Alitalia-Etihad, accordo fatto sul 49%

ALITALIA, AVANTI CON ETIHAD, LUPI SPERO INTESA IN SETTIMANA

L’intesa c’è, manca soltanto la firma. Ma l’annuncio congiunto Alitalia-Etihad è chiaro. Le due compagnie «confermano di aver trovato un accordo su termini e condizioni dell’operazione con la quale Etihad Airways acquista una partecipazione azionaria del 49 per cento in Alitalia. Nei prossimi giorni si procederà alla finalizzazione della documentazione contrattuale che includerà le condizioni concordate». Per stipulare l’alleanza serve l’ultimo passaggio: mettere nero su bianco. Quando? E’ l’unico interrogativo che resta per chiudere la partita. Poi il guado dell’Antitrust di Bruxelles che dovrà verificare la regolare applicazione dei dettami comunitari che prevedono l’obbligo per qualsiasi vettore continentale di mantenere il controllo in mani europee.
Le due condizioni prioritarie poste dagli arabi per arrivare all’accordo sono soddisfatte. La prima era quella costituita dalla ristrutturazione del debito con le banche. Lo schema su cui si è lavorato negli ultimi giorni prevede la rinegoziazione di 565 milioni di rosso, con la cancellazione di un terzo e la conversione in azioni (con un convertendo a 2-3 anni) dei restanti due terzi. Evidentemente le banche creditrici di Alitalia, cioè Intesa, Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio hanno raggiunto una posizione condivisa. Così come risultano superati gli scogli del decreto Bersani che limita gli slot su Linate (dunque, piena libertà operativa nei collegamenti con lo scalo milanese), quello dei privilegi per le low cost (che non avranno più i vantaggi competitivi del passato) e quello delle infrastrutture di collegamento con lo scalo di Fiumicino (in sostanza, il potenziamento dei servizi ferroviari tra l’aeroporto romano e la Capitale).
GLI ULTIMI NODI
Sulla carta resta il nodo problematico degli esuberi: Alitalia ne ha individuati 2.251, in gran parte tra i dipendenti di terra. I sindacati hanno rimandato la richiesta al mittente giudicandola «irricevibile, siamo ancora a zero». Il braccio di ferro continua e nelle prossime ore il confronto dovrebbe ripartire. Ma anche le organizzazioni sindacali ormai si sono convinte che la battaglia semmai si combatterà esclusivamente sull’entità dei tagli. Significativa l’ammissione del leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Bisognerà limitare al massimo gli esuberi». E poi è difficile immaginare che Etihad avrebbe accettato di arrivare all’intesa senza la garanzia di una incisiva riduzione degli organici. «E’ sempre più chiaro che questo matrimonio s’ha da fare», ha chiosato ieri il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi.
La compagnia metterà subito sul piatto 560 milioni che sarebbero finalizzati all’ammodernamento della flotta e al rafforzamento dei servizi. Operazione combinata che dovrebbe conferire a Fiumicino il ruolo di hub strategico permettendo ad Alitalia di crescere e al vettore arabo di espandersi sul mercato europeo, facendo del Leonardo da Vinci una testa di ponte per le rotte continentali. Air France ha preso atto silenziosamente, Lufthansa si è affrettata a puntualizzare come dovrà essere la Ue a «porre fine alla concorrenza sleale da parte dell’aviazione sussidiata dalla Stato e a proibire l’aggiramento delle regole europee».

Il Messaggero