Apple compra Beats per 3 miliardi di dollari

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Adesso è ufficiale: Apple ha acquistato Beats Electronics per 3 miliardi di dollari, 2,6 miliardi in contanti e 400 milioni in azioni. Con una mossa un po’ a sorpresa Cupertino ha confermato l’acquisizione, già trapelata a metà maggio , a pochi giorni dalla conferenza per gli sviluppatori WWDC che comincia martedì prossimo. A questo punto è lecito aspettarsi una particolare attenzione al settore musicale dal palco di San Francisco: il marchio Beats è impresso nelle cuffie colorate e, soprattutto, sul servizio di musica in streaming Beats Music, lanciato solo negli Stati Uniti a inizio anno . E continuerà a esistere anche dopo l’ingresso nel quartier generale di Tim Cook. L’intesa prevede anche l’entrata in Apple dei due co-fondatori della società nata nel 2006, il produttore discografico Jimmy Iovine e il rapper Dr. Dre che faranno parte della squadra di software e servizi diretta da Eddy Cue. Le cuffie e gli altoparlanti, che già vengono venduti negli scaffali degli Apple Store, passeranno sotto il controllo di Philip Schiller. «Siamo convinti che questi due ragazzi abbiano un talento molto raro. Amiamo il servizio su abbonamento che hanno costruito, siamo convinti che sia il primo veramente funzionante», ha dichiarato in un’intervista l’amministratore delegato di Apple e successore di Steve Jobs, facendo capire una volta per tutte quale sia l’aspetto che lo ha portato a mettere mano al portafoglio per una cifra tanto consistente.

Cavalcare l’onda

La casa della Mela ha deciso per la prima volta di comprare un prodotto fatto e finito perché ha bisogno di tornare a dettare legge nel campo della musica digitale, da cui è partito il successo dell’ultimo decennio con il binomio iPod e iTunes. Oggi il modello di Spotify e Deezer, che come Beats offrono accesso illimitato a cataloghi di milioni di brani su abbonamento, ha messo in crisi il download classico. Come riporta il Wall Street Journal, lo scorso anno le vendite di canzoni online hanno perso il 6% negli Stati Uniti. Secondo Ndp, sempre negli Usa, il 52% dei possessori di smartphone ha utilizzato un’applicazione per lo streaming musicale. A cavalcare l’onda gli svedesi di Spotify, che hanno ottenuto la preferenza di 10 milioni di iscritti paganti. Un’indicazione troppo chiara per essere ignorata.

Un mercato giovane

Beats Music si distingue nel panorama dello streaming per una particolare attenzione alla selezione dei brani, che non viene delegata solo agli algoritmi ma viene affidata anche a dei curatori, e per il potere di un marchio particolarmente gradito dall’utenza più giovane. Ed è questo il motivo per cui Apple ha deciso di non mettere nel cassetto l’iconica “b”: una prima volta tanto importante quanto la cifra spesa. «La musica è una parte così importante della vita di tutti noi e, in Apple, occupa un posto speciale. Ecco perché abbiamo continuato ad investire nella musica e stiamo portando insieme questi team straordinari in modo che possiamo continuare a creare i prodotti e i servizi musicali più innovativi al mondo», ha affermato Cook nell’annunciare la novità.

La svolta

«L’ingresso di Beats renderà la nostra offerta musicale ancora migliore, dallo streaming gratuito con iTunes Radio a un servizio di abbonamento di classe mondiale in Beats, e, naturalmente, l’acquisto di musica da iTunes Store così come i clienti hanno amato fare per anni», ha aggiunto Cue. Una strategia in cui i tre modelli sembrano destinati a continuare a viaggiare parallelamente. Proprio iTunes Radio dovrebbe essere fra l’altro protagonista di un annuncio durante la WWDC: si parla di un’applicazione a se stante all’interno di iOs 8. E si tratterà solo dell’antipasto della nuova colonna sonora con cui Apple vuole scrivere le prossime pagine della sua storia.

Corriere della Sera