Ancelotti: tempo scaduto e rispunta l’idea Brocchi

ANCELOTTI

Claudio Negri Milano SÌ O NO? MAI monosillabo fu più atteso, nemmeno quello dell’uomo che dà il via alla raccolta degli ananas fa struggere così, nell’attesa noi peones come quello che domani Carletto Ancelotti dovrebbe dicasi dovrebbe pronunciare domani. Che è anche il giorno dell’ operazioncina, come la chiama il laureando ad honorem in medicina e chirurgia Silvio Berlusconi. Un interventino alle vertebre cervicali, non alle corde vocali. Insomma, il no al ritorno al Milan come pare probabile in forte percentuale potrebbe arrivare anche sotto anestesia locale. Il Grande Capo spera che il sacrificio fisico di Adriano Galliani a Madrid, tra pranzi merende e cene con l’ex allenatore del Real (colesterolo impennato, curva glicemica a gomito) e un’ossessiva marcatura d’affetti, possa aver almeno instillato in Carletto il tarlo del dubbio. Anche Ernesto Bronzetti, fine uomo di trattativa, ci ha messo la sua arte per cercare di convincere Ancelotti a farsi se non minestra, almeno caviale riscaldato. Intanto Pippo Inzaghi è a Milano in pantofole, dopo il rompete le righe rossonero, e aspetta di vedere con una certa curiosità come andrà a finire: senza contr’ordine è ancora lui l’allenatore del Milan: eh, ha ancora un anno di contratto. Carta canta, o almeno fischietta. La resistenza passiva di Inzaghi non è per nulla patetica, anzi: nel timido crescendo del Milan di fine stagione, il tecnico piacentino dice di aver visto i boccioli di una futura fioritura. Con lui ancora nella serra. Discorso ancora più solido se Carletto dirà no. Perché agli antipodi ancelottiani c’è un piano B che sta mettendo gambe ed è l’investitura di Chrstian Brocchi, allenatore della Primavera rossonera che fu di Inzaghi. Nel caso il Milan imb(r)occasse la strada di Brocchi il Pippo potrebbe puntare i piedi: l’inesperienza di Christian (mai allenato in serie A) è la stessa di Inzaghi un anno fa, ma quest’ultimo ha dodici mesi di rodaggio già sfangato. Perché allora cambiare? Brocchi in effetti sarebbe la terza scommessa di Berlusconi dopo Seedorf e Inzaghi. Roba da scongiuri, dati i precedenti. Ecco perché c’è l’ipotesi di un tandem, di un baliatico nella figura sacrale di Marcello Lippi, che verrebbe a fare il mandarino tecnico. Favole da contare a veglia? Forse, come il sì di Ancelotti fideisticamente atteso dall’unico e inconfondibile mister B del Milan. A Montella, Mihajlovic ed Emery i soliti titoli di coda.

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