Altro che idi di marzo E’ il mese di Mazzarri dev’esserlo dell’Inter

Walter Mazzarri
Walter Mazzarri, 52 anni, alla prima stagione sulla panchina dell’Inter. Marzo è il mese in cui le squadre del tecnico toscano hanno fatto più punti ANSA MATTEO DALLA VITE
emmedivu
MILANO
Le cifre, i numeri, le statistiche. Ebbene: l’arco di carriera fra i professionisti dice che Walter Mazzarri ha nel mese di marzo un periodo proficuo. Media punti-partita: 1,66, contando 53 partite con dentro 24 vittorie, 16 pareggi e 13 sconfitte. Fin qui i riscontri numerici, ai quali va aggiunto un particolare che potrebbe dettare il definitivo decollo dell’Inter in questo mese: e il particolare riguarda una strizzatina d’occhio del calendario . 
 
Basi per il decollo Dopo il buon pari dell’Olimpico, i nerazzurri non incontreranno le cosiddette Grandi ma avranno due scontri diretti (Torino domani a San Siro e poi il Verona fuori), due partite di fila in casa (Atalanta e Udinese) e la trasferta di Livorno. Ecco il marzo interista: è vero che fino ad oggi contro le rivali più forti e che lasciano giocare spesso si è vista l’Inter più mazzarriana, invece in difficoltà contro avversarie impegnate soprattutto a difendersi; ma è vero anche che se tutto coincide – fra pronostici e buona stella di WM – può esserci lo strappo positivo. Viceversa, avanti con la delusione da incompiuta. E la delusione sarebbe grande. 
 
Lo stellone di Hernanes Marzo è insomma il mese nel quale si decide il campionato dell’Inter, o comunque nel quale si avranno risposte particolarmente importanti: chiaro che dopo mancheranno altre sette partite (con le due trasferte consecutive contro Samp e Parma) ma è evidente che l’allungo potrebbe esserci adesso. O mai più, forse. Nel girone di andata, l’Inter fece 11 punti fra Toro, Verona, Atalanta, Udinese e Livorno. Ma i precedenti, volendo, non contano: conta che l’Inter ha l’immediato dovere di dimostrarsi più forte delle attuali rivali per agguantare l’Europa League, e quindi di Torino (davanti a Thohir) e Verona. Quantomeno – pensa Mazzarri – torna titolare Anderson Hernanes, e nelle due partite in cui il Profeta ha cominciato la gara, l’Inter ha sempre vinto. 
 
Riprendersi San Siro Per sfruttare bene questo calendario mensile, l’Inter deve però ritrovare la forza casalinga: dopo un inizio sicuro di campionato (vittorie con Genoa e Fiorentina, pareggio contro la Juventus), il crollo con la Roma e i successi contro Verona e Livorno, da Inter-Sampdoria in poi è cominciato un periodo di stenti casalinghi, derby a parte ovviamente (vinto 1-0): 1-1 contro i blucerchiati, poi il 3-3 contro il Parma, 1-1 contro il Chievo, 0-0 contro il Catania, il sudato 1-0 sul Sassuolo e l’1-1 contro il Cagliari. Insomma, poca roba, una prima chance di decollo che non è avvenuto. 
 
Due anni fuori, no… La morale di tutto questo è: se è vera Inter, dalla gara contro il Torino in poi si vedrà l’impennata decisiva. Perché in palio c’è l’Europa, quella che Erick Thohir vuole a tutti i costi per riportare il marchio in giro e perché «un club come il nostro – ha più volte detto il presidente nerazzurro – non può restare due anni di fila fuori…». Fuori dal giro che conta intende, e non è certo (solo) una questione di introiti, visto che l’Europa League non rende ricchi. Ballano dei soldi e neanche pochi, certo, ma ci sono in ballo anche visibilità e prestigio: come dire un trampolino che ET vuole sfruttare per rimettere in pista quella che lui definisce (e sogna) «un’Inter sempre più grande».