Alitalia, i sindacati si spaccano L’azienda avverte: così salta Etihad

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Una lacerante spaccatura sindacale mette in bilico l’accordo Alitalia-Etihad. Campo di battaglia il referendum abrogrativo che si è celebrato ieri sugli accordi integrativi, sottoscritti il 16 e 17 luglio, che prevedono tagli al costo del lavoro per 31 milioni di euro nei prossimi 5 mesi. Il risultato è stato chiaro: ha votato appena il 27% (quasi tutti a favore) dei 13 mila chiamati ad esprimersi in merito al piano temporaneo di riduzioni salariali (che non riguardano però i redditi inferiori a 20 mila euro) e il mancato quorum, norme alla mano, dovrebbe intendersi come confermativo. Ma la Uil, che si era sfilata dall’accordo e che aveva voluto la consultazione referendaria, non ci sta. Aprendo così, dopo quello sugli esuberi, un nuovo fronte che rischia di mandare all’aria il laborioso affare con la compagnia araba. 
In linea teorica, infatti, le intese firmate da Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl e Usb (ma non da Uiltrasporti e dalle associazioni professionali di piloti e assistenti di volo Anpac, Avia e Anpav) sono valide. Ma Alitalia pretende l’unanimità sindacale. «Auspico che tutti i sindacati firmino per assicurare un clima di pace sociale e credo che prevarrà il senso di responsabilità» ha detto l’ad Del Torchio. Il mancato raggiungimento del quorum, ha fatto sapere l’azienda, «conferma la validità degli accordi sottoposti a referendum». E dunque gli accordi, firmati dal 65% delle sigle sindacali, «sono efficaci per tutto il personale». Tuttavia la compagnia ha anche evidenziato come «la condivisione delle scelte da parte di tutte le sigle sindacali siano essenziali per il completamente con successo delle intese con Etihad». Insomma, Alitalia punta ad avere un fronte compatto alle spalle per potersi sedere al tavolo del negoziato finale con maggior forza. Una presa di posizione che non ha affatto ammorbidito la Uilt. Che anzi, attraverso il segretario generale Claudio Tarlazzi, ha diffidato l’azienda dal prelevare i soldi dalle buste paga dei propri iscritti. Resta comunque, ha assicurato la Uilt, «la disponibilità a tornare al tavolo per fare un nuovo accordo». Mentre il segretario generale, Luigi Angeletti, censurando «le incaute dichiarazioni di Alitalia, anche alla luce del fatto che l’80% dei lavoratori non condivide le sue scelte», ha rimandato ogni considerazione a dopo la chiusura della trattativa Alitalia-Etihad. 
LO SCENARIO
Trattativa che, a giudizio degli altri sindacati, potrebbe saltare proprio a causa di questa intransigenza. «Alcuni sindacati corporativi compresa la Uil – ha tuonato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni – stanno giocando con il fuoco nel momento peggiore per Alitalia perchè gli arabi possono fuggire». Dello stesso tono la replica delle sigle aderenti all’accordo. «Quorum mancato, accordo valido», ha tagliato corto Giovanni Luciano di Fit Cisl e dalla Cgil ricordano che, trattandosi di una consultazione abrogativa, valgono le regole del referendum costituzionale. «L’accordo firmato è valido», afferma il sindacato di Corso Italia. Uil, con i piloti al fianco, sola contro tutti insomma. Mentre il governo resta alla finestra. «Le divisioni tra i sindacati su Alitalia non riguardano Palazzo Chigi», ha fatto sapere Giuliano Poletti. «Abbiamo fatto il massimo sforzo per la riduzione degli esuberi – ha ricordato il ministrodel Lavoro – ma questo è un tema che riguarda le parti sociali».

Il Messaggero