Alitalia-Etihad, ultimatum ai sindacati

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ROMA Il timing non cambia: martedì 8 luglio partenza della non stop negoziale; martedì 15 luglio chiusura della trattativa. Quasi un ultimatum, rafforzato da un netto avvertimento di Intesa Sanpaolo. Sette giorni, magari anche qualcuno in più, per definire la partita esuberi in Alitalia. Scadenza sostanzialmente imposta dagli arabi di Etihad, confermata dal ministro Maurizio Lupi al termine dell’incontro con le organizzazioni sindacali, e ribadita dallo stesso titolare dei Trasporti in sede di question time alla Camera: «Dobbiamo chiudere entro la fine della prossima settimana». Tra sindacati e azienda è un autentico braccio di ferro. Perché se il nodo del debito con gli istituti di credito sembra risolto, resta tutto da sciogliere quello relativo al personale dipendente. Un nodo reso ancora più intricato dalla pregiudiziale posta ora da Gian Maria Gros-Pietro, presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo: «Senza la piena adesione del sindacato al piano industriale non siamo disposti a partecipare al finanziamento».
I NUMERI
Quello di ieri mattina è stato un incontro che è servito soprattutto al governo (oltre a Lupi era presente il ministro del Welfare, Giuliano Poletti) per focalizzare le posizioni: venerdì scorso erano state ascoltate le ragioni della compagnia, ieri, appunto, quelle delle organizzazioni dei lavoratori. Da martedì prossimo l’esecutivo, nel suo ruolo di regista, tenterà una delicata per quanto complicata operazione di avvicinamento. Alitalia ha già ufficializzato il numero degli esuberi: 2.251. I sindacati insistono per valutare e discutere, in via prioritaria, il piano industriale. Il tema degli organici – insistono – dovrà essere trattato soltanto in seconda battuta. Il ministro Lupi ha smentito le voci circa una possibile riduzione dei tagli: «I numeri sono molto chiari: nel piano industriale si parla di 2.251 esuberi. L’obiettivo è rilanciare la compagnia con il minor impatto sociale evitando il baratro. Ora dobbiamo verificare se ci possano essere prospettive di ricollocazione. Stiamo verificando se quella delle Poste può essere una strada percorribile, insieme a quella di una esternalizzazione dei servizi di information tecnology. Lo valuteremo insieme ai sindacati». Si parla anche di catering, Adr e manutenzione.
I SINDACATI
Le rappresentanze di categoria non si opporrebbero a una riduzione dell’organico, ma pretendono garanzie rispetto al mantenimento del posto di lavoro per coloro che dovessero uscire dall’azienda. Avverte il leader della Cgil, Susanna Camusso: «Non esiste il prendere o lasciare quando c’è di mezzo il futuro di migliaia di persone. Gli accordi li fanno le condizioni di merito che li determinano e non le date. Tutto dipende dalle condizioni di partenza». «Stiamo lavorando – puntualizza il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni – per ridurre il più possibile il numero degli esuberi». Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, inquadra così il problema: «Bisogna trovare una soluzione che salvi tutti i lavoratori e l’obiettivo è trovarla entro la metà di luglio».
Alla fine chiaramente un accordo si troverà, ma in questo momento resta difficile individuare il punto di caduta in tempi brevi. Etihad ha fretta di chiudere la partita e avviare così il suo piano strategico di penetrazione sul mercato europeo con base operativa sull’hub di Fiumicino; Alitalia non può rinunciare a un progetto di rilancio per complessivi 1,2 miliardi di euro; il governo vorrebbe evitare il rischio di incassare un cartellino giallo (o rosso) dalla Ue per eventuali aiuti di Stato, denunciati da altri vettori europei. Lufthansa, per esempio.

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