Amatrice, sindaco: “Radere al suolo e ricostruire”. 221 i morti

AMATRICE 4

“Radere al suolo Amatrice”. O ciò che resta della ‘capitale’ sventurata del terremoto nel centro Italia, con i suoi oltre 221 morti. L’idea è del sindaco della cittadina reatina, Sergio Pirozzi, con l’obiettivo di ricostruirla esattamente com’era e nello stesso luogo, specie il centro storico, ma con criteri antisismici. La richiesta viene lanciata nel giorno in cui sale ancora il conto spaventoso delle vittime e ci si ostina a scavare tra le macerie pur con poche speranze di trovare altri superstiti (in mattinata i dispersi erano ancora 15). Ad Amatrice si teme il crollo di edifici storici fortemente danneggiati come la Torre Civica e la Chiesa di Sant’Agostino del XV secolo. Le scosse di assestamento si susseguono, mettendo a rischio i soccorritori e logorando i nervi degli scampati. Non basta: crollano o minacciano di farlo anche i ponti di accesso alla città. Il Ponte a Tre Occhi è stato dichiarato inagibile. “E se crolla il Ponte Rosa saremo tagliati fuori”, avverte Pirozzi. Domani, invece del primo dei due giorni della sagra dell’Amatriciana, la cittadina simbolo del sisma riceverà la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Molti abitanti sono alle prese con il terribile momento del riconoscimento dei corpi dei loro cari. Ma anche chi non è all’obitorio ha difficoltà a immaginare il futuro di Amatrice. “Raderla al suolo? – si chiede Paolo, che ha perso come molti la casa -. Non mi pare un’espressione felice in questo momento…”. Anna è più anziana e prima di morire le piacerebbe rivedere la città delle cento chiese. “Ma se pure lo faranno, quanto ci metteranno?”. “Il problema è dove vivremo nel frattempo”, osserva un altro cittadino di Amatrice, che preferisce non dire il nome. Il sindaco non vuole sentire parlare di New Town, espressione coniata da Silvio Berlusconi subito il sisma dell’Aquila. “Vogliamo per il centro storico un modello di ricostruzione tipo Valnerina o Friuli – dice Pirozzi -. Le strade devono ritornare dov’erano”. E niente “quartieri ghetto: ogni comunità dovrà restare dove ha vissuto”. Sembra d’accordo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti: “La ricostruzione dovrà essere dei Comuni colpiti, dei centri abitati come erano, certo più sicuri, ma mantenendo intatta la tradizione e le radici”.

Andò in missione in Libano, morto ad Amatrice – Sono morti ad Amatrice, sepolti dalle macerie. Una guerra che il primo maresciallo dei bersaglieri Carlo Chiodi non è riuscito a vincere, lui che ha contribuito a portare la pace in Libano. Nel paese del reatino che tanto amava hanno perso la vita anche la moglie Maria e la piccola Angelica, una bimba di 7 anni per cui piangono anche tutti i suoi amici del gruppo Scout Roma 88. Una famiglia romana, come tante altre che hanno perso la vita nel sisma. Carlo Chiodi l’anno scorso ha lavorato al quartier generale di Unifil a Naqoura nel Libano meridionale. Dal comando operativo centrale era stato mandato in missione tra i Caschi blu dell’Onu. Sovrintendeva sui quasi 1.500 uomini del contingente italiano: si occupava di tutto ciò che arrivava e partiva, dal posto aereo per il ‘fine missione’ alla concessione di una licenza. Era legatissimo alla sua famiglia e soprattutto alla figlia Angelica. “Buona caccia sorellina”, “Ciao Angelica… In questo momento non so cosa fare, vorrei che fossi qui a sorridermi ancora”, scrivono con dolore e commozione i suoi amici nei messaggi pubblicati sul profilo facebook del gruppo scout della Capitale Agesci Roma 88. Era una piccola “lupetta” e nelle foto appare sempre con il sorriso. “Aveva gli occhi dolcissimi, era una bambina socievole e sempre sorridente – ricorda padre Lucio, parroco di Santa Maria Regina Mundi, in zona Torre Spaccata, in cui è attivo il gruppo scout – Frequentava anche il catechismo e quest’anno avrebbe dovuto fare la prima comunione. Sappiamo che era in vacanza ad Amatrice con la mamma Maria e il papà Carlo, anche loro vittime del sisma. Pare sia crollata la palazzina dove alloggiavano e i parenti abbiano scavato tra le macerie per cercarli”.

Cuoco hotel Roma, ho tirato fuori proprietari VIDEO – “Mi sono svegliato e la stanza si muoveva forte e il soffitto cadeva. Non finiva mai di tremare, poi mi è caduto tutto addosso”. Luca Palombini, aiuto cuoco di 33 anni, non solo è riuscito miracolosamente ad uscire con le sue gambe dall’inferno del crollo dello storico Hotel Roma di Amatrice (Rieti), dove lavorava, ma alle 3 e 36 della tragica notte segnata dal tragico terremoto che ha sconvolto l’Italia centrale, benché ferito ha salvato anche suo cugino e sua moglie, proprietari dell’albergo ristorante. Palombini, ora ricoverato al reparto di ortopedia dell’ospedale ‘San Salvatore’ dell’Aquila per curare traumi alla schiena e ad una gamba, accetta di raccontare il dramma. Il giovane di Amatrice dormiva nella sua stanza dopo una giornata di lavoro. Subito dopo la scossa, ferito e confuso, ha potuto scendere al piano di sotto tramite un buco che si era aperto in bagno per salvare suo cugino Alessio Bucci, titolare dell’albergo e sua moglie, rimasti sotto le macerie che ora nel suo stesso ospedale lottano contro la morte. I tre sono tra i pochi superstiti del crollo dell’Hotel, anche se si spera di trovare ancora qualche cliente vivo sotto al cumulo di macerie. Al momento della scossa erano 32 gli ospiti della struttura sulla quale si è iniziato a lavorare da ieri pomeriggio. L’edificio è collassato su se stesso e i vigili del fuoco sono intervenuti dal tetto. “Dal bagno sentivo rumori e grida di persone intrappolate – racconta – Sono riuscito a scendere dalla voragine che si è aperta in bagno. Sono andato a vedere se nella parte nuova dell’albergo tutti stessero bene, poi mi sono reso conto che mio cugino e sua moglie erano sotto le macerie”. Insieme a un altro ragazzo ha allora cominciato a scavare, incurante dei dolori ed ha tirato fuori i due parenti. All’ospedale ‘San Salvatore’ è ricoverato anche Giancarlo Gabrieli, dipendente comunale di 56 anni, che è riuscito a respirare per ore sotto la sua casa crollata, grazie a un piccolo foro tra le macerie che lasciava passare aria. Una pioggia di calcinacci detriti e pezzi di muro lo ha investito, nella sua casa in via Roma, nel cuore del centro storico di Amatrice, raso al suolo. “Un rumore assordante mi ha svegliato e in un secondo ero già sotto a quintali di macerie, bloccato dalla vita in giù – spiega – L’armadio caduto sul mio letto ha fatto da calotta, salvandomi da colpi alla testa”. C’è ancora terrore negli occhi di Gabrieli che raccontano un inferno senza fine. Si commuove ringraziando chi lo ha salvato, anche se dice di non ricordare il nome. “Mi ha salvato un aquilano, insieme ad altre persone, voglio ringraziarli e ringraziare anche chi ci aiuterà da adesso in poi”. Gabrieli ha il bacino rotto e problemi alla gamba destra, ma se la caverà.

Primo arresto per sciacallaggio, ad Amatrice. I carabinieri hanno arrestato un 45enne originario di Napoli, pluripregiudicato, che tentava di introdursi in un’abitazione forzandone la porta con un cacciavite. Visti i militari, l’uomo si è dato alla fuga. Bloccato, ha ingaggiato una colluttazione con i carabinieri, che lo hanno arrestato. I militari hanno riportato lievi lesioni, guaribili in 6 giorni. L’arresto è stato effettuato dai Carabinieri del comando provinciale di Rieti, nell’ambito dei servizi predisposti proprio per reprimere il fenomeno dello sciacallaggio. Nel pomeriggio, nella frazione di Retrosi, una pattuglia composta dal comandante della stazione di Leonessa e da un militare dello stesso reparto, coadiuvati da militari del 7/o reggimento Laives, hanno sorpreso l’uomo mentre cercava di forzare con un cacciavite la serratura di un’abitazione colpita dal sisma e disabitata. I militari lo hanno sorpreso alle spalle e l’uomo ha cercato di scappare, ingaggiando con i carabinieri una violenta colluttazione, ferendo con il cacciavite uno dei militari, che sono riusciti a immobilizzarlo e ad ammanettarlo. Addosso, nella tasca dei pantaloni, l’uomo aveva un biglietto ferroviario datato 24 agosto della tratta Napoli-Roma, a conferma – sostengono gli investigatori – che il pregiudicato era giunto sul luogo del sisma proprio con l’intento di far razzie nelle abitazioni danneggiate e disabitate. Il quarantacinquenne – con numerosi precedenti penali per droga, ricettazione e porto abusivo di armi – e’ stato arrestato con l’accusa di rapina impropria e lesioni personali e condotto nel carcere di Rieti.

ANSA