Amministrative 2016: affluenza al 62,1%. Torino, Milano, Bologna. Grande fuga dalle urne al Nord

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La grande fuga dalle urne è al Nord: Torino, Milano, Bologna. Numeri rilevanti. Più di dieci punti in meno di affluenza a Bologna rispetto alle scorse amministrative, nove a Torino, tredici a Milano. Il trend è lo stesso anche a Napoli, anche se un po’ ridotto (meno sei). Tendenza di segno opposto a Roma. A livello nazionale l’affluenza si è attestata al 62,1%, più di cinque punti in meno rispetto all’ultima tornata, quando il dato finale era il 67,4%

Alle scorse amministrative l’affluenza a Roma è stata del 52,8. Il dato definitivo di queste elezioni è il 57,13 (circa cinque punti in più). A Napoli invece si passa dal 60,3 al 54,13. Ma il crollo vero è al Nord. A Bologna il dato è eclatante: dal 71,4 al 59,7. A Milano dal 67,4 al 54,6. A Torino dal 66,5 al 57,2. Numeri che non si spiegano solo con voto in giorno solo, invece che in due come la volta scorsa. Negli ultimi giorni più di un osservatore aveva lanciato l’allarme “fuga dalla politica”. Roberto Saviano aveva parlato, a proposito di questa disaffezione generalizzata e crescente, di “resa delle istituzioni”. Roberto Weber ha parlato di un elevato tasso di rancorosità sociale.

Andando ai dati complessivi, nei 7 comuni capoluogo di regione (Napoli, Bologna, Roma, Milano, Torino, Trieste e Cagliari) l’affluenza è del 56,3% contro il 58,5% delle precedenti elezioni. Alle europee, nelle 7 città capoluogo, l’affluenza era il 54,2, mentre alle politiche 2013 il 74,6. Ecco i dati di affluenza alle politiche – fisiologicamente più alti rispetto alle amministrative – nei sette capoluoghi di regione: Napoli 60,1; Bologna 80,6; Roma 77,4; Milano 77,4; Torino 77; Trieste 72,1; Cagliari 71,3;

Il senatore Pd Federico Fornaro, grande esperto di numeri e flussi elettorali, ha appena pubblicato il saggio sull’astensionismo “Fuga dalle urne”. Spiega all’HuffPost: “Questa ulteriore crescita dell’astensionismo è il segnale di un disagio reale e di un distacco dalle istituzioni che non deve essere sottovalutato, indipendentemente dai risultati che saranno determinati dallo spoglio dai voti validi. Questa tornata elettorale conferma anche la divisione degli elettori in 3 grandi gruppi: 40 per cento di votanti fedeli, 40 per cento di astensionisti intermittenti e 20 per cento di astensionisti cronici. Sempre più le elezioni saranno decise dagli astensionisti intermittenti che decidono se recarsi ai seggi a seconda del tipo di elezione, dell’offerta dei candidati e dell’umore del momento”.

L’Huffington Post