Alfano: «Basta giocare con Roma. Così salveremo il Giubileo»

++ PDL:ALFANO,NESSUNA DIASPORA DOPO BERLUSCONI ++

Ministro Alfano, se e quando il sindaco Marino lascerà il Campidoglio, lei per legge dovrà indicare il nome del commissario che governerà Roma fino alle elezioni. Si è già fatto un’idea?
«Chiaramente ho in mente una serie di possibilità che sottoporrò al premier e al governo, ma è evidente che tutto è prematuro. Si deve ancora consolidare l’iter delle dimissioni di Marino che, ad oggi, non risultano ancora presentate».
Il sindaco dovrebbe lasciare domani, ma le dimissioni non sono state ancora messe nero su bianco.
«E’ un comportamento incredibile e ingiustificabile. Qui si sta parlando della Capitale d’Italia e ci vorrebbe maggiore rigore e decisamente maggiore serietà. Perché ci si può dimettere o non dimettere, ma si deve dire chiaramente qual è la scelta. Non si può lasciare la Capitale in sospeso e nella massima incertezza, per giorni, alla vigilia del Giubileo. E questo mentre l’obiettivo di tutti dovrebbe essere invece quello di lavorare al meglio per garantire che tutto vada nella direzione dell’efficienza».

Marino minaccia anche di aprire le sue “agende colorate”, dice che senza di lui tornerà la mafia a Roma. Cosa ne pensa?
«Mi pare presuntuoso e irrealistico affermare di essere l’unico tutore della legalità di una grande comunità come quella della Capitale. E lo è ancora di più, visto che solo pochi mesi fa il governo ha lasciato in vita l’amministrazione capitolina, sottoponendola però a obblighi di collaborazione con il prefetto di Roma proprio perché la situazione era border line. In più affermare che dopo di lui torna la mafia, è inaccettabile per chiunque sarà il successore che il popolo romano sceglierà».

Dimentica le ”agende colorate”.
«Mi auguro, parlando del sindaco di Roma, che Marino non abbia davvero affermato certe cose o avanzato quelle minacce. Sul piano politico e morale dire certe cose solo quando ci si dimette, significa affermare implicitamente che non le si è volute dire fin qui solo per ragioni di potere. E che, perso il potere, si perde anche il vincolo del silenzio. Mi auguro che non sia così, perché se fosse vero sarebbe gravissimo. Marino non giochi sulla pelle di Roma».

Torniamo alla questione del commissario, per quel delicato incarico si fanno molti nomi: da Cantone a Sabella, da Frattasi a Carpino, da Morcone a Vulpiani… Qual è quello giusto?
«E’ vero, ci sono molti nomi validi sul campo. Sceglieremo quello che potrà assicurare, in pieno raccordo con il governo, una buona amministrazione e una perfetta efficienza in vista del Giubileo. E’ chiaro che ci sarà piena collaborazione tra l’esecutivo e il futuro commissario di Roma».

C’è chi, come il capogruppo del Pd Luigi Zanda, proprio in ragione del Giubileo propone uno slittamento delle elezioni. E’ d’accordo?
«La valutazione di opportunità politica andrà fatta al momento giusto. Intanto occorre sottoporsi a regole e leggi. Sottolineo che lo slittamento si sarebbe verificato qualora avessimo assunto la decisione di sciogliere il Comune di Roma per mafia alla fine di agosto: il termine del commissariamento sarebbe stato di 18 mesi, prorogabile, e si sarebbe travalicato il Giubileo. Adesso per procedere a un rinvio delle elezioni ci vorrebbe una legge».

E lei sarebbe d’accordo?
«Sono il ministro dell’Interno e il mio compito non è pensare a leggi per rinviare le elezioni, ma quello di assicurare la tempestività dell’intervento commissariale quando arriverà il momento».

Tecnicalità a parte, tra poco il suo partito dovrà decidere cosa fare alle elezioni. Ha già un candidato?
«Per ora è meglio fermarsi al metodo: occorre guardare con attenzione a tutti i movimenti civici che stanno nascendo in Italia e che hanno dato, come a Venezia con Brugnaro, la prova di poter essere vincenti».

Dunque non è interessato a un’alleanza con il centrodestra?
«No, se nel centrodestra ci si mette anche Salvini. Il capo della Lega vuole uscire dall’Europa, dall’euro e avrebbe condotto l’Italia alla vergogna se fosse stato lui al Viminale nella gestione della vicenda dell’immigrazione: avrebbe trasformato il Mediterraneo in un mare di morte. Questo è lepenismo, è ultradestra, Salvini è estraneo ai valori del centrodestra. A Roma ci vuole qualcosa al di fuori degli schemi tradizionali».

Alcuni renziani, vista le difficoltà del Pd a Roma, suggeriscono di sostenere Marchini. Può essere la Capitale il laboratorio del Partito della Nazione?
«Entrare nelle dinamiche del Pd è molto complesso, anche perché con il meccanismo delle primarie complicano le loro scelte. Ma di certo sta succedendo qualcosa di davvero nuovo: la parte del Pd vicina a Renzi ha compreso che andare dietro alla vecchia sinistra significa tornare alle vecchie sconfitte. Il Pd, che ha avuto finora il governo della città, dovrà compiere una scelta. Noi invece dobbiamo cominciare da subito a individuare una personalità civica, non espressione dei partiti, sulla quale convergere».

Marchini?
«Abbiamo sempre valutato positivamente sia la sua esperienza in Consiglio comunale, sia ciò che Marchini può rappresentare. Ci riuniremo e decideremo. Lo schema deve essere quello adottato per Venezia, evitando che i partiti mettano il cappello su una candidatura che deve essere, e restare, civica».

Domani vedrà Renzi per parlare di unioni civili. Cosa gli dirà?
«Che questa legge non è un’emergenza nazionale e ribadirò le nostre posizioni di sempre. Come la gran parte degli italiani vogliamo una buona legge che dia maggiori diritti anche alle coppie dello stesso sesso, ma il punto decisivo è quello della genitorialità delle coppie omosessuali. Comprendiamo il desiderio di genitorialità, ma deve prevalere – come pensano tre italiani su quattro – il diritto del bambino ad avere un papà e una mamma. Nella riforma non ci devono essere norme che diventino il veicolo per l’adozione. Anzi, dobbiamo rendere reato universale la promozione, l’organizzazione e l’utilizzazione della maternità surrogata con l’utero in affitto».

Su questa materia il governo rischia?
«Il premier conosce benissimo la nostra posizione. Il disegno di legge presentato dal Pd rende le unioni civili troppo prossime al matrimonio e perciò esposte a una immediata e pericolosa deriva giurisprudenziale. Il timore è che ci sia qualche grimaldello per un’equiparazione al matrimonio che porti anche all’adottabilità. Nessuno vuole negare i diritti, soprattutto patrimoniali, agli omosessuali. Ma, ripeto, ogni bambino deve avere un papà e una mamma».

Il Messaggero