Appello a cattodem e M5S Alfano cerca l’asse anti adozioni

Angelino Alfano

A ventiquattro ore dal voto in Senato sulle unioni civili il pressing aumenta: via la stepchild adoption. Chiedono questo stralcio dalla legge — in ogni modo — alcuni senatori democratici cattolici. Lo invoca a gran voce il ministro dell’Interno e leader dell’Ncd, Angelino Alfano.

L’appello di Alfano
«Io l’ho detto al premier Matteo Renzi: hai su un piatto d’argento il “sì” di tutta la maggioranza e anche più», ha detto il ministro ieri su RaiTre. E ha aggiunto che «se Renzi rifiuta l’ipotesi di stralcio vuole stravincere e non vincere. Ma Renzi mi ha detto che il Pd non vuole stralciare». Di qui l’appello di Alfano: «Spero che i cattodem abbiano coraggio per votare “no” e che numerosi grillini facciano altrettanto in modo tale che la stepchild salti».

L’iter in Aula
E così, da martedì 16 febbraio, si va alla conta, anche se nel Pd non hanno dubbi sulla tenuta della legge, forti del test di giovedì scorso: per il «non passaggio al voto» si sono espressi a favore in 195. In Aula, in mancanza di mediazioni che non sembrano profilarsi all’orizzonte, resta in programma il «supercanguro» ovvero l’emendamento, a prima firma del senatore del Pd Andrea Marcucci, che taglia via tutti i seimila che sono stati presentati.

Le critiche sul «canguro»
Un «canguro» che attira polemiche da più parti: dai cattolici del Pd, che vedrebbero cassato anche il loro emendamento di punta, quello che trasforma la stepchild adoption in affido rafforzato. Ma anche dai centristi, con il senatore Gaetano Quagliariello (Idea) che minaccia il ricorso al presidente della Repubblica per problemi di costituzionalità. E anche dal capogruppo di Ap Renato Schifani, che parla di gravi irregolarità, e a cui risponde l’omologo pd Luigi Zanda: «La procedura è regolamentare, è stata già ammessa in precedenti occasioni».

Ipotesi stralcio
Tuttavia lo stralcio della stepchild adoption sarebbe ancora possibile qualora si arrivasse in Aula allo «spacchettamento» del supercanguro e se le parti separate venissero votate a scrutinio segreto. In quel caso gli emendamenti sulla stepchild (articolo 5), che sono la maggioranza, potrebbero, complice il segreto del voto, rimanere in pista: a quel punto lo stralcio sarebbe l’unico modo per salvare la legge. Ma, per arrivare a questo punto, occorrerebbe che diversi senatori del Pd votassero per lo «spacchettamento» contro le indicazioni di partito (tra gli accordi nel Pd c’è anche che i voti procedurali debbano essere compatti) e a voto palese, perché sui voti procedurali non è possibile quello segreto.

L’appello di Guerini
Ed è a loro che si rivolge Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, quando a RadioRai dice: «É evidente che rispetto a strumenti ostruzionistici rivolti semplicemente a bloccare la legge, che è fortemente condivisa dalla stragrande maggioranza degli italiani, ci sono strumenti a disposizione nei regolamenti parlamentari. Detto questo faccio un appello: si provi tutti a ragionare. A un certo punto si voterà e ogni parlamentare si prenderà la responsabilità che riterrà giusto prendersi…».

Corriere della Sera