Alfano sfila un senatore a Berlusconi

ANGELINO ALFANO 4

Shopping e contro-shopping. E’ il mercato di Palazzo Madama. Io strappo a te il senatore D’Alì, tu strappi a me il senatore Langella. Tra Berlusconi e Ncd ormai funziona così. Ieri Pietro Langella – in forza ai Gal, succursale di Forza Italia in Senato – è migrato nel Nuovo Centrodestra. Che in questa maniera, dopo aver perduto l’altro giorno il trapanese D’Alì, torna a quota 32 senatori. Ora, nel gioco dell’alternanza, tocca a Berlusconi battere un altro colpo. Chi sarà il prossimo alfaneo a «tornare da papà», cioè da Silvio come dice Silvio? In pole position ci sarebbe un senatore calabrese, Stefano Antonio Caridi. E poi? Giuseppe Esposito viene dato per partente. Ma Berlusconi sta chiamando un po’ tutti, e a molti di loro fa una telefonata fotocopia: «Tu sei l’unico senatore Ncd che io vorrei recuperare….». Per farci che cosa non è difficile da capire. Non certo per dare una spallata a Renzi. Anzi, «Matteo deve continuare a governare, gli italiani vogliono lui e noi non possiamo andare contro il volere della gente», spiega l’ex Cavaliere. Però i numeri della maggioranza in Senato sono quelli che sono, minimi, e bastano sette o otto onorevoli sottratti all’area di governo e portati sotto le insegne azzurre, e l’esecutivo finisce sul filo della sopravvivenza. A quel punto, forte di un gruppo più numeroso a scapito degli alfanei, Berlusconi avrebbe più forza per contrattare con Renzi, per condizionare Renzi, per appoggiare Renzi in qualche caso e sempre a detrimento dei centristi diventati più deboli. Riuscirà questa operazione a Silvio? «Prima queste cose gli riuscivano meglio», osserva Alfano: «Adesso raccoglie davvero pochino».
IL RATTO

Oltre che indebolire il «traditore Angelino» – su cui Francesca Pascale è durissima: «Se Forza Italia si allea con lui, anche in un solo posto, sia pure a Canicattì, io lascio il partito» – l’operazione berlusconiana denominabile Ratto degli alfanei presenta anche dei risvolti interni agli azzurri di questo tipo. Berlusconi, per indebolire Raffaele Fitto, punta a fare il pieno in terra di Puglia. A strappare senatori Ncd della regione di Fitto, per togliere al suo oppositore interno più voti e più potere possibile. Dunque, insieme ad Antonio Azzollini, potente presidente della commissione Bilancio del Senato, e pugliese, Berlusconi mira ad avere nelle proprie file un altro senatore alfaneo carico di consensi sul territorio: Massimo Cassano. Non solo. C’è in atto l’operazione Mauro, di cui l’ex ministro e attuale senatore dice: «Io non ne so niente». Si tratterebbe di sfilare Mario Mauro ai Popolari per l’Italia di cui è presidente, e riportarlo a casa azzurra offrendogli al candidatura a governatore della Puglia, di cui egli è originario. Mauro ieri ha detto – a proposito della formazione dei gruppi unici tra Ncd, Udc, Scelta civica e Popolari per l’Italia che sarebbe la risposta di Alfano e degli altri contro l’appiattimento su Renzi e contro le incursioni berlusconiane – che «se si vuole fare un soggetto nuovo dei moderati si deve dialogare anche con Forza Italia». A Piazza in Lucina, sede azzurra, queste parole sono suonate come un’apertura importante. L’altro senatore dei Popolari, Tito Di Maggio, ha votato «no» alla fiducia al governo sul Jobs Act, in linea con i berluscones e non con il gruppo di appartenenza. Un segnale anche questo?
UNA TANTUM AZZURRA

Nei prossimi giorni il gruppo dei centristi nascerà – e verranno votati i due capigruppo: quello del Senato dovrebbe essere Schifani – e anche le liste per le elezioni regionali saranno comuni tra Ncd e Udc. Intanto in Forza Italia, per evitare i licenziamenti del personale del partito, la tesoriera – lei si autodefinisce scherzosamente «la debitiera» – Maria Rosaria Rossi ha chiesto una ”una tantum” volontaria, cinquemila euro, diecimila o sperabilmente anche di più, ai parlamentari. Molti dei quali non versano soldi al partito e vorrebbero continuare a non farlo, mentre quelli che già danno quattrini ora sono costretti a nuovi sacrifici. E qualcuno di loro bonfonchia non contro la Rossi ma contro i colleghi tirchi e probabilmente recidivi.

Il Messaggero