Agevolazioni fiscali, tagliando annuale lente su 260 miliardi di sconti d’imposta

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Il governo riapre il cantiere delle tasse sulla casa. Nel Programma nazionale di riforma, il documento che accompagna il Def e che sarà esaminato dal consiglio dei ministri di martedì prossimo, un capitolo è dedicato alla «revisione del prelievo locale». Il sottotitolo, da solo, è tutto un programma: «verso un assetto stabile e semplificato». Una precisazione non secondaria, visto che si tratterebbe della terza riforma in quattro anni. Il Programma del governo parla in maniera generica dell’introduzione «di una nuova Local tax, che unifichi Imu e Tasi e semplifichi il numero delle imposte comunali, mediante un unico tributo/canone in sostituzione delle imposte e tasse minori e dei canoni esistenti». Alla revisione del sistema dell’imposizione locale sta lavorando da tempo un tavolo tecnico. Il punto di partenza, attorno al quale è aperto il confronto anche con i Comuni, prevede per la Local tax, così come era per l’Imu, un’imposizione differenziata delle aliquote su prime e seconde case. Per le abitazioni principali le simulazioni avevano già portato ad ipotizzare un prelievo base del 2,5 per mille, in pratica equivalente a quello dell’attuale Tasi. Ma a differenza di quest’ultima, verrebbe introdotta una detrazione fissa «nazionale» di 100 euro, mentre adesso i Comuni possono decidere ognuno per suo conto gli sconti da applicare ai propri cittadini, con la possibilità in questo caso di elevare l’imposta fino al 3,3 per mille. Sulle seconde case, invece, le simulazioni effettuate al tavolo tecnico hanno ipotizzato un prelievo massimo del 12 per mille, contro l’attuale 11,6 per mille. Scomparirebbe però la Tasi, che pesa tra il 10 e il 30 per cento dell’imposta, a carico degli inquilini. La semplificazione principale, invece, riguarderebbe l’invio di un bollettino precompilato per il pagamento dell’imposta.
Uno dei punti più delicati di dibattito tra governo e Comuni, è il destino invece dell’addizionale Irpef destinata ai bilanci dei sindaci che vale oltre 4 miliardi di euro. Il governo vorrebbe inglobarla nell’Irpef nazionale, lasciando in cambio ai Comuni il gettito dell’Imu sui capannoni industriali che vale più o meno lo stesso gettito. Ma su questo ci sono forti resistenze dei sindaci che dovrebbero rinunciare ad una tassa costantemente in crescita e di facile gestione, per una più incerta nell’ammontare annuo e non sempre facile da riscuotere.
LE ALTRE MISURELa revisione della tassazione sulla casa è solo un tassello del Documento di economia e finanza del governo. Punto centrale è il piano da 15 miliardi in due anni, 10 nel 2016 e altri 5 nel 2017, che dovranno arrivare dai tagli di spesa e dalla revisione degli sconti fiscali per evitare che dal primo gennaio del prossimo anno scatti l’aumento di due punti percentuali dell’Iva. Il programma del governo prevede che ogni anno, insieme alla legge di stabilità, venga effettuato una sorta di tagliando annuale degli sconti fiscali, quella giungla di 720 agevolazioni che il gruppo di lavoro guidato dall’attuale consigliere di Pier Carlo Padoan, Vieri Ceriani, aveva quantificato in 260 miliardi di euro annui. La loro revisione diventerà «strutturale». Così come diventerà «permanente» anche la spending review che sarà inserita nella programmazione di bilancio. Secondo le previsioni contenute nel documento, nel 2016 ci saranno tagli di spesa pari a 0,45 punti di Pil. Significa, in pratica, che i risparmi preventivati sono di circa 7 miliardi di euro. Gli altri tre miliardi, per differenza, dovrebbero arrivare dalla revisione degli sconti fiscali. L’aumento dell’Iva, tuttavia, vale più di 16 miliardi. Altri 4-5 miliardi il governo mette in conto di recuperarli grazie ai minori interessi sul debito pubblico dovuti al calo dello spread. Risorse aggiuntive, poi, potrebbero arrivare lasciando l’asticella del deficit al 2,6 per cento nonostante la previsione di un Pil leggermente migliore, tra lo 0,7 e lo 0,8 per cento. Stessa strategia che si pensa di utilizzare per l’anno prossimo, quando il deficit dovrebbe essere fissato all’1,8%, scelta che potrebbe aprire la strada alla richiesta di fare slittare ancora il pareggio di bilancio (al momento fissato al 2017). Di certo si punta a un biennio «espansivo», come ha chiarito lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. E senza abbandonare la via del consolidamento della finanza pubblica, si cercherà di creare tutti gli spazi di manovra possibili per sostenere la ripresa. Il documento, poi, conferma una previsione di proventi da privatizzazioni per 10 miliardi l’anno. Quest’anno, dopo la vendita del 5% di Enel e oltre alla quotazione di Poste e di Enav, ci sarà il trasferimento di Stm al Fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti.

Il Messaggero