Amministrative, Renzi: il 20 marzo primarie Pd in tutta Italia

Matteo Renzi

«Propongo una moratoria sulle primarie fino a gennaio, quando la direzione deciderà». Lo ha detto il premier e segretario dem Matteo Renzi chiudendo la direzione Pd, riunita nel pomeriggio al Nazareno per un confronto sull’emergenza terrorismo. Il timing proposto dal premier prevede il confronto su primarie ed elezioni amministrative «fino al 10-15 gennaio», con l’obiettivo di fissare « il 20 marzo come data unica nazionale per fare le primarie» in tutta Italia in vista delle prossime elezioni comunali. La proposta non mancherà di far discutere nel partito, come conferma il commento del sindaco uscente di Milano Giuliano Pisapia alla presentazione di un libro a Milano («la data delle primarie a #Milano la decide la coalizione milanese»), subito ritwittato dai presenti.

«I problemi politici si affrontano con la politica, non cambiando le regole». Roberto Speranza, della minoranza Pd, si fa sentire sulle nuove regole per le primarie di cui si parla in queste ore dopo la presa di posizione del vertice dem. Il no alle primarie per gli ex sindaci rischia di essere «una decurtazione delle libertà personali. Servono soluzioni politiche non raggiri burocratici», incalza Nico Stumpo. E così, ancora una volta, la sinistra del partito si schiera in netta contrapposizione alla linea annunciata dagli uomini vicini al premier-segretario.

Gotor: fallito rinnovamento, rottamazione è trasformismo
Il senatore della minoranza Pd Miguel Gotor sulla candidatura di Bassolino («merita il massimo rispetto e attenzione») nota «che in questi due anni i tentativi renziani di costruire una classe dirigente a Napoli sono falliti tra fonderie che si sono fuse troppo presto e il supino quanto paradossale consegnarsi, in nome della lotta ai ras locali, a uomini come De Luca». E ciò «non vuol dire che la rottamazione sia fallita, ma che si sta rivelando per ciò che è effettivamente stata: un’imperdibile occasione di trasformismo e di riposizionamento di gruppi dirigenti vecchi e nuovi». Per Gotor il modo migliore «per rafforzare la candidatura di Bassolino a Napoli è stabilire delle norme ad personam per escluderlo dalla corsa a sindaco e quindi dal Pd, trasformandolo in un martire civico di vecchi e nuovi apparati. In questo modo si agevolerebbe la nascita di una lista civica da lui guidata (e il discorso potrebbe valere anche per Roma con Marino) che condannerebbe il partito a una assai probabile sconfitta». Invece il partito «deve uscire dal suo splendido isolamento, cui lo ha condotto il progetto partito della Nazione, che significa impegnarsi con umiltà a ricostruire ovunque il centrosinistra, definire con generosità un impianto civico libero e aperto, di cui le primarie sono il primo ineludibile passaggio, e rinunciare a imporre dall’alto inutili regolamenti destinati a rivelarsi un autogol».

Il caso Napoli con il “rientro” dell’ex
È stata la decisione di Antonio Bassolino di correre ancora una volta per la poltrona di sindaco di Napoli a fare da detonatore dell’ultima querelle in casa dem. Con un’intervista di questa mattina il vicesegretario del Pd Debora Serracchiani ha anticipato la proposta del Nazareno («sarà discussa nelle prossime settimane») tesa a far sì che «chi è già stato sindaco non potrà candidarsi alle primarie». Regola non fatta per escludere Bassolino, si tiene precisare, ma che varrebbe anche per Renzi a Firenze e Delrio a Reggio Emilia. «È solo un modo per dire che quando un’esperienza si è chiusa, si è chiusa per davvero. Nulla di strano: lui ha già dato». Certo per Serracchiani Bassolino «può decidere liberamente di fare qualunque scelta, ma non potrà correre alle primarie del Pd» ma «mi piacerebbe poter mettere in campo una nuova classe dirigente». Nella direzione «ufficializzeremo il 20 marzo come il giorno delle primarie, mettendo ordine e favorendo la partecipazione – continua la Serracchiani -. E fisseremo le stesse regole ovunque. Chiare, per tutti: da Aosta a Marsala», «saranno primarie aperte a tutti i cittadini. Mentre per i ruoli politici, ad esempio le segreterie locali, stiamo ragionando se far votare solo gli iscritti».

Ma Bassolino tira dritto, «le regole non si cambiano mai in corsa»
Intanto Antonio Bassolino mostra di voler tirare dritto incurante delle polemiche, quasi fosse già nel pieno della campagna elettorale. «Ho detto: eccomi qua, alla maniera renziana. Di contro arriva un comunicato stampa non firmato dal Nazareno. Ecco, non è una cosa di gran stile». A Bassolino, con alle spalle due esperienze da sindaco del capoluogo (nel 1993 e nel 1997) e due di presidente della Regione (nel 2000 e nel 2005), non va giù il comportamento dei suoi colleghi di partito. «Le regole – dice – non si cambiamo mai in corso di gioco. Per me sono giuste quelle regole che tendono ad includere». E se si votasse a giugno? «In un paese dove l’astensionismo è il più grande partito italiano» far slittare il voto amministrativo in un «mese caldo, con le scuole già chiuse» significherebbe per l’autocandidato, «favorire il non voto». Sorretto dalla «passione mia per la città, dalla conoscenza dei problemi» e consapevole che «Napoli è stata la cosa più importante della mia vita», Bassolino fa sul serio: tornare in campo per andare «non contro» ma «oltre de Magistris». Perché oggi «Napoli è isolata». Mentre deve essere «una città che dialoga».

Il Sole 24 Ore