Altolà del Pd a M5S: risposte sull’Italicum o non vi incontriamo

BEPPE GRILLO 3

Il Partito democratico non si fida del Movimento 5 Stelle e, alla vigilia di un incontro che resta in forse, ieri i democratici hanno chiesto ai grillini di mettere nero su bianco la propria posizione, in un documento sui 10 punti posti dallo stesso Pd, «altrimenti c’è il concreto rischio che l’incontro sia inutile», hanno spiegato fonti piddine. 
Una risposta indiretta all’apertura del pentastellato Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, che in un’intervista al Corriere della Sera, si era detto consapevole «di essere davanti a una opportunità storica per cambiare l’Italia». Nessuna contrarietà “a prescindere” su doppio turno e premio di maggioranza, da parte grillina. Anzi, Di Maio si è detto disponibile a rinunciare all’estensione dei collegi, «a patto che una norma più stringente escluda, eccetto per i reati d’opinione, i condannati dal Parlamento». E’ l’unico paletto posto da Di Maio sull’impianto delle riforme istituzionali. Un’apertura accolta con favore dai democratici, ma non sufficiente a sciogliere la prognosi sull’incontro programmato per oggi. «Noi abbiamo detto con chiarezza quali sono i punti su cui chiediamo il confronto. Ci dicano con chiarezza su cosa sono d’accordo e su cosa non lo sono. L’incontro è in agenda, ma se non sappiamo cosa vogliono, non ha senso sedersi intorno a un tavolo», ha confermato l’europarlamentare Simona Bonafè. Così, l’appuntamento, che pure ieri era stato confermato dal capogruppo grillino al Senato Renato Buccarella, resta in dubbio. Se Forza Italia conta di contenere i malumori tra le sue file, sulla riforma del Senato, le tensioni interne ai partiti si sono già focalizzate sul prossimo file: l’Italicum.
PRESSING BERSANIANO
A cominciare dal pressing della minoranza democratica contraria alle liste bloccate, e non soltanto. «La riforma va fatta e tuttavia va migliorata su tre punti: soglie, liste bloccate, equilibrio di genere», ha detto ieri Gianni Cuperlo, leader di SinistraDem, insistendo sulla questione delle liste: «Una legge che favorisca una maggioranza per governare è ragionevole, ma non al costo di escludere dal Parlamento chi raccoglie 3 o 4 milioni di voti. Conosco le obiezioni alle preferenze legate ai costi o al pericolo di inquinamento. Anche se un mese fa con le preferenze abbiamo eletto il Parlamento europeo. Comunque la via migliore restano i collegi uninominali. In alternativa, ci sono le primarie per la scelta dei candidati».
E sarebbe proprio questo l’obiettivo della minoranza dem. Un obiettivo che metterebbe però il premier Renzi, alle corde con Berlusconi che di certo non è un entusiasta delle consultazioni dal basso. Senza contare che il tema delle soglie, come quello delle preferenze, trova terreno fertile nell’alleato Nuovo centrodestra. «Se rimane ferma l’intesa Renzi-Berlusconi sull’Italicum così com’è, noi non la votiamo. Sono convinto, però, ci saranno cambiamenti importanti», ha confermato il coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello.

Il Messaggero