Amarezza Reja «Senza tifosi ci sentiamo come a teatro»

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Sa di occasione persa, questo punto tirato fuori con la testa di Gonzalez. Con tutta la rabbia di una Lazio che nel primo tempo si fa condizionare dal clima di contestazione dell’Olimpico in pieno stile Tafazzi, ma nel secondo decide di ribellarsi e sfiora la vittoria. Sa di occasione persa perché la squadra di Reja non riesce a sfruttare i passi falsi di Parma e Inter: l’Europa League resta distante cinque punti, troppi per sognare, ancora pochi però per abbandonare la lotta. E così Candreva prova a convincersi che no, «per l’Europa non è finito niente, ci crediamo tutti, possiamo ancora farcela, ce la metteremo tutta finché la matematica ci lascerà una possibilità. Ma certo, se avessimo vinto contro il Milan avremmo dato un’altra spinta al finale di stagione. E peraltro l’avremmo meritato, abbiamo fatto una grande prestazione, non possiamo rammaricarci di niente».

Rimpianti Il rammarico è soprattutto per il contorno. Perché non può essere un caso che dei 22 punti conquistati in due mesi e mezzo di Reja, solo 9 sono arrivati nelle partite giocate all’Olimpico: «Inutile nascondersi, abbiamo una tifoseria abbastanza calda e non averla dalla nostra parte al 100% può essere un problema», spiega Candreva, portavoce di uno spogliatoio in cui – Lotito dixit – non tutti capiscono il motivo della contestazione. E alla fine a pagare il conto è la Lazio. Lo paga in prima persona Edy Reja, che prova a fare lo psicologo e a convincere i suoi giocatori che conta soltanto quello che succede in campo. Impresa difficile. «Nel primo tempo sembrava di stare a teatro, nel secondo siamo riusciti a trascinare la gente. Spero che questo sia un segnale in chiave futura. Sì, c’è grande rammarico per questo pareggio – dice il tecnico -. Avremmo meritato la vittoria, in fondo il Milan si è reso pericoloso solo con il palo di Balotelli, mentre il gol è arrivato con un tiro-cross. Peccato, perché dopo aver visto il pareggio del Parma avremmo voluto accorciare le distanze in classifica e invece non ci siamo riusciti. Ma della prestazione, cosa dire? E’ stata ottima, è già da un po’ che giochiamo così». Nel primo tempo, però, il motore sembrava inceppato: «Eravamo titubanti, sia noi sia il Milan – aggiunge Reja -. Avremmo dovuto sfruttare meglio la fascia destra, lì dove Kakà lasciava molti spazi. Avevamo troppa paura di scoprirci, forse è questo il motivo. Nell’intervallo ho parlato con la squadra, ci siamo scossi, il fatto di essere sotto di un gol ci ha liberato e così abbiamo fatto tutto quello che avremmo dovuto fare prima: ritmo, aggressività, pericolosità, tutto bene. Peccato per le assenze, specie quella di Klose (out per il riacutizzarsi di un mal di schiena, ndr): Perea è ancora un giovanotto…». E in campo si è visto. Con un clima così, in partite così, servono altri ingredienti per vincere. E le sole due vittorie su sei match all’Olimpico sono lì a spiegare tutto.

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