Alfano taglia le scorte arriva il concorso spese

ANGELINO ALFANO 1

ROMA Sforbiciata in vista, nel segno della spending review, al costoso sistema delle scorte: a quei 255 milioni di euro circa che le auto blu con “angelo custode” al seguito costano sul bilancio dello Stato. Il taglio lo ha deciso il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ha inviato una direttiva a tutti i prefetti finalizzata proprio a razionalizzare un dispositivo che vede attualmente impegnati circa 3.000 uomini a protezione di un numero che oscilla intorno alle 500 personalità. Nella direttiva, come spiega il Viminale, si chiede ai prefetti di «rivalutare le procedure, operative e organizzative, del sistema di protezione e tutela delle persone esposte a specifico rischio». Ma anche l’eventualità di chiedere al protetto o alla sua amministrazione di appartenenza una sorta di «concorso nelle spese».

LE DISPOSIZIONI
In particolare, la valutazione sull’esposizione a «rischio potenziale» dovrà essere basata non su «generiche minacce o intimidazioni», ma sulla «motivata possibilità di compimento di azioni criminose dirette a ledere l’incolumità fisica del soggetto, in presenza di elementi informativi attendibili o episodi significativi di pericolo, ovvero alla particolare capacità offensiva dell’organizzazione criminale di riferimento». Tutto ciò, «ovviamente, mantenendo inalterata la soglia di attenzione verso le situazioni di esposizione a rischio e l’efficacia dei conseguenti dispositivi di protezione». Alla luce di questo, Alfano ha disposto «l’immediato avvio delle modifiche dell’assegnazione e gestione dei dispositivi di tutela». Modifiche che sono «dirette – sottolinea il Viminale – a evitare sprechi di risorse umane e finanziarie e ad assicurare, nel contempo, l’adeguata protezione di coloro che sono esposti a rischio e il riconoscimento del delicato compito del personale delle Forze di polizia quotidianamente impegnato in tali servizi».

LA NOVITA’
La direttiva prevede anche la possibilità di una sorta di «concorso spese» da parte di chi usufruisce della protezione, in termini di auto e conducente. E questo è un elemento decisamente nuovo, che probabilmente farà recedere parecchi dalla voglia di “protezione”. Ai prefetti, infatti, viene chiesto di «verificare il rigoroso rispetto delle modalità operative previste dalla normativa vigente, che stabiliscono l’accertamento della possibilità, per il tutelato o l’Amministrazione di appartenenza o di riferimento, di porre a disposizione delle Forze di polizia autovetture e autista». Con l’obiettivo finale di tentare di risparmiare denaro e anche auto.
A tutt’oggi, comunque, la sicurezza viene garantita a 263 magistrati, la metà dei quali si trova in Sicilia e Calabria, a 90 parlamentari e uomini di governo, a 21 sindaci e governatori regionali, a 21 ambasciatori e otto tra sindacalisti e giornalisti. Diciassette di questi, poi, hanno diritto alla scorta massima, ovvero a due o tre auto blindate con oltre otto agenti in dotazione. Altri 82 hanno una doppia macchina con sei uomini armati, mentre 312 circolano su un’auto corazzata con due agenti. Vettura normale più un uomo o due militari, invece, per altre 174 personalità. Se si specifica che tra questi godono della protezione anche tantissimi esponenti della vecchia Repubblica, oppure autorità ormai in pensione, c’è da credere che i prefetti potranno ampiamente ridurre le cifre e gli uomini destinati al servizio. Inoltre, lo stesso Copasir, il Comitato di controllo parlamentare sui servizi segreti, da tempo lamenta una carenza di organico tra gli 007, perché cento di questi sono impiegati per la sicurezza dei politici.

LA LEGGE
Mettere qualcuno sotto scorta, comunque, non è una decisione affidata al singolo. C’è una precisa legge, la numero 133 del 2 luglio del 2002, che ha affidato all’Ucis (Ufficio centrale interforze per la sicurezza nazionale), il compito di valutare le posizioni a rischio e di disporre le direttive per la tutela. In questa legge è contenuto anche il comma tre dell’articolo 1 secondo il quale: «Per specifiche circostanze e casi determinati il presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa con il ministro dell’Interno, può definire modalità differenziate in ordine alla tutela e alla protezione di cui al comma 1. Una disposizione in base alla quale il premier uscente, a esempio, può continuare a tenersi la mega scorta. Come è successo nel 2006 quando Silvio Berlusconi, in attesa di cedere il suo posto a Prodi, ha mantenuto la protezione di 31 uomini e 16 macchine, in qualità di ex capo del governo.

IL MESSAGGERO