Alemanno, i pm: soldi in Argentina non c’è riscontro L’indagine prosegue

Campidoglio - Incontro tra il ministro Profumo e il sindaco Alemanno per la firma del protocollo d'intesa sull'utilizzo dei beni confiscati alla criminalita' organizzata a Roma

Le intercettazioni di Luca Odevaine, nelle quali l’ex capo della polizia provinciale di Roma parla di almeno quattro viaggi in Argentina di Alemanno con valige piene di contanti, sono agli atti. Al momento, però, la procura ha accertato un solo viaggio compiuto dall’ex sindaco in Argentina, senza alcun riscontro di trasferimento di soldi. Le indagini sono in corso. Millanterie, secondo l’ex sindaco, «balle». Alemanno ieri ha ricostruito una storia diversa: «In Argentina negli ultimi 20 anni ci sono stato una sola volta, in vacanza con la mia famiglia e alcuni amici. L’idea che mio figlio, allora minorenne, e io ci recassimo dall’altra parte del mondo per portare soldi, non soltanto può apparire folle a qualsiasi giudizio equilibrato, ma è facilmente riscontrabile attraverso i nostri passaporti. Infatti gli inquirenti, dopo le opportune verifiche, avevano scartato questa pista. Non soltanto non ho mai portato un euro fuori dalle frontiere ma ho dovuto, come più volte spiegato, vendere una casa e accendere un mutuo per pagare i debiti della mia campagna elettorale».
BRACCIO DESTRO DI VELTRONI
Alemanno, indagato per associazione mafiosa, considera Odevaine, ora in carcere, parte ostile: «Era il braccio destro di Veltroni e l’ho allontanato dall’amministrazione. Non ha mai avuto a che fare con me». L’ex sindaco spiega di non aver mai conosciuto Massimo Carminati, ma anche di aver provato a mettere in sicurezza la sua amministrazione: «Carminati è più Banda della Magliana che politica e io non l’ho mai conosciuto. Che era ancora in circolazione l’ho letto sull’Espresso, un anno e mezzo fa, e ho messo in guardia i miei collaboratori. Mi hanno giurato che non avevano a che fare con lui». Discorso diverso, invece, per l’uomo delle cooperative Salvatore Buzzi: «Tutti avevano rapporti con lui, era una persona al di sopra di ogni sospetto, capofila delle cooperative sociali. Aveva i titoli per parlare con le istituzioni. Anche altre giunte erano in contatto con lui, semmai noi lo avevamo ridimensionato».
ALTRE INTERCETTAZIONI
Distinguere la posizione di Carminati da quella di Buzzi sarà senz’altro una mossa strategica della difesa di coloro che, nel mondo delle istituzioni, sono venuti in contatto con quello che gli inquirenti considerano il responsabile economico del Cecato. Era Buzzi, infatti, ad agire in nome e per conto di Carminati. Alemanno lo sapeva? Da questo dipende la rilevanza probatoria delle intercettazioni agli atti dell’inchiesta. In una del dieci maggio scorso, ad esempio, Buzzi parla con Alemanno delle europee. «Devo fare delle telefonate? devo fare qualcosa?», chiede l’ex sindaco. Buzzi lo rassicura: «no, no, no, tranquillo. Ora manderemo a Milardi l’elenco di persone, «nostri amici del sud, che stanno al sud, che ti possono dare una mano co’…parecchi voti». Alla moglie, Alessandra Garrone, Buzzi spiegherà di aver fornito ad Alemanno i nomi di alcuni pregiudicati delle cooperative 29 giugno: «come dai una mano ad Alemanno? Dandogli i nomi di 7-8 mafiosi che c’avemo in cooperativa e gli danno una mano…». E in un’altra intercettazione del 10 gennaio 2013, Fabrizio Franco Testa dice a Carminati: «sto andando dal piccolo grande capo, quello piccolo di statura.. che prima di domani mi vuole incontrare…». I carabinieri del Ros annotano: il «piccolo grande capo» sarebbe Alemanno.
«Non si può pensare che un sindaco conosca tutto dei suoi collaboratori, esistono anche i collaboratori infedeli. Lo stesso problema ha avuto Veltroni con Odevaine, o Marino con il dirigente della direzione Trasparenza Italo Politano. Vediamo come andrà l’inchiesta. Se le accuse risultassero vere – dice Alemanno – vorrà dire che sono stato tradito anche io. Un fatto gravissimo, ma almeno circoscritto a un solo comparto dell’amministrazione, quello delle cooperative sociali, lasciando fuori i grandi appalti dell’urbanistica e dei lavori pubblici».

Il Messaggero