Allarme astensione Renzi punta tutto su Roma e sul Sud mossa choc sul fisco

ASSEMBLEA 2012 DI CONFINDUSTRIA FIRENZE CON GIORGIO SQUINZI E MATTEO RENZI

«Speriamo e puntiamo sul sorpasso, i Cinquestelle un anno fa erano il primo partito. A noi basta un voto in più». Matteo Renzi, in barba ai sondaggi incoraggianti, con i suoi usa toni prudenti. Non dà affatto per scontata la vittoria del Pd.
E’ per questo che in questi ultimi giorni di campagna, il premier batterà a tappeto l’Italia e i salotti tv. Oggi sarà a Napoli nel rione Sanità, domani a Milano, Bari e a “Porta a porta”. Poi a Bergamo per sostenere l’amico Giorgio Gori candidato sindaco, giovedì sera a piazza del Popolo a Roma e infine venerdì mattina a Palermo e in serata a Firenze sotto il “suo” Palazzo Vecchio. Il tutto senza ricorrere al format a lui più gradito della Leopolda, palco e show studiati nei dettagli. Ma in piazza. «Perché il Pd si riprende le piazze, non le lascia a Grillo», dicono con enfasi nella sede del Nazareno. «La verità è che Matteo sa che con queste elezioni si gioca l’osso del collo e si è gettato in un forcing forsennato», confida allarmato un deputato molto vicino al premier.
Il primo obiettivo di Renzi è tentare di recuperare al Sud e nelle Isole. Qui i sondaggi non sono favorevoli, danno i Cinquestelle in vantaggio. Tant’è, che dopo essere già stato a Napoli e a Palermo, ci tornerà nelle prossime ore. E a domani Bari firmerà un accordo con un’azienda biomedicale tedesca «che porterà soldi e occupazione al Sud». Ma la piazza più importante, visto che questa volta il Pd non può confidare sul tradizionale traino delle elezioni amministrative nelle grandi città e perciò teme una forte astensione, è considerata Roma. Il premier sta studiando se fare proprio nella Capitale, giovedì sera, un annuncio sul fronte fiscale. «Perché noi siamo quelli che abbiamo tagliato l’Irpef e l’Irap e continueremo a ridurre le tasse», è il mantra del segretario Pd.
Nel suo forcing Renzi va a testa bassa contro Grillo. Polarizza lo scontro. «Da una parte ci sono i gufi, quelli che sperano ci sia sempre la crisi, dall’altra quelli come noi che si rimboccano le maniche. Per questo se vince il governo, vince l’Italia», ha detto ieri pomeriggio a “L’Arena” su Rai1. E per essere ancora più chiaro: «Mi sembra che Grillo viva la campagna elettorale come un grande spettacolo e sotto sotto se la rida sotto i baffi, pensando che qualcuno gli creda davvero. La verità è che punta a insultare, non a cambiare l’Italia. Anzi, Grillo scommette sulla sconfitta dell’Italia. Ma per fortuna i Cinquestelle stanno facendo meno piazza e meno gente e prenderanno meno voti». Poi, in una sorta di appello: «Io dico, votate chi volete. Ma in Europa non mandateci i buffoni».
Per tentare di intercettare la protesta, Renzi usa anche toni cari all’anti-politica: «Il sistema politico deve smetterla di rompere le scatole, semplificando, abbassando le tasse. Noi abbiamo tagliato l’Irpef e dato gli 80 euro sforbiciando i costi della politica e le Province». Il fisco, appunto. In attesa del possibile annuncio, il premier rivendica i risultati conseguiti: «Abbiamo ridotto l’Irpef e l’Irap e devo dire che non credevo di riuscire a portare a casa questo risultato».
Non manca una particolare attenzione al voto femminile. Così in questi ultimi giorni ognuna della cinque capolista del Pd verrà affiancata nei comizi da una ministra.

Il Messaggero