connaturata al suo carattere onnicomprensivo, che presta il fianco a frequenti strumentalizzazioni». In pratica, spetta oggi alla correttezza e signorilità dei singoli diplomatici, dal giovane consigliere all’ambasciatore di rango, attingere a quel tesoretto in misura adeguata o stringere la cinghia e trarne un vantaggio.
Il ministro promette di ispirarsi nella sforbiciata (già preparata ai tempi di Emma Bonino) «ai modelli dei servizi occidentali, ma senza una trasposizione pura e semplice, che costerebbe di più all’Erario rispetto ai costi attuali in ragione dei rimborsi da prevedere e della macchina amministrativa necessaria per gestire il nuovo sistema».
LE CIFRE
Al sodo, la proposta prevede lo scorporo delle spese di rappresentanza dall’ISE, con taglio complessivo del 20 per cento e il trasferimento nel capitolo «spese di funzionamento delle sedi». La decisione sarebbe quella di «chiamare le cose con nome e cognome». Gli ambasciatori percepiranno lo stipendio, più le spese vive. Reali. La norma sarebbe pronta. Secondo passo, una riforma organica del trattamento economico all’estero attraverso un disegno di legge da approvare entro settembre. La Mogherini usa toni da concertazione diplomatica, garantendo «un equo incentivo alla preferenza qualificata all’estero e il rimborso delle spese inerenti». Non sia mai che i diplomatici puntino a restare a Roma non essendo più conveniente andar fuori. La Farnesina, sottolinea il ministro, «continua a essere tra le amministrazioni meno costose in termini nazionali (0,2 per cento del bilancio dello Stato e 0,1 del PIL) e internazionali, e comunque ha già contribuito alla revisione della spesa pubblica col taglio di un quinto del personale diplomatico. Rispetto al 2008, il bilancio è stato ridotto di un quarto passando da 2,5 miliardi di euro a 1,8 miliardi.
Contento l’ambasciatore a Londra, Pasquale Terracciano: «La revisione s’impone per rendere più leggibili e trasparenti i trattamenti, così sarà chiaro che la maggior parte di noi spende quei soldi per far funzionare le cose».

IL MESSAGGERO