Alitalia, è scontro sui 2500 esuberi

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Mentre infuria la polemica per i 2.500 esuberi e relativi tagli, oltre che per l’ipotetica esclusione dello scalo di Malpensa e per il vincolo europeo imposto da Bruxelles, già si profila il nuovo ponte di comando della newco che nascerà dalla fusione di Alitalia e la società araba Etihad, proprietaria al 49%.

Percentuale quanto mai importante considerato l’ennesimo monito dalla Ue sulla necessità che il controllo della compagnia italiana rimanga targato Europa.

In ogni caso, si fanno sempre più insistenti le indiscrezioni che vedono, con molta probabilità, Luca Cordero di Montezemolo e Silvano Cassano nei ruoli rispettivamente di presidente e amministratore delegato. Il primo, grazie anche alla presidenza della Ferrari, ha una più che collaudata affinità con gli Emirati Arabi, che gli ha consentito, fra l’altro, di svolgere il delicato ruolo di mediatore nel matrimonio tra le due compagnie aeree.

Esperienza nel mondo arabo ha già maturato anche Cassano, amministratore delegato del gruppo Grandi Navi Veloci fino ad agosto 2010 e prima ancora del gruppo Benetton. Utile ricordare a proposito il suo legame con la famiglia di Ponzano Veneto, azionista di Alitalia oltre che proprietaria di Adr, l’impresa che gestisce gli scali romani di Fiumicino e Ciampino. L’aeroporto di Fiumicino, è cosa nota, è la scelta privilegiata dalla Etihad che non è invece interessata a Malpensa. Con tutti i contrasti che ne derivano.

Contrasti che non mancano, anzi sono ancora più accentuati, anche sul fronte sindacale. La conferma dei 2.500 esuberi mette in allarme i sindacati che attendono di conoscere al più presto il piano industriale di Etihad. E nonostante non si annuncino barricate, si è fiduciosi in una trattativa. «E’ normale e ragionevole cercare un compromesso – ribadisce il segretario generale della Uil Luigi Angeletti -. Non è vero che non c’è una trattativa se no l’accordo si sarebbe fatto due mesi fa. Il fatto che stiamo ancora discutendo e stiamo trattando vuol dire che non si beve qualunque soluzione».

Eppure la realtà si prefigura decisamente più complicata, se si considera che Etihad non sembra affatto disponibile a discutere con le organizzazioni sindacali. Ha infatti posto come condizione che il negoziato sulle sforbiciate del personale sia condotto da Alitalia. È lo stesso ministro del Lavoro Poletti, peraltro, a sottolineare che una «discussione di merito ci sarà quando Alitalia e le parti discuteranno del piano». La compagnia araba punta a considerare strutturali gli esuberi totali: circa 1.600 sarebbero tra i lavoratori di terra e più o meno 800 tra il personale di volo.

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