Allerta terrorismo, l’Italia ridisegna la mappa del rischio

POLIZIA

Anche l’Italia e’ chiamata a dare il suo apporto alle indagini francesi sugli attentati di venerdi’ sera a Parigi. Infatti, in una nota diramata oggi dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza a tutte le questure italiane si legge che “le autorita’ francesi” hanno richiesto informazioni sul conto di Baptiste Burgy, 32 anni, originario di Langres (Francia): si tratta, sottolinea la nota, di uno straniero “non precedentemente noto”. In tarda mattinata si era diffusa la notizia che anche le forze dell’ordine italiane fossero impegnate nel tentativo di rintracciare la Seat nera usata venerdi’ da uno dei terroristi, Abdeslam Salah, ancora ricercato, ma successivamente fonti qualificate dalla Polizia di Stato hanno riferito all’Agi che la vettura in questione in realta’ era gia’ stata ritrovata: e’ quella individuata e portata via ieri dalla Police nationale francese in una strada del quartiere parigino di Montreuil. Secondo le stesse fonti “al momento non e’ emersa alcuna evidenza di possibili collegamenti con l’Italia o di persone transitate sul nostro territorio” attraverso il valico di Ventimiglia. Intanto in Italia in seguito all’innalzamento dell’allerta a livello 2 – ovvero appena un gradino sotto il massimo, quello cioe’ che corrisponde ad un attacco in corso – sono state ulteriormente potenziate anche in Italia le misure di sicurezza. Il livello di allerta “e’ stato elevato a livello 2” ma “non esistono segnali indicativi di specifiche iniziative terroristiche contro il nostro Paese”, ha comunque precisato questa sera il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, in una informativa alla Camera sugli attentati di Parigi. Il titolare del Viminale ha pero’ anche detto che gli eventi francesi “senza ombra di dubbio indicano che e’ notevolmente aumentato il grado di temibilita’ della minaccia jihadista”, sottolineando inoltre come “l’imprevedibilita’ nella scelta degli obiettivi renda piu’ ardua l’attivita’ di contrasto e di prevenzione”. E mentre prosegue la rimodulazione degli obiettivi sensibili e in attesa che le prefettura completino a livello locale la mappatura del rischio, nella capitale sono stati gia’ inviati 700 militari, un “anticipo” rispetto al piano del Giubileo che sara’ presentato ufficialmente venerdi’ prossimo.
“E naturale che il livello di preoccupazione possa crescere in coincidenza con l’imminente avvio del Giubileo”, ha confermato Alfano, spiegando che “una particolare attenzione – ha ammesso Alfano – viene dedicata al rischio che l’attacco terroristico possa essere portato dall’alto utilizzando anche dispositivi aerei a pilotaggio remoto, meglio conosciuti come droni”.
Sempre a proposito di Giubileo, e’ “normale” per il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che alla luce degli attentati avvenuti a Parigi ci possa essere o ci sara’ un rafforzamento delle misure di sicurezza in Vaticano. “Oggi ci sentiamo un po’ tutti minacciati, quindi e’ logico che anche per quanto riguarda il Vaticano, soprattutto in vista del Giubileo che vedra’ convergere a Roma un certo numero di persone, ci sara’ una maggiore attenzione e un maggior controllo”, ha detto Parolin. E se c’e’ l’eventualita’ che possa registrarsi una flessione degli arrivi di fedeli e pellegrini a Roma per il Giubileo, il segretario di Stato vaticano ha detto “sappiamo che ci sono queste minacce pero’ mi sembra che la preparazione dell’evento continui. Non ci sono decisioni che interromperanno lo svolgimento dell’Anno Santo.
Speriamo che tutto vada bene, anche grazie a questo rafforzamento delle misure di sicurezza”. Parolin ha detto anche che il viaggio del Papa in Africa “si svolgera’ normalmente. Certo, la situazione nella Repubblica Centrafricana rimane difficile, si vedra’ che cosa fare, ma il viaggio e’ confermato”. E a sua volta, a proposito del viaggio in Kenya, Uganda e Centrafrica, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, dice “dobbiamo essere coraggiosi, costanti, prudenti e saggi ma dobbiamo anche continuare a percorrere la nostra strada con i nostri principi. Sappiamo da sempre che il dialogo e l’amore sono difficili e messi alla prova in questo contesto umano e storico” ma “questo e’ il momento di testimoniarlo, il Papa ci guida in questo, e noi lo faremo”. “Papa Francesco – spiega il portavoce – vuole parlare della misericordia e dell’amore di Dio anche ai popoli africani e a quelli piu’ provati. Per questo e’ nata l’idea di cominciare il Giubileo in Africa oltre che a Roma. E’ un anticipo per un continente che ha estremamente bisogno” e “sono confermate tutte le tappe del viaggio in Africa”.

AGI