Annuncite, il neologismo che vale un governo

Massimo Persotti

Matteo Renzi, non c’è dubbio, conosce bene il valore delle parole. E ieri, nella conferenza stampa di presentazione del nuovo sitopassodopopasso.italia.it ne ha dato una ulteriore dimostrazione. 

“Nel momento in cui sei accusato di ‘annuncite’, malattia tipica di parte del ceto politico, rispondiamo con l’elenco di date a cui siamo auto-costretti”. E via, giù l’elenco delle cose fatte, delle cose da fare, minuziosamente documentate sul nuovo portale.

“C’è un’annuncite che per fortuna guarisce subito dopo con i risultati”, ha poi rilanciato in serata il ministro per le riforme, Maria Elena Boschi, rispondendo a una domanda alla Festa dell’Unità di Bologna.

Ecco, quindi, la nuova parola d’ordine: annuncite. Un neologismo da combattere, ovviamente, perchè il Presidente del Consiglio vuole proprio evitare di passar per colui che va avanti a colpi di annunci, come i suoi detrattori gli rimproverano. Gli stessi che Renzi aveva additato
più e più volte nelle scorse settimane come ‘gufi’ e trasformati su Twitter in una serie di hastag al fulmicotone: #amicigufi, #allafacciadeigufi, #gufierosiconi.

Dopo essersi fatto largo a colpi di ‘rottamare’ e ‘asfaltare’ che ha mandato in soffitta la vecchia politica, il leader del Pd proprio su Twitter ha trovato la sua dimensione migliore con parole d’ordine che sono entrate a far parte del nuovo linguaggio della politica italiana: 
#cambiaverso, #italiariparte, #lavoltabuona, #80euro, #centogiorni fino ad arrivare a #passodopopasso appena coniato. Hastag-slogan-tormentoni che hanno segnato questi primi mesi di governo Renzi, un vero spartiacque rispetto a un pur recente passato.

Scrivono Valentina Avoledo e Diego Pretini sul Fatto Quotidiano, “il confronto con il vezzo di chiamare i decreti ‘Salva Italia’ o ‘Cresci Italia’ o ‘qualcosa Italia’, come fece comunque sforzandosi il quasi 70enne Mario Monti, è impietoso: sono passati due anni e sembra l’epoca dei Fenici”.

Le parole, gli slogan, segnano lo spirito e il carattere di un leader, e quindi anche una diversità politica che ben colse tempo addietro un attento studioso dei fenomeni della comunicazione politica come Edoardo Novelli. Che di fronte al sintetico ‘Adesso!’ scelto da Renzi per la campagna elettorale alle elezioni primarie del centro-sinistra, ne misurò la profonda distanza da una “tradizione propria di una certa sinistra, legata ad una visione storicista dell’azione politica” che veniva rappresentata come “un lungo e progressivo cammino al quale si connaturavano tenacia e pazienza, azione ed attesa”, ben riassunta da un famoso slogan del Partito comunista italiano: Veniamo da lontano e andiamo lontano.

Altri tempi: da ‘Adesso!’ in poi le parole d’ordine di Renzi sono state pensate all’insegna della velocità e della sintesi, conservando quei tratti che Novelli aveva già ben individuato, e cioè “una certa indeterminatezza nei contenuti e, al contempo, una perentorietà nella forma, al limite del decisionismo”.

Il neologismo ‘annuncite’ sembra però un punto di svolta. Perchè in esso, Renzi sintetizza il bene e il (potenziale) male della sua politica: il ricorso a formule linguistiche efficaci e immediate ma anche il più pericoloso limite del suo agire, cioè il timore di veder soccombere la sua azione di governo di fronte all’onda impetuosa di promesse e annunci che rischiano di restare sulla carta. Un pericolo letale perchè partendo dalla rottamazione e dalla necessità di smarcarsi da un passato sinonimo di vecchio e negativo, Renzi aveva caratterizzato la sua proposta politica quale ricetta per combattere i mali incancreniti dell’Italia: inefficienze, ritardi, burocrazia, corruzione.

Annuncite è quindi il neologismo più importante nell’agenda del Presidente del Consiglio: perchè la sua fortuna potrebbe segnare, al contrario, la disgrazia di chi lo ha coniato.

Massimo Persotti