Anticorruzione Alfano: sconti a chi collabora

Angelino Alfano

Brucia la ferita aperta dall’inchiesta sulla Mafia Capitale. E bruciano anche le critiche piovute sulla disegno di legge approvato dal governo per combattere la corruzione. Critiche arrivate per lo più da magistrati anche molto autorevoli come il procuratore antimafia Franco Roberti. «Ma i magistrati», è stata la stizzita replica di Matteo Renzi, «più che con le interviste devono parlare con le indagini e le sentenze». In ogni caso, i rilievi delle toghe pare abbiano colpito nel segno, tanto che nella stessa maggioranza molti si dicono già disposti a modificare il disegno di legge approvato dal governo, compreso Angelino Alfano.
LO STUDIO DEL VIMINALE

Il ministro dell’Interno, a nome suo e del partito, si è infatti detto favorevole a introdurre modifiche che rendano possibili sconti di pena ai pentiti di corruzione: «Già mesi fa avevo chiesto al Viminale di studiare la possibilità di applicare norme che riguardano il terrorismo e la mafia alla dissociazione per rompere la catena di omertà. Abbiamo tutto l’interesse a cacciare i ladri». E, già che c’è, fa sapere che non c’è stato alcun contrasto con il Pd in Consiglio dei ministri: «Ci hanno presentato un testo di legge che andava bene, e lo abbiamo votato. Tutto qui».
Di modifiche per ora non parla il premier Renzi. Però, tra una tensione e l’altra surante l’assemblea del Pd, anche la questione giustizia – o meglio, la questione corruzione – ha un ruolo da protagonista. Nella sua relazione il presidente del Consiglio rivendica la bontà dell’intervento del governo anche se, dice, non è solo con le leggi che si combatte il malaffare: «Credo che la lotta alla corruzione sia innanzitutto una sfida culturale ed educativa, una sfida al cuore e al cervello di ciascuno di noi. Però abbiamo fatto bene a fare il disegno di legge che toglie ogni alibi».
Lo dice sapendo che, in realtà, a molti il provvedimento appare insufficiente. E’ vero, per esempio, che è previsto un inasprimento di pene per i corrotti, ma più di un giudice ha sostenuto che ci vuole anche altro, compresa una semplificazione delle procedure per l’assegnazione degli appalti. Tutte osservazioni legittime, secondo Renzi, «però preferirei che i magistrati parlassero più con il loro lavoro che con le interviste ai giornali».
DIRITTO DI PAROLA

Il premier deve ancora finire il suo intervento all’assemblea Pd, che già arriva la replica di Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione magistrati, il quale rivendica il diritto di parola delle toghe: «I nostri interventi sono uno stimolo per far sì che dalle leggi possano derivare migliori risultati». Per il numero uno dell’Anm i giudici fanno la loro parte con il lavoro quotidiano «ma non possono rinunciare a fornire il proprio contributo che viene dall’esperienza di ogni giorno».
Sempre sull’argomento corruzione, arriva a Renzi un insolito appoggio da una delle voci più critiche del Pd, Rosi Bindi, intervistata da Maria Latella. Bindi lamenta il fatto che la politica intervenga sempre dopo i magistrati, però riconosce a Renzi una «decisione ferma» nello scegliere di commissariare l’establishment del partito romano non appena è venuta a galla l’inchiesta sulla Mafia Capitale.

Il Messaggero