“Al Teatro dell’Orologio: La Belva e la Bestia”

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Rimanere colpiti da un testo non è cosa da poco in un momento epocale dove tutto appare piatto e poco originale.
“La belva e la bestia”, in questi giorni al Teatro dell’Orologio (Sala Gassman), è un piccolo, grande spettacolo dove sono evocati i tanti sentimenti dell’animo umano.
Molte le sfaccettature che Massimo Corvo, autore dell’assunto (in collaborazione con Daniele Esposito e Gabriele Galli) mette in atto per sorprendere lo spettatore.
Ci riesce alla perfezione, grazie alla forza recitativa e alla sua voce strabiliante (doppia Sylvester Stallone).
Nella discesa agli inferi di un uomo ormai piegato dagli eventi del destino, l’accompagna la figura femminile di Annabella Calabrese, qui alla sua prima vera prova d’attrice.
In questo caso nel ruolo di Chiara, riesce a donare la provocatoria ironia e la rabbia inespressa in una ragazza benestante, insoddisfatta dalla figura paterna e dalla mancata affettività.
Il luogo dove avviene l’incontro tra Bestia e Chiara potrebbe essere una caverna dove non c’è mai la luce e dove l’unica possibilità per averla sono i ricordi, quei ricordi che fanno male, ma che tengono in vita la speranza di un sentimento ritrovato.
L’uomo piegato dagli eventi, imprigiona nella sua falegnameria la giovane donna, la droga, vorrebbe raggiungere il suo intento per risolvere la sua critica posizione, ma qualcosa lo ferma, non è poi così spietato come vorrebbe apparire e la ragazza lo porta ad una riflessione e ad una rivelazione di sé, rompendo il suo ostracismo.
Tutto cambia e si risolve come la vita, o per meglio dire come in un film o in un racconto, dove tutto è possibile se la fantasia si accompagna alla realtà colorandola con la parte grottesca per mitigarne la drammaticità. E’ quello che succede nella pièce, dove alla fine un colpo di scena porterà la soluzione al dramma.
Sarebbe inopportuno svelare ciò che avviene, il bello della diretta non si può rivelare, ma solo vedere.
Massimo Corvo ce lo serve su un piatto d’argento, coadiuvato da una buona compagna di scena, dotata di una voce forte e viscerale che alterna la purezza infantile a quella di un animale ferito. In questo caso si potrebbe dire buona la prima, nei riguardi di Daniele Esposito al suo esordio registico, che accompagna con estro due forti e stentorei compagni di scena.
Da vedere fino al 27 aprile.

Paola Aspri