Alitalia, pignoramenti ai piloti truffatori

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Calcoli, riunioni, incroci con gli elementi raccolti dall’Inps, hanno già portato il Comando provinciale della Guardia di finanza di Roma a fare una prima stima di quanto è costato all’erario italiano lo scherzetto dei piloti Alitalia che continuavano a percepire la cassa integrazione mentre lavoravano per un’altra compagnia: si arriva a circa 20 milioni di euro, per almeno 400 piloti. E mentre calcoli e verifiche vanno avanti, sono scattati i primi sequestri preventivii: 300mila euro, da conti correnti e abitazioni (sottoposte a ipoteca con un provvedimento dell’autorità giudiziaria, visto che in molti casi i depositi erano stati svuotati).
Per il momento, le posizioni illecite cui è seguita una denuncia in procura sono 44, per circa 9 milioni di euro. Ma sono cifre destinate a gonfiarsi in modo esponenziale: basti pensare che le posizioni, che ad un primo screening sono risultate sospette, sono 330 solo a proposito dei piloti. Parallelamente sono stati sottoposti a un primo esame le buste paga di 200 dipendenti del comparto volo (che comprende sia il personale viaggiante sia quello dell’assistenza a terra).
LA STORIA

I controlli delle Fiamme gialle prendono il via quasi casualmente da alcuni istruttori di volo impiegati all’aeroporto dell’Urbe, risultati ex dipendenti Alitalia ancora in Cigs. Sulla base di questi casi sospetti, gli uomini del comandante Ivano Maccani hanno sottoposto a screening 1000 piloti, ovvero quelli che dal 2009 al 2014 hanno chiesto alla compagnia un attestato che certificasse il tipo di brevetto conseguito e l’assenza di incidenti. Un documento, indispensabile per trovare un altro lavoro.
A febbraio, anche grazie alla costituzione di un pool misto, al quale hanno collaborato alcuni funzionari Inps, la procura di Roma riceve la segnalazione di 36 posizioni sospette, dieci delle quali sono poi state girate ad altre procure in tutta Italia. Tutti hanno ricevuto per sette anni l’80% della retribuzione riferita agli ultimi 12 mesi di lavoro, per una somma variabile tra i 3mila e gli 11mila euro al mese. Ciascun pilota, però, parallelamente aveva firmato un contratto di lavoro presso una compagnia straniera e almeno dal 2009 ha dimenticato di segnalare all’Inps la nuova attività e quindi di rinunciare al contributo. Per un totale di 7,5 milioni di euro. «Una truffa particolarmente spiacevole – aveva commentato il direttore dell’istituto, Mauro Nori – perché il fondo di solidarietà del trasporto aereo dà integrazioni salariali molto generose, finanziate da tutti i viaggiatori con un’addizionale di 3 euro su ciascun biglietto».
I SEQUESTRI

Ora, a un mese di distanza da quelle prime denunce, sono scattati i primi sequestri: la cifra complessiva aè di 298mila euro, compresi 88mila euro su quattro abitazioni sottoposte a ipoteca. I sequestri riguardano un pilota residente a Rimini, uno a Milano, una a Pavia e due a Velletri. Il pilota di Pavia era l’unico ad aver lasciato sul conto corrente una cifra che permettesse di eseguire il sequestro, per tutti gli altri l’autorità giudiziaria ha dovuto disporre l’ipoteca sulle proprietà immobiliari. Gli ultimi sono avvenuti a Velletri, su indicazione del procuratore capo Francesco Cosimo Prete. La vicenda riguarda due piloti residenti a Frascati, che devono restituire all’erario circa 45mila euro (le indebite percezioni ammontano a 62mila euro). Al momento però la Finanza ha recuperato solo 39mila euro.
Complessivamente, nei giorni scorsi, sono state però identificate altre otto posizioni, facendo salire il pallottoliere dei danni a 9 milioni di euro in totale. Cifra, spiegano i tecnici, destinata ad arrivare almeno a 50 casi di contributi indebiti entro la fine del mese.

Il Messaggero