Alitalia-Etihad, ecco la newco che farà decollare l’alleanza nei cieli

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ROMA La soluzione è arrivata in extremis e dopo che Intesa, nel summit di ieri con le altre banche, aveva bocciato le richieste di Etihad sulla ristrutturazione del debito, mettendo così seriamente a rischio, tanto per usare un eufemismo, la trattativa per arrivare al matrimonio con Alitalia. Matrimonio che invece resta miracolosamente in pista perché, sempre ieri in un successivo e acceso vertice tra i soci industriali e le stesse banche, è spuntata l’idea che ha messo tutti d’accordo. La creazione di una newco, 51% in mano a Cai e 49% in quota Etihad, che darà vita a quella che potremo chiamare Alihad. Si tratta, secondo lo schema che Il Messaggero può anticipare, di una nuova società in cui confluirà la parte sana del vettore tricolore: l’operatività in tutti suoi aspetti industriali (voli e slot) e i dipendenti necessari a far volare la compagnia nel numero indicato dagli arabi. Per dare sprint finanziario alla newco è in programma un sostanzioso aumento di capitale che sarà sostenuto, oltre cha da Etihad per circa 560 milioni di euro, anche dai soci italiani (200 milioni) che potranno così fare fronte anche alle maggiori perdite previste per il 2014. Nella bad company finiranno invece – in uno schema già utilizzato in passato proprio per Alitalia – la maggioranza dei debiti bancari, una buona fetta degli esuberi (3.000 mila dipendenti), i rischi finanziari legati ai contenziosi legali e fiscali aperti. Insomma, tutto il fardello del passato, con gli extra costi del personale considerato in esubero e il macigno del debito di cui Etihad, come ribadito nelle due lettere inviata ai vertici di Alitalia, non vuole più sentir parlare. I soci italiani e le banche azioniste si sono date tempo fino a lunedì per mettere tutto nero su bianco e consentire così a Gabriele Del Torchio e a Roberto Colaninno di volare lunedì ad Abu Dhabi con una proposta concreta che, è evidente, va proprio nella direzione di quanto chiesto dagli arabi con l’aut aut.
TEMPI RAPIDI
La complessa operazione, che come detto richiama una delle tante scorciatoie imboccate nel passato per evitare il fallimento, ha comunque disinnescato la dura presa di posizione di Intesa che, come accennato, aveva rifiutato il piano taglia-debiti proposto da Etihad. Un no secco che nel pomeriggio di ieri aveva lasciato di sasso gli altri istituti di credito, riuniti ieri insieme all’ad Del Torchio per trovare una posizione comune in vista del viaggio ad Abu Dhabi. Disorientati anche i soci industriali, da Poste ad Atlantia: nessuno in verità si aspettava una frenata così forte. Poi in serata è arrivata la soluzione della newco che, salvo sorprese, prenderà corpo e sostanza in questo week end. A sostenerla sono stati soprattutto i soci industriali convinti, pur con sfumature diverse, della necessità di avere un fronte bancario unito per favorire l’intesa finale. 
Resta il nodo dei debiti che finiranno nelle «Bad Alitalia», che giocoforza le banche dovranno prima o poi affrontare. Il problema è stato quindi solo rinviato, probabilmente per non appesantire ulteriormente i bilanci.
Non è mancato in queste ore il pressing di Palazzo Chigi che, mettendo sul piatto il decreto per la liberalizzazione di Linate e il Fondo per la mobilità dei dipendenti della compagnia, si aspetta, anche perchè ci ha messo la faccia, un lieto fine della vicenda quanto prima.
Eppure sia Intesa Sanpaolo che il presidente Colaninno avevano messo in dubbio questa soluzione, evocando la possibilità di rimettere in gioco Air France e ribadendo che il piano industriale elaborato dall’amministratore delegato avrebbe potuto valorizzare fino a 2 miliardi Alitalia. Del resto, Colaninno non ha mai interrotto i contatti con Parigi. La rotta però adesso è un’altra. Con la corsa contro il tempo per mettere a punto l’operazione newco che Del Torchio e lo stesso Colaninno illustreranno nei dettagli lunedì 5 ad Abu Dhabi. 

IL MESSAGGERO