Anche le «squillo» conteggiate nel Pil

PROSTITUTA

Non solo beni e servizi, anche droga, prostituzione e alcool entreranno nel calcolo del Pil nazionale. È quello che proverà fare l’Istat il prossimo 3 ottobre, eseguendo quanto imposto dall’Europa e dal suo istituto di statistica, Eurostat.

La novità è stata comunicata ieri, ma è in realtà solo l’applicazione di una norma del 1995, il cosiddetto Sec95, il sistema dei conti nazionali. Il business degli stupefacenti, del contrabbando delle sigarette e il mercato del sesso saranno conteggiati e concorranno a pieno titolo a misurare la situazione economica del Paese, a calcolare il Pil. Da quest’anno cambia, infatti, il Sistema dei conti nazionali e tutti i Paesi europei, Italia compresa, dovranno contabilizzare anche i proventi delle attività illegali.

Il cambiamento viene giustificato con la motivazione che le stime devono essere il più possibile esaustive e quindi devono comprendere tutte le attività che producono reddito. Il nuovo modello secondo le stime della Commissione europea, avrà un impatto sul Pil italiano tra +1 e +2%, sotto la media europea del +2,4%.

Gli economisti dell’Istat però sono scettici sulla possibilità di misurare l’incidenza economica di queste attività illegali, per il semplice fatto «che si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni».

I conti nazionali sono il principale strumento di misurazione statistica della situazione economica complessiva di un paese. Vengono utilizzati dalle autorità pubbliche e da soggetti economici e sociali, che derivano da essi molte informazioni sulla base delle quali prendere decisioni.

L’ex presidente Istat, Enrico Giovannini, attualmente in pole position per un ritorno alla guida dell’Istituto di via Balbo, ostenta però soddisfazione per la novità voluta dall’Europa. «È un passo importante», per avere un quadro sempre più realistico dei conti nazionali. «La notizia è interessante ma vorrei segnalare che non è legata a un nuovo Sistema dei conti nazionali (Sec) perchè l’inserimento delle attività illegali era già previsto dal Sec del 1993 e in seguito da quello europeo del ’98 ma non veniva applicato in quanto non era stata trovata una concordanza sulla metodologia».

Per Giovannini «è un passo utile e importante per i conti nazionali sempre più rappresentativi dell’effettiva attività produttiva di un Paese, ivi compresa quella, purtroppo, illegale».

Si tratta, comunque, di stime del Pil basate su «rilevazioni molto difficili, così come per l’evasione fiscale e l’economia irregolare», commenta ancora Giovannini, ricordando che «il metodo usato per stimare l’economia sommersa dall’Ocse e dall’Eurostat, è basato proprio sul metodo italiano formulato dall’Istat».

Secondo ultime stime del Procuratore Nazionale Antimafia, la droga comunque, è il mercato più attivo: quasi 25 miliardi di giro d’affari. E per capirne l’estensione basta confrontare il suo fatturato in Italia, 25 miliardi esentasse, con quello del comparto moda, il più importante del ramo tessile, che fattura 45 miliardi lordi.

Il tema diventa subito materia elettorale. A buttarla in politica è l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Prostituzione e droga nel Pil? «È L’ennesimo bluff di Renzi che ha finalmente trovato il modo di far crescere il Pil», dice, calcolando l’impatto «delle ragazze sfruttate e dei giovani che muoiono per droga». E invece, aggiunge, «per noi è solo un altro sintomo della crisi economica e morale del nostro Paese che può essere superata solo cacciando questi cialtroni dal potere».

Plaude invece il Pd. «È giusto che le stime sui proventi delle attività di prostituzione rientrino nel calcolo del Pil, perchè producono ricchezza, anche se ora nel nostro Paese sono illegali», spiega Maria Spilabotte, ricordando la presentazione di un ddl a firma Pd che prevede come la prostituzione volontaria e non coatta venga regolamentata per consentire ai sex worker di avere accesso alla pensione e allo Stato di recuperare una parte di tasse provenienti dal lavoro sommerso.

Ironizza il vicepresidente del Senato, Maurozio Gasparri di Forza Italia: «Ora che Eurostat vuole conteggiare nel Pil anche i proventi della prostituzione e, peggio ancora del traffico di droga, metteremo Totò Riina al posto di Mario Draghi? Capisco la realpolitik ma c’è un limite a tutto. A questo punto, ragionando in questo modo assurdo, si potrebbero negare fondi Ue a zone a basso sviluppo economico e a forte presenza criminale. Tanto pizzo e spaccio fruttano guadagni ai banditi. Questi di Eurostat sono fuori di testa. Si dovrebbero vergognare».

Poi annuncia che porterà il tema in Parlamento. «L’Italia deve mettere al bando questi irresponsabili».

IL TEMPO