Aggiornamento del Def, battute finali in Parlamento. Maggioranza: “Sgravi selettivi su contributi”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
07-10-2014 Roma
Politica
Camera dei Deputati - Asia-Europe Partnership Meeting 
Nella foto Il ministro Pier Carlo Padoan ha aperto la sessione sulle strutture di governance economica e finanziaria

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
07-10-2014 Roma (Italy)
Chamber of Deputies - Asia-Europe Partnership Meeting 
In the photo Pier Carlo Padoan

Battute finali per licenziare la Nota di aggiornamento del Def in Parlamento, prima che il cantiere dei lavori si concentri sulla definizione della Manovra per il prossimo anno (sabato è previsto il relativo Cdm). La commissione Bilancio del Senato ha concluso la discussione relativa e affidato il mandato al relatore per riferire positivamente in Aula; quella della Camera ha dato il suo via libera e si aspetta ora l’esame di Montecitorio.

Il testo è stato caratterizzato dal dibattito tra Ufficio Parlamentare di Bilancio e governo sulle stime della crescita del Pil per l’anno prossimo (+1% per l’esecutivo, troppo ottimistico per l’Authority dei conti pubblici), che si inscrive nella costruzione della prossima legge di Bilancio, la ex Stabilità. Sabato si terrà il consiglio dei Ministri per la sua scrittura, per poi arrivare alla trasmissione al Parlamento entro il 20 del mese. Intanto, entro lunedì, andrà a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio. Su questi dovrà arrivare una nuova verifica da parte dell’Upb, con la possibilità di valutare compiutamente anche gli ultimi aggiustamenti introdotti con la legge di Bilancio e con un punto fermo sull’obiettivo di indebitamento del Tesoro. Alla base della Nota di aggiornamento, infatti, il governo indica una stima del 2% tra deficit e Pil per il prossimo anno, ma nella Manovra potrà chiedere di salire al 2,4% cercando di spuntare a Bruxelles un via libera legato ai costi straordinari per migranti e messa in sicurezza anti-sismica del Paese. Una volta che tutti i pezzi saranno sistemati, l’Ufficio guidato da Giuseppe Pisauro potrà bocciare o promuovere la legge di Bilancio: nel primo caso, sarebbe certo un biglietto da visita poco rassicurante in vista della trincea di Bruxelles sulla flessibilità.

Intanto, nella risoluzione di maggioranza alla Nota di aggiornamento al Def, si chiede al governo di valutare di innalzare fin da subito, dall’invio del Documento programmatico all’Ue “l’obiettivo di indebitamento netto per il 2017 fino a un massimo dello 0,4% del Pil al fine di approntare strumenti anche eccezionali per mettere in sicurezza territorio, patrimonio abitativo, infrastrutture scolastiche e affrontare il fenomeno migratorio, ferma restando una valutazione prudenziale della crescita del Pil”. Ancora, come ha spiegato il capogruppo Pd in commissione Bilancio al Senato, Giorgio Santini, si chiede di puntare a forme selettive di sgravi contributivi nel 2017, riferiti a donne, giovani, disoccupati di lunga durata, lavoratori del Mezzogiorno. Dal 2018, per il triennio successivo, la richiesta è di prevedere un’uscita dalle politiche di incentivazione a favore di una riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo. Si prevede poi di innalzare la no tax area per i redditi da pensione, prevedere il cumulo gratuito dei periodi contributivi, forme di sostegno all’uscita flessibile dal mercato lavoro, l’aumento dei trattamenti pensionistici di importo basso, le misure in favore dei lavoratori precoci e usuranti, la flessibilità della previdenza complementare e il rinnovo dei contratti della Pa. In agenda per la Manovra si richiede anche di mettere misure per le famiglie in difficoltà con figli a carico.

Nel passaggio in commissione Finanze al Senato, i senatori avevano già allegato al loro parere favorevole la richiesta di vigliare sulle banche e sul ribaltamento dei costi legati al salvataggio di alcuni istituti sui correntisti. Per quanto riguarda la disattivazione delle clausole di salvaguardia, che pesa oltre 15 miliardi per il 2017, chiedono poi di procedere con una “tax expenditure mirata”.

Gli interventi della Manovra. Proprio in vista della scrittura della Finanziaria, e in considerazione del suo imprescindibile impatto sul quadro programmatico per il 2017, nell’audizione di martedì sera al Parlamento il ministro Pier Carlo Padoan ha portato una sintesi degli interventi in rampa di lancio e dei loro effetti macro. E’ la lista dei provvedimenti della legge di Bilancio che permette al governo di stimare una crescita di 0,4 punti superiore a quanto accadrebbe senza nessuna nuova disposizione.

La manovra lorda vale 24,5 miliardi e prevede coperture per 18,3 miliardi, con 8,5 miliardi di nuove entrate da recuperare con lotta all’evasione, rimodulazione dell’Ace (aiuto alla crescita economica) e di altre tasse, e riedizione della voluntary disclosure.

Alla voce dei provvedimenti di supporto alla crescita vanno in primis la disattivazione delle clasuole di salvaguardia, per la quale servono 15,1 miliardi nel 2017 (fatto salvo il loro ripresentarsi per circa 20 miliardi l’anno negli anni successivi): porta 0,3 punti di maggior crescita, secondo il governo. Il pacchetto competitività (credito d’imposta, superammortamenti) vale 0,1 punti di Pil e costa poco meno di 350 milioni quest’anno, quello per lo sviluppo (investimenti pubblici, rifinanziamento Sabatini, bonus ristrutturazioni e interventi anti-sismici) costa 3,8 miliardi e porta 0,2 punti di Pil. Sempre secondo lo specchietto di Padoan, le misure per previdenza, sostegno alle famiglie e rinnovo dei contratti della Pa possono portare un altro 0,1 punti di Prodotto, al costo di 3,1 miliardi per quest’anno. Tra le variabili “recessive” per il Pil, invece, si scorgono i tagli
di spesa per 2,6 miliardi (-0,2 punti) e le nuove entrate fiscali (-0,1 punti). Sottraendo questi punti ai precedenti, accrescitivi, si ottiene proprio quel +0,4 punti di scarto tra il quadro tendenziale e il programmatico, che non ha convinto l’Upb.

La Repubblica