Argentina-Bosnia 2-1: magia di Messi al Maracanã!

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Lui sogna di esultare su quello stesso prato verde il 13 luglio, giorno della finale mondiale. Intanto Leo Messi si accontenta: regala una magia delle sue al mondo intero e conquista il Maracanã al suo debutto nella cattedrale del calcio. L’Argentina parte bene in questo Mondiale, 2-1 alla Bosnia col minimo sforzo, ovvero dormendo per un tempo intero. Susic si morde le mani: l’autogol al 3′ di Kolasinac ha mandato subito in fumo tutti i suoi piani, a metà ripresa il resto l’ha fatto la Pulce. Tardivo il risveglio finale col gol di Ibisevic. L’esordio del suo Paese ad un Mondiale lo immaginava diverso.
LA PULCE SFIDA IL MONDO — E’ Argentina contro Bosnia ma è anche Messi contro tutti. Contro il Brasile che lo stima ma che lo teme come il più pericoloso dei nemici. Contro Carlitos Tevez: Leo deve dimostrare che l’albiceleste può continuare a fare a meno dell’Apache. Contro la sua storia: finora un solo gol mondiale (peraltro inutile) nelle due precedenti esperienze (8 partite). E infine contro se stesso: stagione ricca di gol (come sempre) ma non esaltante, condita da critiche (i continui vomiti in campo, l’evasione fiscale…) e priva di successi importanti: urge riscatto.
SBAGLI E SBADIGLI — E il riscatto arriva subito: 3′, Leo pennella una punizione dalla sinistra, Rojo sfiora la palla che carambola sui piedi di Kolasinac. Risultato? Begovic battuto e Argentina avanti. Tutto semplice? No, perché Messi scompare dal campo, e con lui tutta l’albiceleste fa poco, e quel poco lo fa discretamente male. La Bosnia reagisce, si affida soprattutto al piede di Misimovic, l’uomo più rappresentativo della Bosnia Erzegovina nonché quello con più presenze (81 con 25 gol), ma l’inserimento di Hajrovic viene vanificato dall’uscita di Romero. In campo ci sono 5 “italiani”: il doriano (in prestito al Monaco), Fernandez (Napoli) e Campagnaro (Inter) da una parte, Lulic (Lazio) e Pjanic (Roma) dall’altro. Dal giallorosso non arrivano guizzi, dal laziale sì: colpo di testa al 41′ deviato da Romero in angolo. Timidi cenni di Messi al 45′ con quadruplo dribbling rovinato però da un assist sbagliato. Finisce il primo tempo, tutto tranne che un grande spettacolo.
FINALMENTE LEO — Sabella capisce che così non va – nonostante l’1-0 – ed allora cambia tutto: fuori Campagnaro e Maxi Rodriguez, dentro Gago e soprattutto Higuain e via al 4-3-3. E’ la mossa decisiva. L’Albiceleste è più vivace, Messi ispira Aguero al 10′ ma El Kun si divora il raddoppio alzando in curva il piatto destro. Ancora Aguero al 16′ tira invece di crossare: brutta scelta, la partita resta in bilico. A chiuderla ci pensa Leo che dorme, dorme, dorme… Poi si sveglia, scambia al 20′ con Higuain, se ne va col suo magico sinistro, si accentra e sempre col mancino la mette all’angolino: imparabile per Begovic (2° centro ad un Mondiale, lo aspettava dal 16 giugno 2006, esattamente 8 anni fa). L’Argentina adesso vince e convince. Susic tenta la seconda punta con Ibisevic per Mujdza. Dentro anche Visca (altra punta) per Hajrovic, poi Medunjanin per Misimovic: è il tutto per tutto degli europei che però sembrano stanchi ed anzi l’Argentina inizia finalmente a giocare in scioltezza facendo divertire i 75.000 del Maracanã. A 5′ dalla fine però il guizzo di Ibisevic (con la complicità della difesa argentina, un po’ addormentata) su passaggio in profondità di Lulic riapre la partita: è solo un brivido, l’Argentina soffre (fuori Aguero, dentro Biglia) ma porta a casa i tre punti. I debutti mondiali non sono mai facili (per conferme, chiedere all’Uruguay) ma per vincere a Rio il 13 luglio ci vorrà qualcosa di più.
GAZZETTA DELLO SPORT