Agnelli rifiuta la stella

agnelli_conte

TORINO Vincere non basta, quando si può stravincere. Così, il giorno dopo la vittoria dello scudetto, Andrea Agnelli approfitta di un’occasione speciale – la presentazione della «Unesco Cup», match a scopo benefico tra le grandi leggende della storia recente di Juventus e Real Madrid in programma il 2 giugno allo Stadium – per rimarcare una volta di più la differenza tra la Signora e il resto della concorrenza italiana: «Anche se la contabilità ufficiale dice che sono trenta, per noi gli scudetti vinti dalla Juventus sono trentadue. Per questo non metteremo sulle prossime maglie la terza stella, che comparirà soltanto quando le altre squadre metteranno la seconda: lo faremo per rimarcare la differenza tra noi e loro». Volendo, trattasi anche di un ripasso di una celebre frase pronunciata da suo zio, l’Avvocato: «La vera gara tra noi e le milanesi sarà tra chi arriverà prima – aveva detto – Noi a mettere la terza stella, loro la seconda».

Avanti così, allora. Con Inter e Milan fermi a 18 e la Juve issatasi a 30 secondo la giustizia sportiva, a 32 secondo Agnelli e il suo popolo. «Abbiamo appena scritto una pagina importante della nostra storia. È difficile trovare un aggettivo per raccontare quanto è stato fatto: sono estremamente orgoglioso, ma anche consapevole che oggi si è chiuso un capitolo. Di fatto, stiamo già lavorando per la prossima stagione, perché conta quello che deve ancora succedere e non quello che è già successo». È la ricetta dei tanti successi, inutile sottolinearlo ancora. Con Nedved che ha rilanciato, sulla stessa falsariga: «Siamo già al lavoro in vista di quello che sarà. Sappiamo dove possiamo migliorare, anche se non sarà assolutamente facile perché la nostra rosa è già molto competitiva. Quest’anno abbiamo fatto un passo avanti anche in Europa: i nostri giocatori escono rinforzati dall’esperienza in semifinale di Europa League. Pogba? Decidono i giocatori, ma la nostra intenzione è quella di tenerlo il più a lungo possibile. Ho detto a Mino Raiola (ex procuratore dello stesso ceco, ndr) di lasciare Paul ancora un po’ qui con noi. Non è il momento di pensare ai soldi, ma alla crescita del ragazzo». Anche perché il bottino è comunque garantito ancora per chissà quanti anni, vista l’età del francese e la possibilità che l’attuale contratto (scadenza 2016) venga allungato un paio di stagioni oltre il 2016 a cifre intorno ai 4 milioni annui.

Nel frattempo, forse già oggi ci sarà il colloquio tra Conte e la dirigenza. Non ci si aspettano colpi di scena clamorosi: il matrimonio dovrebbe durare oltre il 2015 – almeno un altro biennio – con emolumenti che passerebbero dagli attuali 3,5 milioni a quasi 5. Quanto al mercato, nel mirino ci sono un paio di esterni offensivi (Nani il più raggiungibile), Lulic e Coentrao (vicinissimo), Sanchez e un difensore centrale: se il sacrificio di Pogba non sarà necessario, tanto meglio. Quanto a Juve-Atalanta, contava poco o nulla se non per mantenere in vita la possibilità di aggiornare altri record mettendo ancor più nel mirino quota 100: con una squadra zeppa di rincalzi o quasi (Storari, Ogbonna, Padoin, Peluso, Osvaldo e Giovinco) e uno stadio zeppo di tricolori (con uno striscione che rendeva «onore ai caduti di Superga», un altro che parlava di «rispetto uguale per tutti, onore solo per i caduti bianconeri»), i bianconeri sono andati vicino al gol con Giovinco, Osvaldo e Quagliarella. Alla fine però ha segnato Padoin, gregarione che tanto piace a Conte: i punti in classifica sono adesso 96, l’Inter di Mancini 2006/07 sta appena un gradino più su e la tripla cifra è del tutto raggiungibile.

Domenica, per dirla con Chiellini, gitarella a Roma e c’è da scommettere che gli uomini di Conte (compreso Pepe, in campo nel finale dopo un’infinita serie di infortuni) non regaleranno nulla nemmeno lì.

IL TEMPO